«Anche Oronzo Canà con il 5-5-5 e la bi-zona avrebbe battuto la Svezia e ci avrebbe portato al mondiale». Lino Banfi è amareggiato come tutti gli italiani per l'incredibile disfatta di San Siro, il maledetto 0-0 che ci terrà fuori dopo 60 anni dal Campionato del Mondo. Un'onta incancellabile che il grande attore pugliese commenta per "Il Romanista". Lo incontriamo nel suo negozio-bistrot («scriva bene, non vorrei che capissero "bistronzo"») aperto da poco più di un mese alle spalle del cinema Adriano, in Via Giuseppe Gioachino Belli 116 nel cuore di Prati, «si chiama "Orecchietteria", con prodotti tipici pugliesi e marchi dop e igp della Puglia».

Lino, partiamo da Italia–Svezia.

«Una sciagura. Anche Oronzo Canà avrebbe fatto meglio. È un momento brutto e triste per lo sport. Io credo che oltre a quella di Ventura salteranno altre teste. Ognuno si renderà conto del danno che è stato fatto all'immagine dell'Italia nel mondo. Oltre ovviamente per la delusione arrecata a tutti gli italiani».

Era così difficile battere la Svezia?

«Non credo. Ma voglio essere una voce fuori dal coro, mi permetta di dire una cosa».

Prego.

«Anche i giocatori hanno le loro responsabilità. Io con il sangue negli occhi ho visto solo De Rossi, che però stava in panchina, e Florenzi, il migliore in campo e l'unico ad essere pericoloso con i suoi tiri e le sue incursioni. Non per difendere i romanisti. Ma i giocatori non mi sono sembrati abbastanza avvelenati. E più che i senatori c'è da capire se tanti giocatori che erano in campo e nella rosa meritassero di indossare quella maglia».

Quindi scagiona in parte Ventura, o quanto meno lo solleva dalla totalità delle responsabilità?

«Poverino, ce l'hanno messo. Ha cercato di fare del suo meglio. C'era un problema di gruppo evidente. Alla Nazionale io ci metterei un ex campione che sa cosa significhi giocare ad alti livelli, che abbia la mentalità vincente ed esperienza internazionale».

Mi faccia un nome.

«Perché non Francesco Totti? Seduto in tribuna come dirigente, con quella cravatta allentata, mi fa tanta tenerezza. Sarebbe all'altezza di guidare la Nazionale, non ho dubbi. Totti è un ragazzo di campo, un grande campione, grande esperienza da vendere. Ha tanto da insegnare e sarebbe perfetto per ripartire».

Il suo "Allenatore nel Pallone" è il dvd più venduto in Italia.

«2 milioni e 200 mila copie vendute. E agli attori non va nemmeno un centesimo. Le sembra giusto? A me no, e non lo dico solo per me, ma soprattutto per tanti attori meno fortunati che, con dei minimi diritti d'autore sullo sfruttamento delle opere, avrebbero campato in modo dignitoso fino alla fine. Sono stati artefici di quei successi ma niente. Penso alla mia amica Laura Antonelli e a tanti altri meno noti che avrebbero vissuto in condizioni meno miserabili».

D'accordissimo. Ci regali un aneddoto di quel mitico film.

«Fui molto colpito ed onorato dell'amicizia che nacque con Enzo Bearzot. Mi telefonava divertito per quel film. Fu il capolavoro del trash. E forse qualche verità, specie sul calciomercato, l'abbiamo detta. Bearzot, era un papà amato e stimato da tutto il gruppo, sapeva come farsi ascoltare e farsi volere bene. Era "anziano" come Ventura ma sapeva fare il commissario tecnico motivando e tenendo unito tutto l'ambiente. Mi ricordo un giorno che mi invitò per un'amichevole della Nazionale a Pescara, mi fece sedere in panchina con lui…».

A proposito di Pescara, terra natìa del nostro allenatore Di Francesco.

«Un ottimo allenatore che sta facendo molto bene. S'incazza poco, è concreto. Mi piace molto».

Cosa le chiede in vista del derby.

«Che ce lo faccia vincere».

La Lazio è ai vertici, sembra più forte del solito. Ha anche battuto la Juve a Torino.

«Si per carità.. Ma il derby dobbiamo vincerlo. È una sfida importante per provare a mettere le mani sullo scudetto».

La vedremo ancora nei panni di Nonno Libero?

«Chissà. Penso e spero di si. Il progetto è in Rai ma non si decidono a dare il via. Sarebbe il grande saluto al pubblico che ci ha seguito con grande affetto per 10 edizioni nell'arco di 21 anni. Sarebbe l'undicesima e ultima serie, siamo in attesa. Ma si sbrigassero che non campo mica in eterno…».

Perché ha avuto così successo "Un medico in famiglia"?

«Perché in un momento di esterofilia, 20 anni fa, metteva al centro una semplicissima famiglia italiana specchio del Paese. Dove si affrontavano i problemi di tutti i giorni e dove a tirare la carretta era un nonno. Faccendiere, simpatico, brontolone, saggio. Un nonno come tanti. Amato da alcune decine di milioni di telespettatori».

Ha recitato con le donne più belle nella sua carriera.

«Io recitavo, loro facevano docce. Posso dichiarare di non essere mai stato molestato né dalla Fenech né dalla Bouchet».

Ora sforna orecchiette e caciocavalli "dop", di grande qualità a prezzi contenuti. Come le è venuto in mente?

«Lo promisi a mio padre. Noi in Puglia abbiamo una grande tradizione legata al cibo. Erano anni che con le aziende locali e la Regione progettavamo una linea di prodotti di grande qualità con la mia faccia. Prima di Natale arriverà la linea "Bontà Banfi" nella grande distribuzione, circa 15 tipologie di prodotti, dalla pasta ai formaggi, in tutti i supermercati».

Nel frattempo la possiamo venire a trovare nella sua "Orecchietteria" in Prati.

«E io vi aspetto, potrete assaggiare 12 tipi di orecchiette dalla classica "cime di rapa" alla "porca puttèna" piccante».