Eusebio Di Francesco ha incontrato i giornalisti a Trigoria in conferenza stampa alla vigilia di Bologna-Roma. Questa mattina il tecnico ha diretto l'allenamento di rifinitura, una seduta focalizzata sulla tattica divisa tra sala video e campo. Nel pomeriggio la partenza per Bologna prevista alle 16.20 dalla stazione Termini. Ecco le dichiarazioni di Di Francesco:

Il Bologna non ha ancora segnato, che partita si aspetta domani?
«Tocco ferro prima di tutto. Mi aspetto una squadra insidiosa, che non ha ottenuto risultati ma è compatta. L'ho vista bene contro l'Inter. È sempre una partita dura e va approcciata in una certa maniera».

Come sta Pastore? Giocherà domani?
«È disponibile, devo ancora decidere se giocherà ma è disponibile».

Cosa è successo alla Roma?
«Tutte le analisi sono corrette. Dobbiamo ritrovare quel fuoco dentro e il prima possibile. Io sono il capo di questo gruppo, sono il primo a dover fargliela tirare fuori. A partire da domani perché questo la gente pretende. Dobbiamo dimostrare di essere una squadra determinata, cattiva. Sono qualità che non possiamo non avere».

Kluivert ha recepito il segnale della tribuna?
«Non ne posso portare 42 in panchina: qualcuno va in tribuna. Per Kluivert poteva essere un segnale ma domani giocherà titolare, è la dimostrazione che adesso abbiamo bisogno di tutti».

Spazio per Luca Pellegrini?
«Ci può essere spazio per tanti calciatori, parliamo sempre di Luca ma anche lui sarebbe un debuttante. Giocare a Roma non è come giocare in altre piazze. Sicuramente in una di queste due partite Kolarov riposerà ma non vi dico quale».

Il gruppo ha recepito il segnale della scelta di Zaniolo? Può giocare anche domani?
«Potrebbe esordire, non era solo un segnale, questo ragazzo ha anche qualità importanti. Poi è ovvio che non era una partita facile. Quello che faccio è sempre per il bene della Roma perché credo di indossare questa maglia con grande onore e lo farò fino alla fine. Voglio mandare un messaggio a chi critica in maniera costruttiva, non accetto però chi offende. Hanno fatto un quadretto molto simpatico con "L'allenatore nel pallone" che ci può stare ma sono molto arrabbiato per altre cose che sento. In senso positivo: questa rabbia non me la tengo dentro ma la faccio uscire, tutti quanti vogliamo dimostrare di essere migliori di quello che abbiamo fatto vedere».

Si può allenare la testa e in che modo?
«Si può allenare la testa, ma anche la vostra. Quando c'è la disponibilità a capire certe cose, sì. Io non sono la verità assoluta però entrare nella testa è fondamentale. In questo momento è il problema fondamentale, se per ora ci sono riuscito poco da adesso ci devo riuscire».

La crescita di Olsen vi fa sentire più sicuri?
«Con il Chievo lo abbiamo impegnato più noi che gli altri. A Madrid ha fatto un'ottima gara e sono contento per lui. Ha grande disponibilità e voglia di dimostrare che i pregiudizi non sono giusti, ma deve continuare. Mi auguro che questo gli dia ancora più forza per il lavoro che sta facendo nonostante non conosca ancora bene la lingua».

La condizione fisica ottimale è ancora lontana?
«Ad andare a cercare i problemi, ognuno ne tira fuori uno. Io devo trovare le soluzioni. I dati ve li andate a guardare o ve li fate dare visto che avete saputo di una riunione con i "senatori", ma avete pure sbagliato a scrivere i nomi perché io ho incontrato tutti i giocatori. I dati dicono certe cose ma quello che manca è il vivere la partita, pensare ad aiutare un compagno se lui sbaglia. Noi invece pensiamo che tanto la risolve lui o la risolve l'altro. Agli occhi di tutti può apparire che la squadra non corre, ma si può dire che corre male o non corre in maniera costruttiva. Io lo posso dimostrare solo con i risultati e portando a casa qualche partita».

Come si spiega il calo di rendimento da parte dei senatori? Cosa ci può dire del Bologna?
«Credo che tutti dobbiamo ritrovare una certa condizione, è ovvio che mi aspetto un po' di più da tutti. Quello che abbiamo dimostrato l'anno scorso era una gran compattezza ma oggi siamo venuti meno proprio su questo. Per questo ho parlato di fuoco dentro, di concetto di squadra. Al di la delle qualità non possiamo prescindere dal lavoro di squadra. Sul Bologna, è una squadra che gioca 3-5-2, difende in maniera compatta, dovremo avere pazienza e non sbilanciarci».

Rivedremo insieme De Rossi e Nzonzi? La squadra crede ancora nel suo calcio?
«Penso che abbiamo dimostrato che la mia idea di calcio ha portato a diversi ottimi risultati. Quando succede questo, a Roma viene fuori di tutto. Sono convinto che i ragazzi credono in quello che stanno facendo. Le scelte che ho fatto erano dovute a una situazione tattica. Nzonzi non deve fare la mezzala a tutto campo, era ovvio che in fase offensiva diventavamo un 4-2-3-1 mentre in fase difensiva ci posizionavamo in maniera diversa. Poi qualcosa non ha funzionato perché davanti avevamo una squadra che ha qualcosa in più, ma non solo della Roma. Anche io volevo qualcosa in più dalla mia squadra. Ma lo ripeto anche se poi divento noioso: se non abbiamo quella determinazione in più si fa fatica con tutti».

Un suo giudizio su Schick?
«Partiamo dal presupposto che noi non possiamo perdere nessuno. Patrick poteva fare meglio, ma come lui anche altri giocatori. Nei momenti brutti dico sempre che i ragazzi vanno sostenuti e poi giudicati. È un giocatore che ha grandi mezzi tecnici, ma anche lui deve fare in modo di farsi aiutare. Ha tante qualità da mettere in campo. Noi abbiamo bisogno di lui, anche perché ci sono tante competizioni e non possiamo fare leva su Dzeko per tutta la stagione».