Tiago Pinto si presenta in conferenza stampa. Il dirigente ieri ha assistito per la prima volta all'allenamento della squadra guidata da Paulo Fonseca, che è scesa in campo per proseguire la preparazione al derby contro la Lazio, in programma venerdì alle 20:45. Oggi a Trigoria risponde alle domande dei giornalisti.

"Buongiorno a tutti - ha aperto il General Manager - vorrei rispondere alle vostre domande in italiano ma sto ancora studiando per la conoscenza della lingua quindi risponderò in portoghese".

Benvenuto, ci può raccontare le sue prime sensazioni dall'arrivo a Roma?
"Sono molto felice di essere qui. Molto motivato per questo progetto. I primi giorni non sono stati facili perché sono stato costretto a lavorare da casa e un conto è farlo telefonicamente in videochiamata e un altro è farlo sul posto. Da ieri ho potuto essere a Trigoria e lavorare a stretto contatto con tutte le persone e l'allenatore, lo staff. Sono molto felice e le prime sensazioni non possono che essere positive".

Cosa l'ha convinta a lasciare il Benfica e a passare alla Roma?
"Come già sapete, i giornalisti italiani sono stati molto bravi e hanno svolto un grane lavoro d'indagine e hanno già raccontato la mia storia, una grande storia d'amore con il Benfica. La decisione di lasciarlo non è stata facile, ma ciò che mi ha convinto sono stati i colloqui avuti con Dan e Ryan Friedkin. Mi hanno spiegato le loro intenzioni, il loro progetto e quello che vogliono costruire. Conversazioni che mi hanno motivato e mi hanno fatto capire di poter essere un elemento importante per trasformare in realtà le loro idee, cioè rendere la Roma in una squadra sempre più competitiva e in grado di vincere dei titoli".

C'è molta voglia di conoscere gli obiettivi dei Friedkin. Ci sono stati buoni risultati ma non si vince un trofeo dal 2008. Cosa si deve aspettare l'ambiente e i tifosi? Investimenti per costruire un instant team per provare a vincere magari dal prossimo anno, o un progetto più futuribile con un gruppo di giovani che magari fra qualche anno possano ambire a vincere qualcosa?
"Grazie per la domanda. Credo che in Italia già tutti si siano resi conto del grande sforzo dei Friedkin per mantenere la sostenibilità per questo Club. Questo è un progetto a medio-lungo termine e la sostenibilità è un fattore fondamentale e imprescindibile se si vuole vincere in futuro. Nessuno nel calcio è in grado di stabilire un calendario di quando si vincerà. Questa è una cosa che accadrà nel futuro. Quello di cui sono sicuro è che la nostra ambizione è molto grande. Un'ambizione che deve essere quotidiana. Lo staff, l'allenatore e tutti quelli che lavorano qui ogni giorno devono fare meglio di quello prima, i calciatori ogni giorno devono essere migliori, così le prestazioni di partita in partita. Se saremo in grado di fare questo sicuramente i risultati e i titoli arriveranno. Conta comprendere che la sostenibilità di un progetto è imprescindibile se si vuole vincere in futuro e soprattutto in maniera costante e regolare nel tempo".

Ha molte questioni da risolvere subito. Scegliendone due, Fonseca ci ha detto che ha chiesto dei giocatori. Come vanno le trattative per il mercato invernale? E sul rinnovo di Pellegrini?
"Prima di tutto viene da dire che con Fonseca evidentemente non abbiamo il problema della lingua. Sul mercato stiamo lavorando quotidianamente tutti insieme per trovare le soluzioni migliori per la Roma. Ribadisco che questo è un progetto a medio e lungo termine, ma con Dan e Ryan stiamo lavorando tutti i giorni per rendere questa squadra competitiva. Su Pellegrini non c'è alcun dubbio, come vedrete nel tempo sono una persona trasparente a cui piace dire sempre la verità. Pellegrini incarna il nostro progetto, un giocatore giovane, di talento e profondamente legato alla Roma. Presto faremo tutto il possibile per realizzare questo rinnovo".

La Roma non vince uno Scudetto dal 2001 e un trofeo dal 2008. Pensa che la conquista di un titolo possa arrivare in tempi ragionevolmente brevi?
"Ho in parte già risposto. Ribadisco che nel calcio e nello sport è impossibile stabilire una data entro la quale si vincerà. Senza entrare in esempi concreti ma avrete presente i casi che ci sono stati in Italia e in Europa di squadre che hanno investito fortemente in una stagione per vincere in quella successiva magari la Champions League o il campionato nazionale e così non è stato. Le cose non funzionano così. Noi stiamo lavorando quotidianamente per rendere la Roma sempre più competitiva e sempre in lizza nelle fasi decisive in tutte le competizioni. Sono sicuro che se tutti i giorni lavoreremo con impegno con lo spirito di migliorarsi quotidianamente, tutte le persone qui presenti, lo staff, i giocatori, l'allenatore, sono sicuro che saremo più vicini a questo obiettivo".

Nel corso della gestione Pallotta la Roma non ha vinto neanche un trofeo e ha spesso dovuto vendere i migliori giocatori per ottenere l'equilibrio finanziario senza neanche riuscirci. Vista la sua esperienza al Benfica, come si fa a raggiungere il doppio obiettivo che non ha risorse come Juventus e Inter e anzi, è fortemente indebitato?
"Innanzitutto vorrei premettere che sarebbe bene cercare la massima attenzione nei paragoni. I Club sono diversi e i contesti sono diversi, abbiamo citato Juve, Inter e anche il Benfica. Il Club vuole trattenere i migliori giocatori il maggior tempo possibile, perché così è più facile raggiungere gli obiettivi e vincere dei titoli. Al tempo stesso siamo tutti consapevoli del mondo in cui stiamo vivendo, delle circostanze molto particolari, dopo il Covid la situazione è cambiata profondamente. Tutti i Club stanno cercando di reinventarsi ma noi abbiamo ben chiaro che vogliamo far crescere  i nostri calciatori, farli migliorare, trattenerli il più a lungo possibile ed essere  il più possibile competitivi per vincere".

Può confermare che la Roma entro giugno dovrà effettuare un numero importante di plusvalenze per rientrare nei paletti del Fair Play finanziario?
"Ancora una volta, non vorrei ripetermi, il mondo è cambiato e ne abbiamo piena consapevolezza. Sia in Italia che in Europa con l'Uefa conosciamo l'esistenza di regole finanziarie da rispettare. Noi siamo qui per lavorare in team per trovare le migliori soluzioni al momento giusto con l'obiettivo chiaro di vincere a medio e lungo termine. Questo vale per le ambizioni sportive e anche per le operazioni di mercato, sia a gennaio sia quello estivo. Poi siamo tutti consapevoli, in particolare voi della stampa che lo pubblicate ogni giorno, della situazione attuale che è profondamente cambiata e nemmeno il calcio sfugge a questi discorsi in quanto facente parte dell'entertainment cioè di tutto ciò che non è prettamente essenziale. C'è la consapevolezza che tutti dobbiamo saperci reinventare ed è qualcosa con la quale dobbiamo fare i conti".

Che ruolo avrà sul mercato Ryan Friedkin?
"Una cosa deve essere chiara, noi lavoriamo di squadra. Nessun di noi si sente una superstar. Non lavoro così io e non lo fanno i Friedkin. Ovviamente il mio lavoro quotidiano è quello del mercato ed è una cosa che mi piace molto ma lavorerò sempre a stretto contatto e in coordinazione con Dan e con Ryan ai quali ovviamente spetta la decisioni finale. Sono qui per lavorare per far crescere la Roma, in sinergia con tutti quelli che ci lavorano adesso e non affinché da qui a qualche tempo qualcuno possa dire 'questa era un'idea di Tiago Pinto' o 'è stato un acquisto di mercato di Tiago Pinto'. Sebbene io ci lavori quotidianamente e sia io a occuparmi di questi temi lavoro sempre di squadra e a stretto contatto con Dan e Ryan".

Che tipo di struttura vuole creare? Nominerà un direttore sportivo e formerà un'area scout con uomini di sua fiducia?
"Tanto per essere chiari, non arriverà nessuno e nessuno verrà contrattato per il dipartimento del quale ha parlato. Il mio ruolo è quello di general manager di tutta l'area sportiva a stretto con i presidenti. Io arrivo qui per lavorare con tutte le persone che già lavorano alla Roma, in questo senso la mia prima missione è  molto chiara: conoscere questi collaboratori per capire i processi che hanno implementato e dare il mio contributo, altrimenti la mia presenza qui non avrebbe senso. Due concetti ben chiari, lavorare con chi opera già qui e che mi occuperò della gestione di tutta l'area sportiva in concerto con Dan e Ryan. Sullo scouting, io ritengo che attualmente sia importantissimo e faccia la differenza avere un dipartimento di scouting molto forte e solido. Sono cambiate molte cose in questi anni, anche a livello di analisi dei calciatori. Non significa che chi è già qui non lo sia ma quello che è importante è che sia uno scouting della Roma, non di Tiago Pinto o di altri"

Quante operazioni pensa di fare a gennaio e il numero di queste inciderà sul mercato estivo?
"(ride, ndr) Ancora una volta: siamo molto attenti sul mercato, lavoriamo intensamente tutti i giorni, c'è del lavoro invisibile che magari darà risultati a medio-lungo termine. Non so dire quante operazioni faremo ma stiamo lavorando intensamente. Aggiungo una promessa: da qui alla fine del mercato sarò disponibile a rispondere alle vostre domande su quello che abbiamo fatto o non fatto sul mercato"

Cosa pensa del calcio di Fonseca e quanto conta condividere le idee dell'allenatore?
"Ho lavorato con diversi allenatori e vado orgoglioso del fatto di aver collaborato con persone con mentalità diversa, ci sono grandi allenatori che si espongono ad altre filosofie per crescere. Paulo Fonseca sarà il quinto allenatore col quale lavorerò, conosco la sua carriera in quanto portoghese, non nascondo che mi identifico nelle sue idee di calcio, un calcio offensivo e dinamico. Le sue idee sono quelle che vogliamo per il nostro club".

Nella scelta del giocatore, qual è per lei il rapporto tra analisi dati e occhio umano?
"Credo ci voglia equilibrio, come spesso capita in altri ambiti della vita, è sempre un elemento essenziale. Ci sono casi nel mondo come Midtjylland o il Brentford che si sono basati esclusivamente sui dati, un po' come nella pallacanestro, in cui noi del calcio diciamo che le statistiche siano sopravvalutate, ma credo ci voglia equilibrio. E' evidente che oggi, non potendo viaggiare ed essere vicino ai propri interlocutori è importante anche dar peso a questo aspetto. Apprezzo entrambi i fattori: apprezzo l'occhio delle persone esperte che hanno giocato a calcio e sanno cogliere sfumature che noi che non abbiamo giocato non riusciamo a fare e anche l'importanza dei dati e delle statistiche, che oggi si possono avvalere di strumenti molto raffinati".

In questi giorni si è parlato molto di commissioni legate all'operazione legate al mercato. Con la società come avete deciso di affrontare queste trattative? Non aver pagato un milione di commissioni all'agente di Reynolds ha influito sull'affare?
"Non vorrei parlare del passato, ho il massimo rispetto per chi ha occupato questa posizione in passato alla Roma e non parlerò di nessun caso individualmente sulle commissioni. Gli agenti fanno parte del mercato, in quanto grande Club li rispettiamo e li onoreremo tutti i nostri impegni però questo è un tema al quale daremo attenzione"

Ha firmato senza portarsi collaboratori. L'ultimo mercato alla Roma l'ha fatto il Ceo e l'attuale proprietà si è seduta in queste settimane ai tavoli delle trattative. Il ruolo del direttore sportivo classico è un concetto superato alla Roma?
"Ottima domanda, in portoghese abbiamo un'espressione che dice 'è più importante discutere delle cose che del nome delle cose'. Intendiamo costruire un modello di gestione che ho già spiegato, sarò io a guidare le operazioni di mercato ma sempre di concerto con le persone che già lavorano a Roma e con Dan e Ryan, sempre coinvolti quando c'è da prendere decisioni importanti. Molto spesso ci si sofferma nel discutere sui titoli, sulle qualifiche, invece che sulla sostanza del lavoro. Sarò il General Manager, che sovrintenderà alla gestione sportiva, ma all'interno del modello che vi ho illustrato".