Eusebio Di Francesco ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Genoa, in programma domani sera allo Stadio Olimpico alle ore 20:30. Queste le sue parole:

Quali sono le condizioni di Daniele De Rossi?
"Ieri ha fatto un terzo dell'allenamento, sarà sicuramente convocato, al di là delle risposte che darà oggi nel primo allenamento della squadra. Io ho il desiderio di averlo con la squadra e lui ha il desiderio di stare con noi, questa credo sia la cosa più importante, al di là del suo utilizzo".

Si è parlato di tutto, tranne che del Genoa.
"Ottima reazione domenica scorsa sotto di un uomo e di un gol. Hanno due attaccanti che si integrano benissimo. Piatek bravissimo in area di rigore, l'altro Kouamè che è un giovane molto interessante e che ha grandi prospettive secondo me. Per quello reputo che dobbiamo stare molto attenti a questi due giocatori in particolare".

Dopo la partita di Plzen ci sono state dichiarazioni importanti da parte sua e da parte dei giocatori. Hanno lasciato scorie? Quali sono state le reazioni a quelle parole?
"Quando si vanno ad analizzare certe partite ci si mette davanti a quella che è la realtà: sia l'allenatore, sia i suoi giocatori. Per questo abbiamo valutato gli errori fatti e gli atteggiamenti sbagliati. Che vanno al di là della prestazione sbagliata. Ma ho visto dai ragazzi una grande voglia di rivalsa, di dimostrare di non essere quelli dell'ultima gara". 

Dopo Plzen aveva detto che avrebbe cambiato la squadra. Tra questi cambiamenti c'è la possibilità di vedere una difesa a 3 e un centravanti di manovra?
"Tutto è possibile. In questo momento si va al di là del discorso tecnico tattico. Si deve ritrovare lo spirito di squadra, di abnegazione, di sacrificio, di attenzione, della capacità di vincere alcuni duelli durante la partita. Questo ci è mancato nella gara di Plzen, abbiamo perso troppi duelli individuali. L'aspetto tecnico poi va a morire se non ci sono determinate caratteristiche. Ho lavorato molto sia a 4 che a 3 nell'ultimo periodo, può essere anche questa una soluzione quindi, anche in base alle caratteristiche dei giocatori che metterò in campo".

Cosa rappresentano questi 90 minuti per i giocatori, per la società e per lei?
"Rappresentano il pensiero di andare a vincere una partita importante che deve essere un nuovo inizio, una ripartenza. Perché siamo sempre messi tutti in discussione, giustamente. A partire anche dalla partita del Milan, da lì anche il mister è in discussione. Fa parte del nostro lavoro e va affrontata nel modo giusto. Per questo bisogna caricarla, sì, ma non troppo dal punto di vista emotivo".

Abbiamo rivisto Perotti contro l'Inter. Poi due settimane. Cosa è successo e quali sono le sue condizioni?
"Diego dopo quella partita ha avuto due giorni di recupero per aver giocato un quarto d'ora. La sua condizione non è ottimale. Io non avendo molte soluzioni, soprattutto davanti, ho cercato di rimetterlo in campo. Ci siamo però resi conto, anche con il calciatore, che lui aveva bisogno di un po' più di tempo. Il fatto che sia andato in tribuna a Plzen sta a significare che non ha ancora la condizione ottimale. L'ho rivisto in questi ultimi due-tre giorni allenarsi con maggiore continuità e ricercare quella che è la sua qualità principale: il dribbling. Per quello mi auguro anche oggi da lui delle risposte importanti per poterlo utilizzare domani a partita in corso".

Preziosi ha ribadito la distanza fisica di Pallotta da Roma. Voi la sentite? Sarebbe meglio che fosse qui?
"Io penso che questa società sia stata strutturata sempre in uno stesso modo. Ora che le cose non vanno bene mi sembra un po'.... Serve a poco. E' un concetto di fondo che va attuato forse anche quando le cose vanno bene. Io ho i miei riferimenti all'interno della società, è in primis c'è Monchi".

Ha detto che siamo tutti in discussione, ma è l'allenatore che è sempre quello più in discussione. Sente la tifoseria vicina? Quale sarebbe l'episodio che la spingerebbe a fare un passo indietro personalmente? Ad esempio non sentire i ragazzi vicini?
"Io credo di sentire molto vicini i ragazzi. Poi a volte si vuole dare tanto e non ci si riesce. Come nella vita, si vuole trasmettere quel qualcosa in più che non riesce. Ora più che loro che devono dare qualcosa a me devo essere io bravo a tirare fuori da loro quel qualcosina in più. E' il mio lavoro ed è giusto che lo faccia. Personalmente io sono abituato a non scappare dalle responsabilità. Il rispetto per una maglia, per un lavoro, è quello di guardare in faccia, le persone negli occhi, e questo non mi manca. Per quanto riguarda i tifosi è giusto che loro siano arrabbiati. Ma al di là del loro essere arrabbiati mi aspetto prima di tutto un grande sostegno. Adesso abbiamo bisogno dei nostri tifosi. Ho ricevuto messaggi, da parte di tanti tifosi veri, di sostegno per quello che sono e per quello che ho rappresentato anche per questa squadra. Io, al di là di essere l'allenatore della Roma sono DiFra, chiamatemi come vi pare, e sento il dovere di poter dare e di dare ancora qualcosa a questa squadra".

Ha detto spesso di credere nelle doti di Schick. Ma cosa manca per fargli fare il salto di qualità?
"Mi avete fatto sempre domande su Patrik Schick quando non giocava, adesso quando gioca. Diventa spesso l'argomento cardine di ogni conferenza. Io rispondo, ma lo dico tranquillamente: a me interessa prima di tutto la Roma. Al di là dell'aspetto di Patrik, che è un ragazzo con certe caratteristiche, ma che può avere determinate difficoltà. Noi da lui, e l'ho detto anche prima della partita con il Plzen, ci aspettiamo molto di più. Sta anche al ragazzo, ma anche a noi, dargli una mano in questo senso. Poi se giocherà o meno domani, non lo so. In questo momento nessuno ha il posto garantito. Per me domani non andranno in campo dei nomi, andrà in campo una squadra che indossa una maglia prestigiosa che porta la scritta "AS Roma". Ed è quello che conta più di tutto". 

Fino a questo momento cosa l'ha delusa di più? La campagna acquisti che non ha dato i frutti sperati o l'atteggiamento di alcuni giocatori?
"Non ho il tempo di pensare alle delusioni. Ora devo solo pensare in maniera positiva, concentrandomi su quella che è la gara. Nella vita ci sono anche persone che ci possono deludere e che magari staranno al nostro fianco per tutta la vita. Esistono e l'intelligenza sta nel farle passare e nel capire in quel momento veramente chi si ha davanti. Perché in quel momento lì magari non riesce a dare il meglio di sè. Voi magari estrapolate le mie dichiarazioni quando vengo a parlare a fine partita e parlo della squadra. Io analizzo. Non posso dire che se prendiamo quel secondo gol a Plzen la squadra ha fatto quello che doveva fare. "O poverini, ci siamo sbagliati". Si analizza, ci si prendono le proprie responsabilità. In primis sono io, ma allo stesso tempo analizzo, cerco di capire dove c'è l'errore. Non accuso nessuno. Quando si responsabilizzano i ragazzi si va direttamente dalla persona, non si va per giri di parole. Non dico "Qualcuno di voi ha scritto...", se devo dire una cosa... "Hai scritto" e basta. Credo vada fatto anche con i ragazzi per responsabilizzarli".

Si è parlato spesso della gioventù. Cosa manca ai nostri giovani in confronto a quelli che vediamo in Europa?
"Credo sia un insieme di cose. Dalla cultura in Italia, dalla stampa, dal settore giovanile. Il giovane ha un tempo di maturazione, e nella maturazione c'è anche l'errore, che lo fa crescere prima. Però qui nessuno ha mai parlato dicendo che abbiamo pareggiato a Cagliari per i giovani, o abbiamo perso per i giovani. I giovani non sono i responsabili. Io non ho mai detto questo e non condivido assolutamente questo. Io dico che i giovani hanno un tempo differente, e metterne tanti insieme nello stesso momento non è giusto. Come chi mi ha detto di far giocare Riccardi in determinate partite, è giusto responsabilizzare i ragazzi in momenti delicati come questi, e io lo farò anche perché sono costretto a farlo, ma ritengo che alcuni giovani hanno caratteristiche importanti che anche domani contro il Genoa vorrò avere in campo... però a Cagliari abbiamo preso gol con una linea difensiva di grande esperienza. Per questo ora analizzare e dare responsabilità ai giovani non lo ritengo assolutamente giusto. L'Ajax sì, fa maturare i giovani, sì, li porta, però poi ci sono anche altri passaggi quando arrivano da noi, non sono giocatori completi. Ogni campionato, ogni nazione ha la sua storia, noi stiamo cercando di migliorare in questo senso, però si devono fare altri passi in avanti".