Strana la prima amichevole di Edin Dzeko in quella che dovrebbe essere la sua sesta stagione in giallorosso. Il condizionale è d'obbligo visti gli intrighi di mercato che puntualmente si scatenano intorno al nome del calciatore straniero più prolifico della storia della Roma. Il capitano è diventato papà ieri di prima mattina, sua moglie Amra ha partorito Dalia, la terzogenita della loro unione. Giusto il tempo di dare l'annuncio via social, ricevere in pochi minuti tantissimi auguri da tifosi comuni e amici calciatori, come programmato poi il bosniaco è partito alla volta di Cagliari per l'incontro con la squadra dell'ex allenatore romanista Di Francesco.

Segni particolari nella gara della Sardegna Arena, nessuno. Edin ha condotto la squadra dal 1' con la fascia al braccio, come se fosse una partita normale da capitano della Roma. Eppure, tra le emozioni della mattinata e i pensieri di mercato qualcosa con tutta probabilità ha ronzato nella sua testa. Dal punto di vista tecnico la solita partita di Dzeko, garanzia di fluidità di manovra offensiva, di regia avanzata e una discreta pericolosità in zona gol dove ha combinato soprattutto con quelli che danno maggiormente del tu al pallone, Pellegrini e Mkhitaryan su tutti. Ha giocato 67' e partecipato attivamente al gol del pareggio dell'armeno, sempre più al centro del gioco giallorosso, sfiorando anche la marcatura con un tocco ravvicinato. Un cinque scambiato con Fonseca, poi, nel momento del cambio con Perotti (poi infortunato).

Pensieri, dicevamo. Di mercato, ovviamente. Con lo sguardo rivolto altrove, con nervi saldi per tutti. Sì, perché Dzeko e la Roma sono in qualche modo prigionieri di un matrimonio riuscito ma oneroso da un lato e delle mosse degli altri se volessero intraprendere la strada della separazione dall'altro. Tutto ruota intorno alla Juve, come è noto. E a Milik. Un giro di attaccanti, con il polacco che continua il braccio di ferro tra l'attaccante della nazionale polacca e il Napoli: vuole rimanere anche se ai margini del progetto tecnico, giocandosi le sue chance e sapendo che a gennaio sarà libero di firmare con chi vuole perché va in scadenza.

In tal senso De Laurentiis potrebbe calare le pretese, ma poi resterebbe da convincere Arek. La Juve, dal canto suo, si è informata sul campione del mondo del Chelsea, Olivier Giroud, che a Torino vedono come un'occasione di mercato, visto che è d'accordo con i Blues per liberarsi alla modica cifra di 5 milioni in caso di chiamata di un grosso club. L'ultimo nome uscito per i bianconeri è quelli di Kean: da prendere in prestito per un clamoroso ritorno. Capitolo Suarez: c'è accordo per l'ingaggio ma l'uruguaiano deve ottenere il passaporto per giocare in Italia. Calcolando i tempi di attesa della burocrazia le incognite sono tante, forse troppe. Anche se Suarez non è stato convocato (come Vidal) da Koeman per l'amichevole di ieri col Nastic del Barça degli esuberi e del figliol prodigo Messi.