Nella strategia di pianificazione della Roma gli obiettivi prima che scoppiasse in tutto il mondo l'emergenza per il Coronavirus erano piuttosto chiari: da una parte si voleva garantire continuità tecnica alla squadra nella gestione Fonseca, perseguendo sul mercato un paio di obiettivi nobili, vendendo i giocatori ritenuti non indispensabili al progetto, ma confermando i gioielli Zaniolo e Pellegrini; dall'altra si doveva arrivare senza scossoni finanziari al passaggio di consegne tra Pallotta e Friedkin scadenzando gli impegni economici secondo gli accordi presi al momento del (quasi) closing. Ma l'allarme della pandemia è arrivato al momento meno opportuno, i contratti non sono stati firmati e dopo qualche giorno di incertezza Friedkin ha fatto sapere che non era più in grado di mantenere gli impegni assunti a livello verbale, per poi ripresentarsi a maggio con una doppia offerta, l'ultima di 575 milioni di euro, compresa però la parte degli investimenti sul mercato.

A Pallotta sarebbero andati invece 490 milioni, neanche sufficienti (al netto dei debiti da ripagare) a rientrare degli investimenti fatti. Ieri il Financial Times ha riassunto un po' tutta la vicenda, senza aggiungere niente di nuovo: dalle modalità di pagamento sostanzialmente immediate all'intenzione di non aumentare l'offerta («ma se Pallotta cambiasse idea - la frase di un portavoce citato dal Ft - l'offerta di Friedkin sarebbe ancora valida»). Sull'opportunità del rifiuto di Pallotta ognuno è libero di farsi l'idea che vuole. Ciò che conta è però quel che l'attuale proprietario della Roma ha intenzione di fare per garantire al club il sostegno necessario per mantenere alta la competitività tecnica. E in questo senso Pallotta si è già mosso liberando intanto 26 milioni di euro per il fabbisogno finanziario immediato e preparandosi poi a sottoscrivere l'aumento di capitale necessario all'onerosa gestione amministrativa, ovviamente sempre con il supporto della sua banca di riferimento, Goldman Sachs.

Lo spostamento delle date per la ripartenza del campionato ha obbligato poi i dirigenti a definire una strategia più generale che ha trovato anche il favorevole riscontro di Paulo Fonseca, in linea con gli obiettivi tecnici già fissati prima dell'emergenza Covid. Così il bersaglio principale sul mercato è stato centrato con il sostanziale accordo raggiunto con Pedro, svincolato dal Chelsea. E contemporaneamente si sta cercando di rinnovare gli accordi per tenere a Roma Smalling e Mkhitaryan, due giocatori a cui Fonseca non vuole assolutamente rinunciare. E nella trattativa con l'Arsenal sul fantasista armeno, è emerso che una chiave per mettere tutti d'accordo potrebbe essere Justin Kluivert, attaccante assai gradito ai Gunners.

Non c'è ancora niente di definito, ma l'idea della Roma è vendere l'attaccante olandese garantendosi una certa plusvalenza (attualmente è a bilancio per una cifra intorno ai 13 milioni) e poi trattare l'acquisto del cartellino di Miki a un prezzo congruo. Se si arrivasse a una valutazione intorno ai 35/40 milioni per Kluivert e ai 15/20 per Mkhitaryan, l'accordo si potrebbe sottoscrivere con reciproca soddisfazione. Con Miki, Smalling e Pedro, la Roma potrebbe poi decidere di fermarsi a valutare il resto. Molto dipenderebbe dai risultati che la squadra di Fonseca potrebbe raggiungere in questo finale di stagione, ma anche dalla capacità del ds di chiudere trattative sui cartellini dei giocatori in uscita. Con il tesoretto in cassa e il quarto posto in classifica molto potrebbe cambiare nelle prospettive della stagione successiva. Altrimenti ci sarà bisogno di un ulteriore contributo finanziario da parte di Pallotta.