Questione di strategie. Nel giro di appena un anno la Roma ha stravolto le sue in ambito mercato. Nulla di sorprendente, considerando che nel frattempo sono cambiati allenatore e direttore sportivo. Se non fosse che nel 2018, di questi tempi, erano già arrivati nove nuovi acquisti, a fronte di due partenze, considerando soltanto i giocatori che facevano parte della rosa della stagione precedente (e non quelli di ritorno dai prestiti o ceduti direttamente dalle squadre giovanili).
Nell'estate 2019 sembra essere cambiato tutto. Intanto i numeri: quattro le operazioni principali condotte finora dal neo-ds Petrachi, alle quali vanno aggiunte le cessioni allo Spartak Mosca di Ponce e Romagnoli - che però hanno giocato nell'ultima stagione rispettivamente in Grecia e in Serie C - e i due ex Primavera Bucri e Greco finiti al Torino. Dei quattro affari maggiori, due sono stati in uscita e hanno portato Manolas a Napoli e Luca Pellegrini alla Juventus, oltre a una plusvalenza complessiva che ha superato i cinquanta milioni. Gli altri due sono strettamente connessi ai primi e riguardano trattative intavolate con le stesse società: dagli azzurri è arrivato il centrocampista guineano Diawara, dal capoluogo piemontese l'esterno Spinazzola. Operazioni ufficializzate entrambe il 1° luglio, ovvero riferibili al nuovo esercizio di bilancio.

Nulla impedisce di ritenere che alleggerita dalle zavorre imposte dal fair play finanziario, la Roma si sia riservata i colpi migliori per il resto della sessione di mercato (ufficialmente cominciata solo il 1° luglio). Una strategia esattamente agli antipodi rispetto a quella adottata da Monchi durante l'estate scorsa, cominciata fra i fuochi d'artificio ma conclusa fra mille perplessità di carattere tecnico. Dubbi che l'evidenza dei risultati sul campo ha rivelato profetici.
Il dirigente spagnolo, fedele al suo rinomato metodo, decide di anticipare i tempi e non aspettare il Mondiale, anche per evitare la levitazione di prezzi che da sempre la rassegna iridata concede a chi si mette in mostra, incidendo di riflesso anche sulle restanti trattative. Monchi annuncia già a maggio gli ingaggi del promettente croato Coric e dell'esperto difensore Marcano. Due acquisti minori che fanno da preludio ai primi botti veri: dall'Atalanta arriva Cristante, il centrocampista italiano che vanta il rendimento migliore nell'annata appena conclusa; dall'Ajax viene prelevato Kluivert, talento diciannovenne che ha già incassato la benedizione di Mourinho e vanta estimatori in mezza Europa, anche di alto livello.
L'entusiasmo è alto, il contemporaneo scambio di portieri con il Bologna che porta Mirante nella Capitale e Skorupski in rossoblù passa quasi inosservato. Perfino i mercati pirotecnici dell'era Sabatini sembrano sincopati in confronto al ritmo frenetico con cui vengono annunciate acquisti (soprattutto) e cessioni. Il 26 giugno è il turno della maxi-operazione con l'Inter: da Milano arrivano il gioiellino della Primavera nerazzurra Zaniolo e Santon, il percorso inverso lo compie Nainggolan. Ma non c'è nemmeno il tempo per rimpiangere il belga, che nelle stesse ore la Roma annuncia l'ingaggio di Javier Pastore. Alla luce del rendimento recente, l'arrivo del Flaco è oggi visto come il paradigma delle topiche di mercato, ma quel giorno ad accoglierlo a Fiumicino trova una folla festante e il suo arrivo è reputato quasi all'unanimità uno dei grandi colpi dell'estate 2018, non soltanto in ottica romanista. Un paio di giorni dopo è il turno del giovane Bianda, destinato alla Primavera. Ma a cambiare la visuale saranno i mesi successivi, fra le restanti operazioni e i risultati che la nuova squadra (non) riuscirà a cogliere. Non sempre l'avvio sprint è sinonimo di esito positivo.