Ricky Massara se ne va. Petrachi o non Petrachi. Oddio, un margine che resti nel caso Petrachi non si materializzasse a Trigoria, si può pure tenere in piedi. Ma è una percentuale davvero minima, perché la decisione di fondo è stata presa. Conseguenza, se vogliamo, della recente e pubblica rottura tra il presidente del Torino Urbano Cairo e il suo direttore sportivo, rottura non ancora ufficializzata da dimissioni o licenziamento, ma si può dire con ragionevole certezza che ormai è soltanto una questione di tempo. E visto che sulle misteriose frequenze di radio mercato da tempo si sussurra che Petrachi sarà il nuovo direttore sportivo della Roma forte di un'amicizia profonda con Antonio Conte con tutti gli inevitabili pensieri conseguenti, non è poi così complicato fare due più due.

Con Campos tanto tanto

Solo che a Ricky Massara la più elementare addizione, non fa più quattro, perché mica penserete che lui non conosca le frequenze di radio mercato. E la cosa, si può capire, non è che gli faccia troppo piacere. Non solo perché a Boston nel corso degli incontri con il presidente Pallotta (e Baldini) non gli è stato detto nulla a proposito di Petrachi, ma proprio perché l'arrivo a Trigoria di un nuovo inquilino non può essere interpretato, nel migliore dei casi, che come un depotenziamento delle sue competenze e conoscenze. Forse sarebbe stato diverso nel caso che, come consulente di mercato, fosse stato contrattualizzato il portoghese Luis Campos che Pallotta ha incontrato a Boston (ci sarebbe stato anche un incontro con Petrachi) rimanendone affascinato. Lo stesso Campos aveva percepito che il suo nuovo porto, pur conservando la residenza a Montecarlo, sarebbe stato Trigoria, al punto che più di qualche procuratore, sempre sulle onde della fantomatica radio mercato, ha raccontato che ormai si presentava come consulente giallorosso. E forse potrebbe essere diverso nel momento in cui la società, se lo volesse, prospettasse ai protagonisti una sorta di triumvirato di mercato, Massara, Petrachi e Francesco Totti, un'ipotesi che al momento però non trova nessun tipo di riscontro.

Ma tornando a Massara, con Campos esterno a Trigoria, in giro per il mondo in cerca di talenti e affari, l'attuale direttore sportivo, perché così è pure se non vi pare, avrebbe metabolizzato con maggiore facilità un lavoro di equipe che gli avrebbe di fatto garantito lo stesso ruolo che occupa in questo momento. Con Petrachi, invece, no, la coesistenza, e non c'entrano veramente nulla i rapporti personali, sarebbe assai più complicata, considerando pure che se Petrachi dovesse arrivare, dovrebbe portarsi anche il suo attuale braccio destro al Torino (Antonio Cavallo). E allora, meglio lasciarsi così senza rancore, magari però con un po' di legittima amarezza. Perché Ricky Massara negli oltre sei anni di lavoro con la Roma, inframmezzati da un'esperienza con i cinesi dell'Inter trascorsa quasi tutta in Cina, ha dimostrato una lealtà, correttezza, competenza e intelligenza che non possono non essere riconosciutegli. Anche perché dopo l'addio di Monchi (che lo aveva rivoluto a tutti i costi a Trigoria e Ricky era stato felicissimo di tornare), Massara stavolta si sentiva pronto a prendersi tutta la responsabilità, forte anche del fatto che nella Roma non c'è nessuno, ma proprio nessuno, che conosca i numeri (economici e tecnici) della Roma meglio di lui.

Le «colpe»

La domanda da porsi è: ma perché la Roma non ha deciso di affidarsi in tutto e per tutto a Ricky Massara? E chi, in società, ha preferito suggerire un nome diverso? Alla seconda domanda la risposta che ci risulta è che Baldini avrebbe manifestato qualche perplessità, non sul professionista, a proposito di una promozione totale di Massara nel ruolo che è stato prima di Sabatini e poi di Monchi (entrambi voluti dallo stesso Baldini). Più complesso rispondere alla prima domanda: perché non affidarsi a Massara? Ci sono, a nostro giudizio, almeno un paio di risposte. La prima è che Ricky può pagare, si fa per dire, il suo strettissimo legame con Walter Sabatini (in odore di andare al Bologna). Non è un mistero per nessuno che l'ex ds della Roma, lo consideri il suo allievo prediletto apprezzandone correttezza, professionalità, intelligenza e competenza. E questa cosa non da tutti è considerata positiva. La seconda risposta, questa sì, può essere professionale, diciamo così. Cioè che Massara che per tornare alla Roma disse no a un'offerta da direttore sportivo del Sassuolo, è stato comunque protagonista dei mercati monchiani che certo non sono stati un successo. E allora, ecco Petrachi.

 Petrachi vuol dire Conte?

C'è poi da domandarsi come mai la scelta per il ds si sia indirizzata verso Gianluca Petrachi, ds del Torino da quasi dieci stagioni, ma in rottura con il presidente Cairo da circa un anno, conseguenza di uno scambio di vedute piuttosto acceso su questioni di mercato. Solo per questo Petrachi? No. La risposta ha un nome, Antonio, e un cognome, Conte. I due sono legati da una solidissima amicizia iniziata quando erano poco più che bambini, coltivata nel tempo e alimentata pure negli anni torinesi di entrambi. Non è da escludere, quindi, che Conte, segnalato in questi giorni nel suo Salento, nei suoi scambi con la Roma a proposito di un progetto, abbia chiesto di avere a Trigoria una persona che conosce, di sua fiducia, in grado di capirlo senza bisogno di troppe parole. Fosse così, si potrebbe pure capire. In caso contrario, l'amarezza di Ricky Massara sarebbe ancora più comprensibile.