Ventuno acquisti da quando Monchi è alla Roma. Ventuno modi per dire «ti cambio» alla squadra. In ossequio a un modus operandi che è lo stesso fin dai primissimi tempi di Siviglia: si compra e si vende, l'importante è mutare volto e cercare nuovi stimoli. Con tanti sguardi (quelli della nutrita squadra di collaboratori) puntati sui campionati in ogni angolo del globo alla ricerca di nuovi talenti; e un occhio (il suo) di riguardo nei confronti del bilancio. Il piano - mai semplice da realizzare - si dipana su tre linee parallele: migliorare la sfera tecnica; cercare di accaparrarsi giovani non ancora esplosi; mantenere i conti in ordine.

Nella Capitale le tre sessioni di mercato sotto la guida del dirigente spagnolo hanno parzialmente centrato gli obiettivi. Otto nuovi arrivi durante la prima estate, uno (oltre al ritorno di Capradossi dal prestito al Bari) a gennaio scorso, addirittura dodici acquisti nell'ultima finestra di trattative. Un mix di giocatori esperti e giovani: alcuni già con stagioni importanti alle spalle, immediatamente calati con buoni risultati nella realtà giallorossa (da Kolarov a Olsen e Nzonzi); altri alle prime armi, ma subito nel vivo, come Zaniolo e Kluivert; altri ancora alle prese coi necessari tempi di fioritura delle proprie qualità in piena età "verde" (Ünder, Cristante, lo stesso Lorenzo Pellegrini).

Diversi fra i nuovi arrivi sono ancora in cerca d'autore, alle prese con alti e bassi per motivi fisici (Karsdorp, Pastore), o caratteriali e anagrafici (Schick, Santon, Coric, Bianda). Qualcuno è passato come una meteora o ha visto poco il campo (Mirante, Fuzato, Jonathan Silva, Moreno, Marcano); altri non hanno risposto alle aspettative (Gonalons, Defrel). Ma il bilancio del mercato di Monchi è ancora troppo parziale. E tuttora aperto.