Una telenovela. Come si conviene, più o meno in ogni sessione, per il mercato della Roma. A Londra anche il terzo incontro, da una parte il general manager romanista Tiago Pinto, dall'altra l'entourage di Tammy Abraham, si è risolto con un vediamoci domani. Cioè oggi.

Il problema da risolvere, evidentemente, è tra la Roma e il centravanti inglese, anche perché da giorni il club giallorosso ha avuto il sì del Chelsea sulla base di quarantacinque milioni di euro pagabili in cinque anni. Ci sono, ci sembra chiaro, alcune perplessità del giocatore che, nonostante le telefonate di Mourinho, le lusinghe economiche e tecniche messe sul piatto della trattativa da Pinto, non si è ancora convinto a lasciare la Premier. Non tanto il Chelsea, quanto piuttosto se dire no all'offerta che gli è arrivata dall'Arsenal, squadra per cui tifa da sempre, ma che non può prenderlo se prima non cede Lacazette (smentito dal procuratore del francese un interessamento della Roma) o Abumeyang.

Eppure, nonostante le perplessità ancora in piedi, ci sono almeno tre elementi che possono indurre la Roma a un cauto ottimismo per una trattativa in cui ha messo in ballo non solo quasi ottanta milioni (tra costo del cartellino e ingaggio quinquennale dell'inglese da cinque milioni netti più bonus a stagione) ma anche un bel pezzo di credibilità (potete immaginare cosa si scatenerebbe da queste parti nel caso di una fumata nera londinese?). Il primo è un elemento relativo all'incontro di ieri. Dove oltre al procuratore del giocatore, è stato presente anche il papà di Abraham (speriamo non sia come quello di Gerson) che ha voluto conoscere nel dettaglio il possibile futuro del figlio. Il secondo, deduttivo ma non troppo, è che se le parti continuano a parlare, trattare e confrontarsi, è logico che da parte del centravanti non c'è mai stata nessuna chiusura al suo trasferimento. Il terzo è che, per quello che dicono in Inghilterra, in questo momento l'Arsenal (che ha debuttato ieri sera in campionato con Xakha titolare e capitano) non ha la disponibilità per rilanciare sull'offerta formulata dalla Roma al Chelsea. Che, in questa vicenda, è tutto dalla parte del club giallorosso visto che nell'accordo trovato con Pinto per la società di Abramovich è stato previsto anche un diritto di riacquisto.

Per tutte queste ragioni, Tiago è rimasto a Londra (dove ha avuto anche altri contatti di mercato), fissando per questa mattina un nuovo incontro con la controparte. Incontro, però, che il dirigente romanista vuole che sia quello definitivo. Oggi, dunque, la telenovela dovrebbe mandare in onda la punta finale. Quella in cui Pinto e la Roma si augurano di poter brindare all'erede di Dzeko.

Già, Edin. Pure ieri non è arrivata l'ufficialità del suo trasferimento all'Inter. Non tanto perché non è stato annunciato il suo erede, quanto, è stato detto, per motivi burocratici. Che è stato un modo elegante per nascondere una problematica di soldi. Ovvero la Roma al bosniaco, con cui si è lasciata in pessimi rapporti, ha detto che la mensilità di luglio e i quindici giorni di agosto, se li deve far pagare dall'Inter (la somma è superiore ai due milioni di euro lordi). Pare che Dzeko non l'abbia presa bene. Toccherà a lui dire all'Inter di saldare le "misere" mensilità all'Inter che con quello che ha incassato per Lukaku potrà fare lo sforzo di tranquillizzare il giocatore preoccupato, pare, di non poter arrivare alla fine del mese (te possino Edin, potevi salutare con più eleganza).

Ma se Abraham alla fine dovesse dire no, Pinto cosa farebbe? La risposta è nella testa del dirigente, anche se qualche nome alternativo si può cominciare a cancellare. Quello di Lacazette per esempio, ma pare pure quello di Iheanacho, nome ( cartellino di proprietà del Leicester) che ieri è stato fatto per la Roma da Sky inglese. Chi, nel caso, allora? In piedi, per quello che ci risulta, rimane il nome dell'iraniano Azmoun dello Zenit, giocatore gradito da Mou. E' vero che Ramadani (con cui Pinto si è incontrato a Londra) non è più il suo procuratore, ma è altrettanto vero che ha conservato il mandato per cederlo all'estero. Quindi, nel caso...