Hai visto Mourinho? Hai letto Mourinho? Hai sentito Mourinho? Ogni suo passo è seguito con attenzione certosina, ogni gesto viene scandagliato, ogni parola crea fibrillazione. E lo Special One, che certo non è tipo refrattario al clamore, utilizza con una certa regolarità i social per mandare messaggi a distanza. Sicuramente consapevole del suo contributo determinante per accrescere una smania collettiva che a queste latitudini non si respirava da tempo. «Il 6 luglio sta arrivando, grazie Carlitos», ha postato ieri su Instagram a corollario di una sua foto in tenuta ginnica, di corsa sul prato di Hyde Park. Corsa reale per tenersi in forma, assistito dal fido preparatore che lo segue fin dai tempi del Real, Carlos Lalin (cui è rivolto l'ironico ringraziamento del post), in quella Londra che è ormai per Mou seconda casa e dove la sua agenda è ancora fitta d'impegni per l'intero mese di giugno. Corsa metaforica verso la prossima tappa della carriera: Roma, la Roma. E quella data che è più di un suggerimento, il giorno del raduno di una squadra che mai come nella prossima stagione nascerà sotto il segno del nuovo tecnico.

È ancora fisicamente lontano José, ma fa sentire la propria presenza a tutti: club, giocatori, tifosi. È in costante contatto con la proprietà e con Pinto per organizzare al meglio l'estate e suggerire o avallare i nomi che movimenteranno il mercato giallorosso. Ha sentito i calciatori, quelli attualmente in rosa (ai quali ha già assegnato un programma di lavoro) come quelli che vorrebbe aggiungere per renderla più competitiva. Una parola di Mou vale più di mille incentivi. Probabilmente è stata decisiva per la permanenza di Mkhitaryan e potrebbe esserlo per quella di Dzeko. Anche i nomi più caldi in entrata, a partire da Xhaka, certo non nascondono di essere stimolati dall'idea di poter lavorare con lui. Parla da romanista consumato anche attraverso le collaborazioni coi media britannici, The Sun, The Times, Sunday Times, Talksport, per i quali seguirà gli Europei da commentatore: «Con un occhio di riguardo ai miei calciatori, Pellegrini, Spinazzola e Cristante». Dove quel pronome possessivo trascende i normali programmi: è identità e appartenenza.

Mourinho è già completamente calato in una realtà che freme dal desiderio di vederlo da vicino. «Il suo arrivo è una di quelle cose che ti mettono di buon umore - ha aggiunto il presidente del Coni Giovanni Malagò - se sei della Roma è una specie di elettroshock, poi però come si dice: andiamo a vedere che succede». Quel conto alla rovescia cominciato lo scorso 4 maggio ha scavallato il giro di boa e adesso il punto d'arrivo è più vicino rispetto a quello di partenza. Il 6 luglio sarà la data fondante della Roma targata Mou e in quei giorni ci sarà anche la sua presentazione. Nulla di roboante, come pure si era ventilato nelle scorse ore: non c'è bisogno di kermesse in stile hollywoodiano quando c'è una star di prima grandezza a prendersi il proscenio di diritto. E comunque la situazione post-pandemica ancora non permette bagni di folla. Certo è che in qualche modo la Roma e il suo nuovo simbolo si avvicineranno alla propria gente.