Se ha un senso il ranking mondiale che mette in fila le Nazionali calcistiche, il gran favorito per gli Europei che cominceranno venerdì all'Olimpico con la gara di inaugurazione tra Italia e Turchia è il Belgio, seguito a stretto giro dalla Francia. Per i bookmakers, invece, l'ordine è inverso: prima la Francia, poi il Belgio, più o meno sullo stesso piano dell'Inghilterra. Più staccate Portogallo, Spagna, Germania e Italia. Per Mancini, insomma, la semifinale sarebbe già un risultato significativo e attenzione perché il percorso per arrivarci potrebbe essere più agevole arrivando secondi nel proprio gironcino iniziale (con buone probabilità così di incontrare Danimarca agli ottavi, ad Amsterdam e non a Londra, e Olanda ai quarti, nella scomodità di Baku, evitando però tutte le più forti).

Quanto talento

Tecnicamente, a livello di talenti a disposizione, le rose del ct spagnolo del Belgio Roberto Martinez e quella del ct francese Deschamps non hanno rivali nella competizione. I diavoli rossi potranno scendere in campo con Courtois in porta, con Alderweireld, Denayer e Vertonghen in difesa, Castagne e Chadli (o forse Carrasco e Thorgan Hazard) sulle fasce, magari Tielemans e De Bruyne a centrocampo e per esempio Mertens e Eden Hazard alle spalle di Romelu Lukaku. «Giocace contro», avrebbe detto Mazzone.

Per dire invece di quanto sia forte la Francia basta elencare la top eleven degli esclusi, ci viene fuori una formazione in grado di raggiungere le semifinali: Meslier in porta, Mukiele a destra, Upamecano e Fofana centrali, Theo Hernandez a sinistra, in mezzo Bakayoko, Veretout e Camavinga, davanti Nkunku alle spalle di Martial e Lacazette. Non male. In campo andranno invece Lloris (o Maignan, il neo portiere del Milan), e poi in difesa gente come Pavard, Varane, Kimpembe ed Hernandez (del Bayern Monaco), e un'incredibile schiera di fenomeni dalla cintola in su, tipo Kanté e Pogba a centrocampo, con Mbappé, Griezmann e Coman alle spalle di Benzema.

Assai vicina al top è anche la scorta di talento dell'Inghilterra, stufa di essere considerata la parente povera delle competizioni per le Nazionali avendo di gran lunga il campionato più competitivo, come appena testimoniato anche dalla finale di Champions. Ma nell'albo d'oro di Mondiali ed Europei c'è solo un primo posto iridato nel 1966 e poi una lunga serie di delusioni, intervallate da qualche piazzamento onorevole (quarta agli ultimi mondiali, tra le prime quattro agli Europei nel 1968 e nel 1996). Stavolta però nel roster ci sono giocatori come Dean Henderson in porta, James, Chilwell, Maguire, Trippier e Walker in difesa, Jordan Henderson, Lingard, Mount e Kalvin Phillips in mezzo, e davanti Foden, Greenwood, Harry Kane, Rashford, Sancho e Sterling. Non facile per il ct Southgate scegliere la formazione migliore.

Secondo Mancini

Logico che non si possa chiedere a Mancini di puntare alla vittoria contro squadre di questo livello, eppure il lavoro fatto dal ct in questi anni, apprezzato dalla Federcalcio e da tutti i tifosi italiani con un giudizio mai tanto unanime (con il contratto, peraltro, appena rinnovato addirittura fino al 2026), potrebbe sfociare in una imprevedibile affermazione alla prima manifestazione nella quale il ct potrà finalmente misurarsi. L'Italia affronterà nelle tre gare all'Olimpico nel suo gruppo A prima la Turchia, a seguire la Svizzera e infine il Galles. Se vuole tenere alte le ambizioni, la prima e la terza sfida dovranno portare i sei punti utili a garantirsi la qualificazione, se poi vorrà passare da prima (e andare a giocare a Londra il 26 con la seconda del gruppo in cui si trovano Olanda, Ucraina, Austria e Macedonia, ma col rischio poi di trovarsi poi il Belgio ai quarti, ecco perché potrebbe essere meglio il secondo posto) bisognerà trovare il modo di regolare anche la Svizzera dell'ex laziale Petkovic (uno a cui va la nostra simpatia dopo aver costretto in tribunale il suo ex presidente Lotito a pagargli il dovuto dopo un illegittimo licenziamento), una discreta nazionale di talenti tra cui spiccano capitan Xhaka, Remo Freuler, Shaqiri, Embolo e Seferovic. Meno pericolosi i turchi di Ünder, Calhanoglu, Demiral e dell'inossidabile bomber Buyrak Yilmaz, uno che a 35 anni ha trascinato a suon di reti il Lille nell'impresa di battere il Psg nella Ligue 1, e i gallesi di Bale, Ramsey e James (del ManUtd), allenati da Page dopo l'esclusione di Ryan Giggs per l'aggressione compiuta ai danni della sua fidanzata e di un'altra donna.

I tre romanisti

Saranno dunque tre i romanisti a partecipare agli Europei con la maglia azzurra, per una Nazionale che non ha stelle di valore assoluto, ma tanti ottimi giocatori al posto giusto e con il giusto grado di entusiasmo. Sarà una squadra decisamente offensiva, con due difensori esterni come Florenzi e Spinazzola, due centrali d'esperienza davanti a Donnarumma come Bonucci e Chiellini (col giovane Bastoni terzo incomodo), Verratti e Barella in mezzo al campo con Pellegrini e Locatelli a giocarsi l'altro ruolo (Cristante è più dietro), e davanti Insigne, Chiesa e uno tra Immobile e Belotti. Nessun campione, ma una squadra affidabile, guidato da un ct che guida idealmente un movimento calcistico che sta cercando di affrancarsi dall'idea del calcio all'italiana di una volta. 32 le partite giocate dall'Italia sotto la guida di Mancini, 23 le vittorie, 7 i pareggi, appena 2 le sconfitte (per la verità, contro le uniche due squadre in alto nel ranking mondiale, Francia e Portogallo).

Le outsiders

Proprio la Nazionale di Fernando Santos guida l'agguerrito pacchetto delle outsiders, dove si sistema in qualche modo anche l'Italia. In porta Rui Patricio, l'oggetto del desiderio di Mourinho per la Roma. In difesa il pacchetto prevede due stelle del City (Cancelo e Ruben Dias), i vecchi Pepe e Fonte, più Semedo e Guerreiro, a metà campo occhio a Rúben Neves, Moutinho, Renato Sanches, Sergio Oliveira e Bruno Fernandes. Davanti comanda Cristiano Ronaldo, con Diogo Jota, Guedes, João Félix e Rafa Silva. Spagna e Germania stanno lì, vivono un momento di passaggio, ma hanno sempre lo spessore delle favorite, quasi per diritto divino. Basti pensare agli attaccanti tedeschi: Gnabry, Havertz, Müller, Sané, Volland, Werner. Luis Enrique è l'unico ct ad aver convocato 24 giocatori, invece dei 26 consentiti. Un grande orchestra, senza soprani. Tatticamente resta una delle più divertenti squadre da vedere.