Un classico. Quando il campionato si ferma per una sosta, spuntano come funghi i rinnovi contrattuali o presunti tali. Che siano in discussione o meno, si riduce a un dettaglio insignificante. Uno, due, cinque, chi più ne ha, più ne metta. Intendiamoci, in questo senso procuratori e affini sono i primi suggeritori ad alimentare voci su prolungamenti e adeguamenti. In particolare quando il loro assistito è reduce da un paio di prestazioni di quelle santificate da un bel voto in pagella (tenete presente che in passato ci sono state potenti società di procuratori che alla fine delle partite telefonavano a chi quelle pagelle le doveva stilare per garantirsi un mezzo voto in più per il loro assistito). E allora eccoli i rinnovi giallorossi. Da Dzeko a Kolarov, da De Rossi a Lorenzo Pellegrini, da Ünder a El Shaarawy. Possibile? «Nada de nada», niente di niente, è stata la risposta che c'è stata data. Che, per carità, può essere pure una bugia, ma a cui, eccetto forse un caso, tendiamo a credere.

Il turchetto della felicità

E quell'uno non può che essere Cengiz Ünder, considerata l'età, certificato il rendimento, visto un ingaggio (intorno al milione) che è pericolosamente basso per gli standard del terzo millennio. Oltretutto il cartellino del turco è stato rilevato da un signore suo connazionale che ha una società che ha il suo nome, si chiama Bayram Tutumlu management, affidando il ragazzo a un procuratore potente come Ramadani. Anche ieri, a precisa domanda su eventuali incontri per nuovo contratto e relativo stipendio dell'esterno offensivo, la risposta è stata lapidaria, «non c'è stato nessun incontro per parlare del contratto di Ünder». Siamo consapevoli che, in ogni caso, la risposta sarebbe stata comunque questa, ma tendiamo comunque a credere che, finora, tra le parti ci sia stato qualche contatto per dirsi, più o meno, che a breve giro di posta ci sarà bisogno di incontrarsi per rivedere i numeri dello stipendio e della scadenza (2022).

Con tanto di clausola rescissoria? Non è da escludere, ma neppure dare per certa anche perché la Roma, a sue spese, ha già preso atto che qualche volta le clausole possono essere solo controproducenti. Monchi, comunque, non ha nessuna fretta di ridefinire il contratto del giocatore che ha portato a Roma quando nessuno lo conosceva. Dalla sua ha altri tre anni e mezzo di contratto che costituiscono più di una garanzia. Dovrà farsene una ragione anche il signor Tumutlu con cui, ci raccontano, non sempre è semplice andare d'accordo.

Gli altri

Per il resto, invece, è da escludere che ci siano manovre in corso propedeutiche a prolungamenti e adeguamenti. Al momento sono soltanto chiacchiere, al massimo deduzioni più teoriche pratiche. Ci sarà, nel caso, tempo e modo, ora la Roma non ha nessuna intenzione di anticipare i tempi. Del resto l'unico rinnovo che in teoria è urgente sarebbe quello di Daniele De Rossi, il Capitano, data di scadenza il trenta giugno del prossimo anno. Ma è anche vero che entrambi le parti hanno la garanzia della correttezza reciproca. È vero che De Rossi, in tempi recenti, in qualche maniera ha fatto capire che non gli dispiacerebbe poter prolungare ulteriormente il suo eterno legame con la maglia giallorossa, ma è altrettanto vero che all'interno di Trigoria, partendo da Monchi, c'è una stima nei confronti del numero sedici che va al di là di qualsiasi altra considerazione. Si parlerà, magari tra qualche settimana, di un altro anno con un'opzione per un'ulteriore stagione, ma crediamo di poter dire che si può ipotizzare un altro anno con De Rossi Capitano.

Ci sono poi i legami contrattuali di Dzeko e Kolarov, entrambi in scadenza nel giugno del 2020. Dagli entourage del bosniaco e del serbo, è arrivato già qualche segnale di una disponibilità a prolungare, ma sarà la Roma a decidere tempi e modi. Magari con il centravanti si potrà parlare anche di un prolungamento di un paio di stagioni con conseguente spalmatura dell'ultimo anno di un ingaggio che recita poco meno di sei milioni. E poi ci sono i contratti di Pellegrini, Manolas, El Shaarawy. Solo il Faraone è vicino alla scadenza (2020), per gli altri due gli anni di contratto garantiscono la società a poter fare le cose senza fretta.

Si valuterà nei prossimi mesi, senza farsi prendere dall'entusiasmo di procuratori pronti a bussare appena il loro assistito ha giocato un paio di partite importanti.
Un'ultima annotazione. Abbiamo letto di un Rick Karsdorp destinato a un prestito a gennaio. Non è da escludere, soprattutto in considerazione del fatto che l'olandese avrebbe bisogno di giocare, cosa al momento piuttosto complessa visto il rendimento pure di Santon. Da escludere, in ogni caso, che il giocatore abbia cambiato procuratore. È sempre assistito dalla potentissima società orange Seg. Mino Raiola non ne fa parte.