Alla soglia dei venticinque anni si diventa grandi. Finisce il tempo delle promesse e degli esami, comincia quello delle responsabilità e degli oneri. Lorenzo Pellegrini, un quarto di secolo il prossimo 19 giugno, ha scelto da tempo il campo più delle parole, per rispondere presente alle incombenze cui è stato chiamato. La fascia di Capitano della Roma prima di arrivare a lui è transitata sulle braccia di due colossi del calibro di Totti e De Rossi: già soltanto il peso della storia dà la misura del carico. Il numero 7 ha dimostrato di avere le spalle larghe per sostenerlo e se lo è preso tutto, crescendo a vista d'occhio in una stagione che pure è stata complicatissima per l'intero gruppo. In modo particolare da quando ha ricevuto i gradi: i dissidi fra Dzeko e il tecnico, l'eliminazione in Coppa Italia e poi la lunga discesa senza freni in classifica, dopo aver occupato a lungo i posti utili per la Champions. Tutto a pochi giorni da un derby finito malissimo, esattamente quattro mesi fa. Ci sarebbe stata ogni premessa per affondare.

Ma Pellegrini si è tirato su le maniche e ha iniziato ad agire da leader: sempre più insostituibile per Fonseca, tanto da arrivare a collezionare 46 presenze complessive in stagione, sforando il suo personale record di marcature (11, cui vanno aggiunti 9 assist) e superando il traguardo delle 150 presenze in giallorosso. Sempre più punto di riferimento anche per i compagni, dai giovani lanciati nelle ultime settimane e che vorrebbero ripercorrerne le orme, ai più esperti che ne riconoscono carisma e ruolo. Anche perché di questa squadra Lorenzo è l'anima romanista, il ragazzo nato nella Capitale e cresciuto con questi colori addosso fin dall'infanzia. Adesso ne è anche uomo-simbolo e si appresta a vivere il suo primo derby da Capitano designato (in prima squadra, perché in Primavera ha indossato la fascia contro i pari età di Formello in entrambe le gare del 2014-15).

La prima volta in assoluto l'ha celebrata nel migliore dei modi: col gol che ha sbloccato una sfida poi stravinta 3-1. Una rete di tacco. E sotto la Nord. Dopo appena nove minuti dal suo ingresso in campo. Cominciava dalla panchina quel giorno, il 29 settembre 2018. Guardava il mondo che/ girava intorno a sé, Pelle. Con la Roma sotto pelle e una gioia impossibile da frenare. Perché per chi ha la Roma nelle vene come lui questa non può essere soltanto una normale partita che vale tre punti, quanto l'affermazione di un'identità. Nel solco di una tradizione che di Capitani romani, anime romaniste prima ancora che giocatori, ne ha sfornati fin dal 1927. E 93 anni dopo prosegue, nel segno di Lorenzo. Che da tacco a fascia sa perfettamente cosa rappresenta il derby.