Se c'è una cosa che abbiamo già imparato del Mourinho romanista è che sa perfettamente quando e cosa comunicare a una tifoseria che lo aspetta come il salvatore della patria. Dopo una stagione deludente come quella che sta per concludersi se non ci fosse lo Special One i Friedkin avrebbero davvero dovuto inventarlo. Ma José - pronunciato alla portoghese e non alla spagnola - invece è realtà. Non si può ancora fare il countdown vero e proprio all'inizio della sua avventura in giallorosso (sulla presentazione non ci sono novità sostanziali al momento, ma ci sono ancora diversi impegni prima per il tecnico di Setubal, primo fra tutti quello di "giornalista" per Euro 2020), ma a tenere più che viva l'attesa ci pensa lo stesso Mourinho con effusioni digitali, potremmo dire. Anche ieri l'ex allenatore del Tottenham si è lasciato andare a una comunicazione romanista. Si vede che non vede l'ora anche lui di ritornare in panchina e da una sfida così imponente come quella di trasferire la sua mentalità in una città come Roma, eterna ma acerba di vittorie.

Nulla di che, per la verità, nel suo post, che stavolta è stato un video: un uomo in abbigliamento da lavoro per uno sportivo, la tuta, di cui non si vede la faccia ma si riconoscono le mani, oltre che lo sponsor tecnico, che si aggiorna al computer su WyScout (nota piattaforma digitale per addetti ai lavori dove scoprire tutto sui giocatori). Nulla di che, per il mondo. Ma tanto, tantissimo per i romanisti, perché in quella finestra di WyScout c'è niente meno che un video della sua prossima squadra (con Calafiori protagonista) e un sottofondo audio di Sky Sport 24 in italiano. Ma niente sorprese, Mou è nel Regno Unito, almeno fisicamente, mentre la sua testa è già nella Capitale. Sui social è sempre attivo, ieri ha salutato Antonio Valencia che ha dato l'addio al calcio in una lettera aperta ai tifosi dello United: «È stato un piacere lavorare con te e ti auguro tutto il meglio. Sei stato un campione e ho solo bei ricordi del mio capitano. I tre trofei che hai sollevato non potranno essere rimossi. Un grande abbraccio».

Un altro che ha lavorato con Mou e ha parlato di lui è il danese Pierre-Emile Hojbjerg, del Tottenham, che - come ha riportato The Spurs Express - è tornato sull'esonero dello Special One, che l'aveva portato a Londra: «Come giocatore mi sentivo in colpa, ma ho avuto una conversazione davvero bella con lui prima che andasse via e ci siamo salutati. Mi ha dato buoni consigli nel mio percorso. Ha detto che posso sempre scrivergli o chiamarlo». Accostato alla Roma su alcuni "campetti" nei giornali, è sicuramente un giocatore gradito a José, ma non c'è nessun segnale di mercato, almeno per ora. Chi invece potrebbe tornare a lavorare con Mourinho è Marco Amelia. Ieri Sky Sport ha riportato un'indiscrezione forte sulla richiesta dell'allenatore di avere l'ex portiere, fra le altre, di Chelsea (dove lo chiamò proprio Mou) e Roma. Con i giallorossi Marco ha conquistato il terzo scudetto, prima di spiccare il volo altrove nella sua carriera. Ha appena concluso l'esperienza in corsa come allenatore del Livorno in Serie C, non gli mancano soluzioni in Serie B. È chiaro però che una chiamata di Mourinho per la squadra della sua città e del suo cuore (era tra i pochi giocatori presenti sul palco della festa scudetto al Circo Massimo del 2001) andrebbe presa in seria considerazione. Bocche cucite da entrambe le parti, per ora di confermati ci sono solo i 4 membri dello staff che erano al Tottenham: il vice Joao Sacramento, il preparatore atletico Carlos Levin, il match analyst romano e tifoso romanista, Giovanni Cerra, e il preparatore dei portieri Nuno Santos. Ci sarà tempo per scoprire ogni giorni di più sul Mourinho romanista.