A tre minuti dal triplice fischio della gara contro l'Inter Rick Karsdorp andava ancora a mille. Ancora un attimo prima di accomodarsi in panchina per far posto a Bruno Peres, il biondo col numero 2 sulle spalle galoppava avanti e indietro senza soluzione di continuità. Mentre (quasi) tutto il resto della squadra era proiettato in avanti alla ricerca del pareggio, mancante però della benzina necessaria per coprire le ripartenze nerazzurre. È in quel finale così dirompente e al tempo stesso distonico rispetto agli altri una delle immagini simbolo della stagione dell'esterno. Perfino il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro non lo ha scalfito, come le sue spiccate qualità offensive avrebbero potuto suggerire.
Chi lo avrebbe mai detto nella scorsa estate? La risposta è facile perché non ammette eccezioni: nessuno. Quando Rick Karsdorp è stato sul punto di trasferirsi definitivamente dalla Roma ad altri lidi sempre in Serie A (con Genoa e Atalanta le trattative sono state a un passo dalla chiusura), da queste parti in pochi si sarebbero strappati i capelli. L'olandese era reduce da un'altra esperienza con poche luci e molte ombre, perfino lì dove era cresciuto e poi esploso, in prestito al Feyenoord. Nella Capitale portava con sé la nomea poco lusinghiera del giocatore di cristallo, con sottotitolo in calce di pacco poco gradito e da inoltrare altrove. Colpa dei reiterati infortuni, da quello gravissimo ai legamenti crociati, proprio al suo esordio in giallorosso, fino ai corollari traumatici e muscolari, che lo hanno costretto a frequentare molto più l'infermeria che i campi di Trigoria durante il suo primo biennio da romanista.

Ma quest'anno molto è cambiato: merito della fiducia di Fonseca, cui bisogna dare atto di aver trasformato un oggetto misterioso in un vero e proprio patrimonio tecnico per la Roma. Talmente riconosciuto urbi et orbi, da essere uno dei primi giocatori a strappare il rinnovo di contratto alla proprietà, dall'ingresso di Pinto. Eppure anche questa stagione che lo ha finalmente riportato ai livelli che la sua fama di "Locomotiva" imponeva, non era cominciata nel migliore dei modi: già alla prima giornata, nella maledetta gara di Verona, aveva dovuto chiedere il cambio. Crampi, la prima diagnosi. Meno tranquillizzante la prognosi: fuori per circa un mese. «Ci risiamo», la sensazione generale. Smentita categoricamente da una crescita esponenziale per prestazioni e tenuta fisica. Prima dosato accuratamente, poi sempre più titolare inamovibile, Rick ha finito col collezionare 43 presenze in stagione. Nelle precedenti alla Roma ne aveva messe insieme appena 15, tutto compreso. E con un minutaggio davvero modesto. Quasi definitivo nella sua negatività. Invece l'olandese volante ha stupito tutti e adesso è un punto fermissimo, capace di coprire tutta la fascia destra con quella faccia d'angelo a mascherare il fuoco nelle vene. Per informazioni rivolgersi al signor Cavani.