«La Roma è forte e vincerà», a parlare non è un ultrà giallorosso che ripete la strofa di un famoso coro della Curva Sud ma Francesco ‘Ciccio' Tavano. I suoi 120 gol con la maglia dell'Empoli, prossimo avversario della Roma in campionato, fanno di lui il miglior marcatore della storia del club toscano. La sua storia si intreccia con quella della Roma, prima sfiorandola e poi incontrandola. Anche se solo per qualche mese.

Partiamo dall'estate del 2006: una super stagione con l'Empoli e su di lei si scatena un'asta di mercato. La Roma ci prova fino all'ultimo ma alla fine la spunta il Valencia. Com'è andata quella trattativa?
«Avevo diverse proposte, poi si sono fatti avanti gli spagnoli e sono andato lì. L'Empoli preferiva vendermi all'estero ma forse sarebbe stato meglio restare in Italia e scegliere la Roma. Peccato».

Cosa non ha funzionato con il Valencia?
«Dopo una settima mi hanno detto che non rientravo nei piani dell'allenatore, ancora oggi mi chiedo perché abbiamo speso quei soldi per me senza confrontarsi con con il tecnico. Poi sei all'estero, non giochi ed è normale che ci stai male. Mi mancava l'Italia».

La Roma era nel suo destino, infatti l'unica partita da titolare la gioca proprio all'Olimpico contro i giallorossi...
«Fu il mio esordio da titolare in Champions League, un' emozione molto forte. La Roma giocava con le secondo linee e io cercai di dare il massimo anche perché le voci di mercato circolavano già da un po', la partita era a dicembre e già sapevo che di lì a poco sarei approdato in giallorosso».

Infatti a gennaio si trasferisce alla Roma, che ricordi ha di quella esperienza?
«Molto positivi. Ho fatto le mie presenza, abbiamo vinto la Coppa Italia e conquistato il secondo posto in campionato. Io ero fuori condizioni dopo sei mesi di inattività col Valencia e ci ho messo un po' per entrare in forma. Alla fine dell'anno non fui riscatto, il Valencia voleva 10 mln e pensandoci oggi la Roma fece bene a non spendere tutti quei soldi».

Da poco è uscita l'autobiografia di Francesco Totti, un libro ricco di aneddoti. Lei conserva qualche episodio particolare?
«Non uno in particolare ma mi colpiva molto in fatto che quando andavamo a cena con la squadra lui entrava con noi dall'ingresso principale e poi scappava dal retro. C'era sempre tanta gente fuori, quasi tutta per lui. Era sempre costretto a trovare un'uscita secondaria. Sappiamo tutti chi è Francesco Totti e cosa rappresenta per Roma».

Quando lei si è trasferito alla Roma Daniele De Rossi aveva 24 anni, oggi ha ereditato la fascia proprio da Totti. Era già un capitano all'epoca?
«Quando sono arrivato si stava lanciando, era giovane, ma già era uno dei più importanti di quella squadra. Era già un leader pur essendo solo un ragazzo. E poi Daniele è soprattutto una brava persona».

Domani c'è Empoli-Roma, che partita si aspetta?
«I giallorossi hanno avuto un inizio difficile che non mi aspettavo ma i momenti ‘no' ci sono sempre durante un campionato. L'Empoli ha cominciato bene ma sta attraversando un periodo negativo. È una squadra giovane ma costruita bene. Anche senza fare pronostici sono sicuro di una cosa».

Quale?
«La Roma è forte e dopo qualche risultato negativo si è ripresa. La vittoria del derby e quella in Champions le daranno la carica giusta per affrontare questa partita».

Dopo l'esperienza spagnola è ritornato in Italia vestendo diverse maglie, fino all'avventura con la Carrarese in Lega Pro. Sta vivendo una seconda giovinezza?
«Sto vivendo un'esperienza molto positiva, volevo continuare a giocare anche se sono in età molto avanzata. Non volevo smettere. In questo anno e mezzo è mi sono trovato bene, penso che si possa sempre migliorare anche a 39 anni. Ora siamo primi in classifica e le cose vanno bene, spero di aiutare la Carrarese a raggiungere i suoi obiettivi».

In coppia con lei alla Carrarese c'è Massimo Maccarone, insieme formate un attacco da Serie A...
«Forse qualche anno fa (ride ndr), però riusciamo a fare ancora il nostro».

Cambia la categoria, passano gli anni ma la capacità di far gol non cambia mai. E nemmeno l'esultanza, ce la racconta?
«È nata a Livorno con un mio compagno di squadra, ci fu questo gesto di portarsi la testa con la mano durante una sera a cena e mi disse: "Se fai gol domenica perché non esulti così?". La domenica ho fatto gol e da allora ho continuato a ripeterla».

Ha un significato particolare?
«No, il realtà vuole simboleggiare il fatto di essere un po' matto, come se fossi fuori di testa».