Resta solo il derby a questa Roma piccola piccola per dare un senso non ad una stagione, ormai conclamata nel fallimento, ma per evitare lo scivolamento verso il ridicolo che ammanterebbe la squadra nel caso in cui non si riuscisse neanche a difendere il settimo posto dall'assalto del Sassuolo, ieri sconfitto in casa con la Juventus mentre la Roma al Meazza cadeva sotto i colpi quasi svogliati dell'Inter, a segno con Brozovic, Vecino e Lukaku al 90°, con il temporaneo 2-1 firmato Mkhitaryan (11 gol e 11 assist in stagione). Per riuscire nell'"impresa" bisognerà vincere con la Lazio sabato sera, ma se la squadra giallorossa sceglierà la stessa strategia suicida di ieri sera sarà davvero complicato. Inzaghi non aspetta altro.
L'Inter ha fatto il minimo indispensabile, si è limitata a capitalizzare le occasioni gentilmente offerte su un piatto d'argento, risparmiandone pure qualcuna in un primo tempo increscioso per la Roma, e non è bastata la reazione d'orgoglio (?) giallorossa della ripresa per evitare la dodicesima sconfitta del campionato (la sesta nelle ultime dieci). Dzeko ha preso un palo, altre occasioni sono state gettate al vento e alla fine Hakimi e Lukaku si sono trovati in due davanti al povero Fuzato, per il 3-1 definitivo del belga. Fonseca aveva deciso di giocarsela alla sua maniera. Per lui, ormai è chiaro, il centrocampo a tre significa solo con due mediani e un trequartista, soprattutto contro un 352. Nella sua idea evidentemente conta più schermare il regista avversario nella prima impostazione (cosa che peraltro non avviene quasi mai) che difendere più bassi davanti alla propria trequarti, e considerando il valore nullo in non possesso di Pedro, Mkhitaryan e Dzeko, non appena Pellegrini (il guardiano di Brozovic) veniva saltato da un semplice passaggio rapido, lì cominciavano i guai per il povero Fuzato, con Cristante e il non più sorprendente Darboe a sbattersi inseguendo gli avversari, spesso dopo il vano tentativo di anticiparli, e i difensori a correre per tappare i buchi, abbandonati dagli esterni sempre altissimi. Spesso l'Inter doveva solo attendere il momento adatto per colpire, sicura che sarebbe arrivato, girando il pallone fino a trovare l'uscita romanista col tempo sbagliato, che fosse un terzino alto su un quinto, o un centrale in uno contro uno sull'attaccante avversario, o mediano su mediano. E poi, con lo strategico scarico, via tutti di corsa verso la porta romanista, con i biancogiallonerazzurri (nell'orribile divisa inaugurata ieri) a guardarla e i giallorossi, in affanno, a provare a difenderla correndo. I primi due gol sono stati praticamente realizzati in fotocopia, col centrocampista in arrivo dietro, scarico e conclusione piazzata. In una serata, peraltro, in cui in difesa Kumbulla era stato preferito all'affaticato Ibanez, con un evidente gap dinamico da scontare.

Eppure la Roma è riuscita ad arrivare all'intervallo con un miracoloso svantaggio di misura, nonostante le due reti e le due palle gol piene e almeno un altro paio potenziali, con giocatori fermati con interventi fallosi (Santon al 28° su Sanchez che era partito da solo dopo scivolata del romanista, poi bravo a recuperare e persino intelligente a dar fallo solo dopo che il cileno aveva puntato l'esterno) o al limite della regolarità (Kumbulla al 38° su Lukaku). Conte aveva puntato su una formazione con qualche novità nell'immutabile 352, ad esempio l'insicuro Radu in porta al posto di Handanovic, e poi D'Ambrosio e Ranocchia in difesa accanto a Skriniar, Darmian e Perisic esterni con Vecino, Brozovic e Barella interni, e Sanchez accanto a Lukaku. E all'inizio la Roma ha provato a fare la voce grossa, con una buona occasione di tiro (sballato) per l'inguardabile Pedro (sostituito per evidente deficit di rendimento all'intervallo da El Shaarawy), ma è stato un fuoco di paglia. Nella parte centrale del primo tempo, l'Inter si è fatta beffe della Roma trovando sempre il varco giusto per attaccare in corsa, sempre in superiorità o, minimo, in parità numerica. All'11° la prima clamorosa defaillance giallorossa con la difesa sbilanciata sull'apertura a destra verso Darmian dopo azione prolungata di palleggio, mentre in area si andava formando addirittura un 5 vs 3: così sulla palla all'indietro dell'esterno, Brozovic è arrivato completamente da solo a piazzare il destro angolato mentre Kumbulla, che doveva recuperare, è rientrato passeggiando come se la palla fosse già uscita. Con la testa già in vacanza, nonostante la necessità di conservare il settimo posto con l'occasione fornita dalla Juve presto in vantaggio sul Sassuolo, la Roma ha sbandato: al 16° uno scarico di Lukaku mezzo fallosso su Mancini ha favorito il destro di Vecino, ciabattato a lato. Al 20° è arrivato poi il facilissimo raddoppio, con un'altra transizione partita da un errore di palleggio alto della Roma, lancio lungo su Lukaku che si è involato in porta inseguito addirittura solo da Darboe, che è poi caduto all'impatto col gigante nerazzurro, e sullo scarico all'indietro per Vecino, Mancini ha commesso un errore da dilettante, saltando e girandosi sul tiro avversario, con la palla che gli è dunque passata sotto per spegnersi all'angolino a sinistra di Fuzato, uguale al precedente. Al 24° ci ha provato Cristante, al 30° D'Ambrosio. E all'improvviso, subito dopo, una verticale di Mancini per Dzeko con la difesa interista scoperta ha favorito il tocco immediato del bosniaco per Mkhitaryan, bravo ad infilarsi nella difesa e a calciare forte a giro sulla pressione di Darmian, con Radu che ha solo attutito il tiro senza trattenere il pallone. Al 34° un altro buco difensivo romanista da non credere, con la solita mancata lettura di un 2 contro 2, ha messo Vecino in porta, stavolta però Fuzato è stato bravo a respingere. Al 38° Kumbulla è stato graziato di un giallo, al 41° Lautaro in uno contro uno con Mancini non è riuscito a trovare il varco per far gol, al 45° Perisic è stato fermato con un fuorigioco millimetrico (ma aveva proseguito e sbagliato comunque l'assist, quindi non c'è stato bisogno del controllo con le assi del Var), al 47° ci ha provato Perisic, ma il suo destro è andato alto.
Dentro El Shaarawy per Pedro dopo l'intervallo, la Roma a poco a poco ha ripreso il controllo della partita, mentre l'Inter calava vistosamente, chissà quanto fisicamente e quanto solo per un comprensibile rilassamento psicologico, per una squadra che ha vinto lo scudetto e ha 13 punti di vantaggio sulla seconda. All'11° Dzeko, servito da Karsdorp, si è girato e ha preso il palo alla destra di Radu, al 13° lo stesso bosniaco ben servito da El Shaarawy ha trovato il portiere sulla strada per il gol. Al 15° Conte ha capito l'antifona e ha inserito Sensi per Vecino e Hakimi per Perisic, ma la Roma ha continuato ad attaccare, sfiorando il pareggio con Cristante di testa ben servito da Mkhitaryan e rischiando ovviamente molto in contropiede, come al 28° quando l'Inter ha banalmente sprecato un 5 contro 2 (Mancini è riuscito a deviare la conclusione di Hakimi). Al 32° altri cambi hanno accompagnato la sfida verso la fine: Villar ha dato fiato a Cristante, mentre Conte ha richiamato addirittura Lautaro, che l'ha presa malissimo e ha discusso pesantemente con il tecnico. Ma lì chi non s'impegna sta fuori. Amara e sacra lezione assunta guardando un'altra occasione per Pinamonti su regalo di Darboe e poi il contropiede finale, 2 contro 0: facile per Lukaku segnare ancora, per la 22ª volta, la 1ª alla Roma, su assist di Hakimi.