Silenzio. Le ultime parole conosciute di Monchi, sono state date alle stampe nel prepartita di Bologna quando, neppure lui, che pure vive tutti i giorni con la sua Roma, poteva minimamente sospettare la vergogna poi andata in campo al Dall'Ara. Dopo, silenzio. Preannunciato da quell'addio anticipato, nell'intervallo, alla poltroncina dello stadio bolognese. Una rapida incursione negli spogliatoi, quattro parole ai giocatori, poi il secondo tempo seguito davanti al televisore in una saletta appartata per vedere, poi, una Roma peggiore pure di quella del primo tempo. Dire che è deluso è un eufemismo. Non si aspettava certo di doversi confrontare con una crisi così devastante. Aveva immaginato, probabilmente, che visti i tanti cambiamenti qualche problema all'inizio ci sarebbe stato, ma che la sua prima Roma fosse a cinque punti dopo altrettante giornate non lo credeva possibile. E allora sta prendendo di petto la situazione, scegliendo il silenzio ufficiale, ma confrontandosi e parlando con la squadra, con i giocatori uno a uno, con il tecnico, con gli altri dirigenti.

I colloqui

Ne ha fatti tanti in questi giorni. E tutti hanno avuto un doppio filo comune. Il primo: «Conta la Roma». Il secondo: «Di Francesco è l'allenatore della Roma». È stato inflessibile su questi due concetti. Ha cominciato a sottolinearli subito dopo il fischio finale di Bologna. Lo ha fatto sul pullman sociale che ha riportato i giocatori direttamente a Trigoria (unico assente Dzeko che doveva presenziare a Milano a un evento-festa Dolce e Gabbana, stilisti per i quali la moglie aveva sfilato) per l'inizio del ritiro (all'arrivo i giallorossi hanno trovato anche Karsdorp e Coric che non erano stati convocati per Bologna). I colloqui, poi, ieri e l'altro ieri, si sono trasformati in individuali con l'obiettivo di capire le problematiche di ogni giocatore, sperando di trovare le parole giuste per renderle meno problematiche. Monchi ha trascorso gli ultimi due giorni sempre a Trigoria, solo la sera è andato a casa, per poi ripresentarsi prestissimo la mattina successiva per fare colazione con i giocatori. E pure qui, «conta la Roma», «Di Francesco è l'allenatore della Roma». L'obiettivo finale è quello di provare a ricompattare tutti, dall'allenatore ai giocatori, dai giocatori al gruppo, augurandosi che pure l'ambiente possa contribuire a ritrovare la Roma (profumando la città, la Roma farà bene ad aiutarsi da sola).

Tutto su Eusebio

Monchi, fin qui, non ha neppure preso in considerazione l'ipotesi di un cambio di allenatore. Di Francesco lo ha scelto lui e lo difenderà fino all'ultimo. Sembra una sorta di all in pokeristico, mi gioco tutto su Di Francesco, se salta mi prenderò responsabilità e conseguenze. Ecco, le conseguenze. Non siamo dotati della virtù della telepatia, ma non crediamo di andare troppo lontano dalla realtà, se pensiamo che Monchi possa stare pensando a un futuro non più colorato di giallorosso, anche se ambizione e orgoglio continuano a dirgli di voler vincere la sua scommessa romanista. C'è stata però una recente dichiarazione del direttore sportivo che ci ha fatto scattare l'allarme di un possibile addio anticipato. Ed è stata quella a proposito di una clausola rescissoria del suo contratto, una clausola di cui nessuno era a conoscenza e che non c'era nessun motivo per cui venisse ufficializzata. Del resto, all'inizio di questa stagione, l'aveva anticipato che se non avesse vinto in uno-due anni avrebbe scelto di andarsene. Certo, non pensava che le cose precipitassero come è avvenuto in questo primo mese e mezzo di calcio ufficiale. Ma el senor Monchi non è tipo che alza bandiera bianca. È convinto che il lavoro alla fine pagherà. Se così non fosse, poi, non è che gli mancherebbero gli estimatori. Solo in Inghilterra, in tempi recentissimi, sono uscite le notizie che Manchester United e Chelsea, sarebbero intenzionati a prenderlo come ds. E in Spagna non è un mistero che il Barcellona continui a mandargli segnali di apprezzamento e inviti ad andare a lavorare in Catalogna. Club che sono al top del mondo, anche se qui Monchi è considerato all'opposto. Tocca a Di Francesco e ai giocatori rilanciare se stessi, Monchi e, soprattutto, la Roma. Sperando che le chiacchierate di questi giorni abbiano risolto, almeno in parte, il problema Roma.