Se ha avuto un merito la Roma ieri è stato quello di non sentirsi vinta prima della fine, quando l'Atalanta in vantaggio e a un certo punto dominante stava dando l'impressione di tracimare dentro la crisi giallorossa. Ma dopo i venti minuti iniziali equilibrati e dopo un complicato periodo di completo dominio nerazzurro (dal gol di Malinovskyi al 26' del primo tempo all'espulsione di Gosens al 24' del secondo), in superiorità numerica la Roma è montata sopra gli avversari che, impauriti, hanno sbandato e si sono abbassati, lasciando campo all'insperato ritorno giallorosso, col gol del pareggio di Cristante al 75' e tre clamorose palle-gol della vittoria mancate da Dzeko e Perez soprattutto per la grande vena di Gollini. Peccato, ma tutto sommato giusto così, con la posizione di classifica certamente non migliorata: ora però sono sei i punti sopra il Sassuolo e meno tre dalla Lazio battuta a Napoli (ma i biancocelesti devono recuperare ancora col Torino).

La Roma aveva anche cominciato bene la partita contro l'avversaria più forte della Serie A, nel senso proprio fisico del termine. Contro l'Atalanta sta diventando sempre più difficile giocare, a livelli tali per cui non si capisce come non riesca, la squadra di Gasperini, a lottare fino in fondo per lo scudetto. Non è più solo una questione fisica, peraltro, né dinamica, per quanto il gap con le altre da questo punto di vista sia sempre piuttosto marcato, ma anche tecnica e tattica. Questi ragazzi giocano a due tocchi in velocità con magnifica proprietà di palleggio, togliendo ogni volta i riferimenti agli avversari anche in pressione alta, difficilmente perdono un contrasto, fanno insieme le due fasi senza distinzione di ruoli. E quando sono anche aiutati dall'arbitro, come è capitato con l'impreparato Calvarese di ieri, tutto diventa più facile per loro. Fonseca l'aveva anche studiata bene, cercando di tenere la pressione alta costante su ogni portatore, recuperando quindi la versione più spregiudicata e battagliera, chiedendo in fase di possesso continue rotazioni per togliere i riferimenti agli avversari e cercando di verticalizzare anche in maniera improvvisa (ma non casuale) direttamente sulle punte. Così per venti minuti si è vista una partita equilibrata. Gasperini era tornato al più rodato 3421, con il tridente sistemato in modo di avere sempre in non possesso un triangolo con un centrale più basso sul regista romanista (Cristante, più alto dei suoi colleghi di reparto in impostazione) rispetto agli esterni posizionati sui centrali romanisti. Zapata in possesso diventava il riferimento per tutti, Ilicic e Malinovskyi restavano sempre più aperti, con l'ucraino poi chiamato ad essere il vero trequartista. Fonseca aveva scelto la formazione al momento più forte a disposizione, con i due centrali ex atalantini, il terzo (Cristante) vertice basso di centrocampo in possesso e centrale di mezzo in non possesso, Karsdorp e Calafiori esterni e Pellegrini con Mkhitaryan dietro Dzeko. Sette cambi rispetto all'inerte formazione antiTorino: e i frutti all'inizio si sono visti.

Al 15' Pellegrini ha avuto la palla del vantaggio su un bel cross di Dzeko da sinistra respinto corto da Gollini, ma Djimsiti si è frapposto alla conclusione. Poi al 17' era stato lo stesso Dzeko a cercare il diagonale vincente, fuori misura di pochissimo. Nello stesso periodo l'Atalanta era riuscita a trovare pochi varchi, al 9' con Malinovskyi su Pau Lopez, particolarmente attento in questa versione da campionato, poi con Zapata su cross di Maehle al 14', e poi ancora con Zapata. Al 22' l'occasione migliore per gli ospiti, su errore in gestione offensiva di Dzeko, velocissima transizione con Mancini saltato per un errore in pressione e 3 contro 2 con conclusione finale di Ilicic a costringere Pau Lopez al grande intervento. Poi al 26' è arrivato il gol che ha fatto da spartiacque della partita: su un altro pallone perso dalla Roma, via via meno lucida per l'intensificarsi della pressione uomo su uomo dei nerazzurri, Zapata ha servito in fascia Gosens che ha calciato forte e basso in area verso Malinovskyi che nonostante la doppia pressione di Cristante e Ibanez è riuscito a deviare verso la porta sorprendendo Pau Lopez. Da lì la Roma ha perso fiducia e l'Atalanta è ulteriormente cresciuta, sfiorando il gol al 34' con un altro bell'intervento di Pau Lopez su Freuler e soprattutto con una gestione decisamente più autorevole della partita. In questo equilibrio perduto, un ruolo l'ha avuto anche Calvarese che ha glissato su un paio di interventi piuttosto rudi su Mkhitaryan: prima un pestone, al 30', poi una spinta di Maehle pochi minuti dopo. Nessun intervento in campo, muto il var Fabbri: l'avranno vista così, l'hanno vista male.

I primi venti minuti della ripresa sono stati terribili per la Roma: Calafiori (altro risentimento muscolare) aveva lasciato il campo a Peres, ma poco c'entrava il cambio. L'Atalanta si è insediata stabilmente nella metà campo romanista, con una superiorità prima di tutto mentale, dimostrata anche dagli sguardi rubati ai giocatori: cattivi e determinati gli uni, spenti e rassegnati gli altri. Così ogni uscita si è fatta all'improvviso difficile, con i rapaci nerazzurri a rubare ogni palla giocata da gambe sempre più tremolanti, e tre occasioni consecutive in due minuti a dare la sensazione dell'ineluttabile strappo definitivo. E invece Ibanez ha salvato due volte nel cuore dell'area e Romero liberato sul sinistro ha sparato incredibilmente fuori. Gasperini ha sentito l'odore del sangue e ha inserito anche Pasalic e Muriel, capocannoniere panchinaro, richiamando Ilicic e Malinovski. La Roma per un attimo si è destata, con una bella percussione di gruppo finalizzata da Mkhitaryan fuori di pochissimo, ma al 19' è sembrato finire tutto con un'altra azione corale dell'Atalanta rifinita da Zapata per Muriel, completamente solo sul fronte sinistro dove si era ritrovato Peres, come al solito completamente disattento in marcatura: ma la conclusione fuori a porta vuota del colombiano è sembrato un segno del destino.

Poco dopo Gosens, già ammonito, ha steso Veretout arrivato in netto anticipo. Tutta la squadra, panchina compresa, ha chiesto il secondo giallo che Calvarese non voleva concedere, prima del decisivo intervento del Var, a sancire l'inevitabile. E in 11 contro 10 la partita è cambiata, quasi incredibilmente. Dzeko si è subito girato sul sinistro, mandando alto di poco. Gasperini è corso ai ripari togliendo Zapata e inserendo Toloi, ma l'Atalanta si è abbassata fino a piazzarsi davanti alla propria porta. Così al 30' Cristante avanzando non ha trovato rivali e da più di 25 metri ha calciato fortissimo cogliendo l'angolino alla destra di Gollini. Il gol ha galvanizzato la Roma e spaventato ancora di più l'Atalanta e con l'ingresso anche di Perez per lo spento Villar, sono arrivate tre occasioni davvero ghiotte: prima Dzeko dopo una splendida percussione di Pellegrini, con grande intervento di Gollini, poi con una gran palla di Karsdorp a smarcare in area ancora Dzeko che ha deviato di testa alto (togliendo il pallone peraltro a Mayoral, appena entrato e in posizione regolare e ancora più favorevole) e poi con Perez, con un sinistro dei suoi incredibilmente respinto da Gollini, al 48'. Poi negli ultimi secondi non s'è più giocato perché Calvarese ha completato il suo show, prima sanzionando con fallo e giallo un intervento pulito di Ibanez al 49' e poi dandogli addirittura il rosso per un fallo al limite della propria area. E per fortuna Muriel poi ha calciato alto.