«La situazione è Arsenal del ‘71 quattro, Arsenal dell'89 zero, credo che il povero Bob Wilson ci resterà piuttosto male». «Quelli non batterebbero mai una squadra così per 4-0». Il dialogo cult fra Colin Firth e Mark Strong piegati sul Subbuteo nella trasposizione cinematografica di "Febbre a 90", potrebbe fungere da trailer al Torneo "Super 8". Giunto alla decima edizione ma arricchito quest'anno da un eloquente "Forza Roma", che lo qualifica e al tempo stesso ne riserva la partecipazione ai soli romanisti (in programma sabato 22 settembre dalle 15 al Mandarino bar di via Biancamano).

Rispetto al racconto firmato Nick Hornby cambiano ambientazione e squadra (che per noi non è poco), ma le linee-guida restano le stesse: tifosi dello stesso club - di cui indossano la maglia - che si sfidano in punta di dita sul panno verde, con miniature vestite rigorosamente dai colori del cuore. Potrà capitare di assistere a una sfida fra la Roma del 1983 e quella del 2001; o fra una griffata Pouchain e un'altra Adidas; o fra un ricciolo biondo di Falcão e un parastinco sporgente dal calzettone di Totti. Perché l'altra peculiarità del torneo è l'accuratezza con la quale sono rappresentati fino ai minimi dettagli i giocatori.

Vere e proprie creazioni artistiche nella maggior parte dei casi, realizzate nella Capitale ma non solo: la miniatura del 10 con la maglietta " Vi ho purgato ancora" è stata creata a Giulianova; quella del Divino è addirittura opera di un tifoso juventino residente a Dubai. Esattamente come l'artista agnostico dipinge o scolpisce figure sacre. Il Subbuteo del 2018 travalica l'aspetto ludico, aggiungendo all'antico gioco una miscela di arte, collezionismo e sapori vintage. Non potrebbe essere altrimenti nell'era del digitale e del virtuale applicati anche alla dimensione ricreativa.

A dirla tutta, anche la Netcam, casa produttrice italo-spagnola del Subbuteo (di proprietà della multinazionale americana Hasbro) si è piegata alle esigenze dei tempi. Il vecchio gioco, nella forma cara agli appassionati delle generazioni pre-terzo millennio, non esiste più, soppiantato dalle console e dai vari passatempi elettronici. O meglio, vive e si espande ancora per volontà degli appassionati, che realizzano in forma artigianale piccoli (nelle dimensioni) capolavori. Il paradosso è che proprio quella modernità che doveva dare il colpo di grazia al Subbuteo, ha contribuito a farlo risorgere. Mentre smette di essere distribuito nei negozi, sbarca sul web. Dove sorgono siti, blog e forum che ne catturano forme e atmosfere, richiamando l'attenzione di giocatori e collezionisti da ogni parte del mondo.

A diffondere il verbo del caro vecchio panno verde sono in prima fila inglesi e italiani. Rispettivamente quelli che lo hanno inventato e i maggiori fruitori, soprattutto a partire dagli Anni 70. Uno dei quali è detentore di una smisurata collezione, che raccoglie squadre prodotte dal 1929 (per quello che era allora l'antenato del gioco, il Newfooty) al 2003; ma soprattutto organizzatore e anima del torneo tutto a tinte gialle e rosse. Francao, in ossequio al suo idolo incontrastato Falcão («con lui è cambiato tutto, ci ha dato una prospettiva diversa»), si chiama in realtà Franco Esposito e oltre a essere giocatore e collezionista di Subbuteo, è un tifoso di provata fede: «Ero a Genova l'8 maggio del 1983, subito dopo in viaggio per il servizio militare, ma appena potevo scappavo a Roma per andare in Sud a restare estasiato dai cori del Commando». Ora corona uno dei suoi sogni: unire le due passioni. Un mini-campionato fra romanisti, che per ora «è un progetto pilota, un torneo che abbiamo ristretto a dodici amici storici, ma che vorremmo estendere fino a 36 squadre, nel quale a prescindere dalla classifica finale tutti avranno gadget di chiaro stampo giallorosso, in osservanza al motto che chi tifa Roma non perde mai, e per noi è davvero così». Non soltanto per loro.

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