Quanto pesa la presenza di Henrikh Mkhitaryan nella Roma lo svelano i numeri, anche ai più disattenti. In un mese senza di lui, in campionato è arrivato un solo punto, peraltro in una gara giocata male e conclusa con un risultato deludente, quella del Mapei contro il Sassuolo. Per il resto due sconfitte con Parma e Napoli, che hanno allontanato quella zona Champions mantenuta per quasi tutta la stagione. Peraltro senza trovare la via della rete, che pure era sempre stata centrata con facilità in precedenza. E in precedenza l'armeno è stato il vero e proprio insostituibile della squadra: 34 presenze nelle prime 36 partite disputate. Le due eccezioni nella trasferta di Sofia, a qualificazione e primo posto nel girone di Europa League già ottenuti, quando il tecnico lasciò a casa tutti i titolari portando con sé mezza Primavera; e in campionato con lo Spezia, con Henrikh fermato da una piccola noia muscolare.

L'ultima volta però il problema è stato più grave e lo si è capito subito, quando qualche giorno dopo lo stop in campo nella sfida d'andata contro lo Shakthar, Micki si è presentato a Villa Stuart in stampelle. Troppo forte il dolore per poggiare il piede a terra. Lesione al polpaccio la diagnosi, tre o quattro settimane l'ipotesi di prognosi. Una piccola ventata di ottimismo era arrivata alla vigilia del match col Napoli dalle parole del tecnico, che contava di averlo insieme agli altri due infortunati Smalling e Veretout subito dopo la sosta. Ma soltanto un terzo della previsione si è avverato, grazie al rientro del francese, in campo prima nel finale della gara di Reggio Emilia, poi da titolare con l'Ajax. Trafila simile a quella che si prospetta per il numero 77, oggi in panchina e pronto a subentrare, per poi essere disponibile a giocare dall'inizio nella partita con gli olandesi che vale l'accesso alla semifinale europea, un traguardo raggiunto (e superato) già due volte in carriera con le maglie di Arsenal e Manchester United, che occupano altri due posti del tabellone.

Troppo importante Mkhitaryan per questa squadra, come certificato dalla sua incidenza, unica nella Roma e a lungo anche in tutto il resto della Serie A: undici gol realizzati e altrettanti assist vincenti lo hanno tenuto per un bel pezzo ai ritmi dei mostri sacri sparsi nel continente, alla Messi o alla Lewandowski. Al di là delle straordinarie cifre, è quella tecnica portata in dote dall'armeno a esser mancata di più: i suoi duetti con Spinazzola a sinistra hanno costituito una delle maggiori fonti offensive per i giallorossi. L'esterno almeno oggi non ci sarà, ma il ritorno di Micki è oro per la Roma.