Sarò blasfemo. Comprenderò insulti, pernacchie, prese per i fondelli, tutto quello che vi pare. Però azzardo, pur nella consapevolezza che soltanto chi ormai ha i capelli bianchi come i miei, potrà capirmi fino in fondo. Lo scrivo allora: Ibanez mi ha fatto pensare a un altro brasiliano. Portava il numero cinque sulla maglia. Ha cambiato la nostra storia. Difensore, centrocampista, attaccante perché regalava sapienza calcistica in ogni zona del campo. Sì, lui, Paulo Roberto Falcao. Mi ci ha fatto pensare quando con quel sinistro, a una manciata di minuti dal novantesimo, ha scardinato la porta dell'Ajax per un gol vittoria che può essere una mezza promessa di una nuova semifinale europea. Proprio come Falcao. Gol qualificazione dopo stop di petto.

Era l'otto dicembre del 1982, la stagione che poi ci portò a uno strameritato scudetto. Il Divino scaraventò in porta un destro per il due a zero che eliminava il Colonia, uno squadrone all'epoca. Anche in quella giornata sotto una pioggia che ancora sento addosso come l'infinito godimento, angolo di Bruno da Nettuno, leggera deviazione di un difensore, lui, il fuoriclasse arrivato da Porto Alegre, che stoppa di petto e di destro scuote la porta e i cuori della gente romanista. Credetemi, e chiedo scusa se scrivo in prima persona, nelle orecchie sento ancora il boato dei nostri meravigliosi tifosi. E mi rivedo, folle ma felice della mia follia, correre come un forsennato in uno dei corridoi bianchi che c'erano all'epoca all'Olimpico a dividere i settori, con un paio di poliziotti che mi indicavano, sorridendo, magari interrogandosi se era il caso di chiamare la neuro. Ecco più o meno la stessa cosa è successa ieri sera a casa mia.

Ero in piedi, passeggiando avanti e indietro davanti al televisore, come faccio sempre quando gioca la Roma (alla fine sono distrutto come se fossi sceso pure io in campo). Quando ho visto Ibanez stoppare quel pallone ho temuto che il pallone potesse finire nel quartiere a luci rosse di Amsterdam. E invece il centrale difensivo che ha appena prolungato e adeguato il suo contratto, si è ingobbito come si deve fare per tenere basso il pallone, non ci ha pensato un attimo e di sinistro, che poi non è neppure il suo piede migliore, gli ha rotto la porta ai lancieri. Mentre succedeva tutto questo ho rivisto Falcao, quella partita contro il Colonia, l'inizio di tutta un'altra storia, intanto con una notte tutta romana e romanista.

Fantastico. Oltretutto un gol arrivato dopo che il brasiliano aveva rischiato di rovinare tutto regalando di fatto un calcio di rigore agli olandesi. Colpa di quella sua voglia di andare sempre sul pallone. Quando riuscirà a capire e leggere le situazioni di gioco, Ibanez farà il definitivo salto di qualità. Poi, per fortuna, ci ha pensato Pau Lopez a parare il tiro di Tadic dal dischetto. È cambiata la partita. Prima Pellegrini ha pareggiato, oh su punizione anche se la complicità del giovane portiere olandese è stata evidente, poi c'è stato da soffrire, fino a quel sinistro di Ibanez che ha fatto urlare tutti i tifosi giallorossi che erano davanti al televisore a soffrire per la loro Roma.

E allora, caro Roger, raccontaci questa notte olandese, da quel calcio di rigore che poteva essere la sentenza finale sulla stagione della Roma, fino a quel sinistro che ha ribaltato tutto: «È stato un gol bellissimo, il più importante della mia carriera. Mi è piaciuto parecchio, e poi è stato un gol importantissimo perché ci ha consentito di vincere una partita molto difficile contro una grande squadra. Il rigore? Non posso che ringraziare Pau per quella parata che mi ha consentito di tornare in partita senza sentirmi troppo colpevole. Siamo stati bravi, dal primo all'ultimo minuto. Soprattutto siamo stati bravi a soffrire insieme, in particolare nel finale di partita quando l'Ajax si è riversato verso la nostra porta cercando di tornare in vantaggio. Possiamo essere soddisfatti della nostra prestazione. A livello di quarti di finale non è mai facile vincere in trasferta. Ora abbiamo una concreta possibilità di arrivare in semifinale, ma deve essere chiaro a tutti che è terminato soltanto il primo tempo di questa doppia sfida contro l'Ajax. Il lavoro lo dovremo completare nella partita di ritorno all'Olimpico di giovedì prossimo. Ma sono sicuro che non faremo l'errore di sentirci già qualificati. Ora dobbiamo tornare a Trigoria e pensare di continuare a lavorare duro, sapendo che se giochiamo come sappiamo, non dobbiamo avere paura di nessuno. Questa è davvero una vittoria molto importante, soprattutto perché ci può dare una grandissima fiducia per il finale di stagione. Ad Amsterdam avete visto la vera Roma. E tutto questo nonostante i tanti giocatori assenti e l'infortunio di Spinazzola che non ci voleva. Gli auguro di esserci al ritorno».
Sarà difficile. Ma intanto godiamoci questa vittoria. E sarà dolce addormentarsi sognando Ibanez che pare Paulo Roberto Falcao. Stop di petto, gol.