«Dopo pochi mesi ho capito che aveva più talento degli altri, con quel fisico riusciva in ogni disciplina»: parole rilasciate da Jusuf Sehovic a Il Romanista giusto un paio di mesi fa. Il fisico in questione è quello di Edin Dzeko, che Sehovic ha allenato allo Zeljeznicar quando il futuro numero 9 giallorosso era soltanto un bambino. Per lui, Jusuf è stato un educatore, prima ancora che un tecnico. Ma il ragazzino già mostrava doti fuori dal comune. Doti che lo portavano a fare bene in qualsiasi sport. Doti che oggi lo hanno portato a conseguire una laurea in management dello sport dopo un percorso durato tre anni.
Una storia d'amore che parte da lontano, dalla Sarajevo costretta a fare i conti con la guerra, ma che ben presto lo porta a trasferirsi in Repubblica Ceca. Sempre portandosi dietro quella definizione di «zvijezda» («stella») data dallo stesso Sehovic. Aumentano i centimetri e il peso del giovane Edin, e di pari passo cresce il talento: il Teplice fiuta l'affare e, per circa 4 milioni di euro, lo cede al Wolfsburg. Al primo anno in Bundesliga, il ventunenne Dzeko fatica un po'. Ma il suo tecnico, un certo Felix Magath, sa che è solo questione di tempo e gli rinnova la sua fiducia: ha intravisto in lui il diamante che permetterà a tutta la squadra di brillare. Non si sbaglia: Edin lo ripaga con 26 gol in 32 gare, che permettono ai biancoverdi di laurearsi per la prima (e finora unica) volta nella loro storia campioni di Germania. Il suo carisma lo porta a diventare il capitano del Wolfsburg, ma nel gennaio del 2011 arriva la chiamata che non si può rifiutare: Roberto Mancini è rimasto incantato dalle qualità di quel ragazzo alto eppure aggraziatissimo e lo porta al Manchester City. Si conquista lo spazio pian piano, perché davanti ha Tevez, Balotelli e Aguero, ma contribuisce alla conquista di un altro scudetto storico.

Con l'attuale Ct azzurro e con il suo sostituto Manuel Pellegrini però i rapporti vivono alti e bassi e la monumentale campagna acquisti dei Citizens lo porta ad avere sempre meno spazio. Sabatini ne approfitta e lo porta a Roma: Garcia gli consegna le chiavi dell'attacco giallorosso, cosa che farà anche Spalletti quando subentrerà al francese. Anche in questo caso, il primo anno è altalenante: le prestazioni ci sono, i gol meno. Ma di lì a poco arriva l'endorsement totale del tecnico toscano.

L'attaccante perfetto

«Se un allenatore potesse creare al computer il prototipo di un attaccante, lo farebbe identico a Dzeko - dichiara in conferenza Spalletti il 21 novembre 2016 - Edin è l'attaccante perfetto per me». E si vede: alla seconda stagione all'ombra del Colosseo, il 9 mette a referto 39 reti in 51 partite e si laurea capocannoniere della Serie A. La stima con Spalletti, tra l'altro, è ampiamente ricambiata dal calciatore: gli insegnamenti di "Lucio" (che spesso lo sprona ad essere «più cattivo in alcuni momenti della gara») permettono a Dzeko di crescere ulteriormente e di confermarsi come uno dei migliori centravanti del mondo.

Spalletti se ne va e lascia la panchina a Di Francesco, ma Edin ha fatto tesoro degli insegnamenti del tecnico toscano. Lo dimostra soprattutto nella cavalcata europea dei giallorossi: le gare contro Chelsea, Shakhtar e Barcellona sono solo esempi della classe, dello spirito di sacrificio e della tenacia agonistica del ragazzo di Sarajevo. Doti che hanno fatto della «zvijezda», «la stella» un esempio per i compagni e un punto di riferimento per tutti i tecnici che hanno avuto l'opportunità di allenarlo.