Tra la Tottimania e il fato c'è la storia di Denis Conte. Un ventottenne di Carosino, un paesino a 15 km di Taranto e a 534 km da Roma. Anzi, proprio da via Vetulonia, laddove è cresciuto Francesco Totti. Denis ha da poco festeggiato il suo ventottesimo compleanno, in un giorno storico per i colori giallorossi: «Sì, sono nato il 28 marzo 1993. Ho avuto questo privilegio di essere venuto al mondo lo stesso giorno, mese e anno dell'esordio del Capitano in Serie A a Brescia. Ero piccolo, seguivo il calcio ma non tifavo per nessuna squadra, poi a un tratto vidi giocare Totti e mi innamorai letteralmente, era il Mondiale del 2002 in Corea e Giappone: chiesi a mio padre chi era quel giocatore italiano molto forte. Mi rispose che era Totti e che giocava nella Roma e da lì è iniziato un amore incredibile». Eppure quel privilegio di essere nato in una data così importante per la Roma e per il calcio italiano per Denis è venuto alla luce molti anni dopo: «L'ho scoperto molto dopo e ne ho avuta piena consapevolezza grazie al mondo dei social. Vedendo che nel giorno del mio compleanno si moltiplicavano i post su Totti e sulla sua prima apparizione in Serie A. Non ci si trovano poi tantissime immagini di quel momento, giusto le cronache della partita».

Da un paio d'anni lavora nell'azienda della città, all'Ilva, ha una passione sfrenata per il calcio e per tenersi vicino alla squadra del suo cuore fa parte addirittura di due diversi club. E come se non bastasse casa sua è quasi un "museo" romanista con un protagonista assoluto, il numero 10: «Le maglie ho iniziato a collezionarle il giorno del suo addio, nel 2017. Rimasi scioccato da quella giornata e penso di non essere stato il solo. Cominciai qualche giorno dopo a interessarmi presso vari collezionisti privati e per quello che era rimasto negli store. Ho deciso di ripercorrere la sua carriera stagione dopo stagione. Per reperirne alcune ci è voluto davvero tanto tempo e la collezione ancora non è finita. Altre le ho scambiate con qualche amico». Maglie originali della Roma, da store, per intenderci. Qualcuna è anche autografata da Francesco Totti in persona, tramite i Roma Club Taranto e Lucania ai quali Denis si è iscritto nel corso degli anni e con i quali segue quando può la squadra in giro per l'Italia: «Ne ho 60, perché voglio ottenerle tutte: la prima, la seconda, la terza e se c'è la quarta maglia o la versione di Coppa di ogni anno. La sua carriera l'ho coperta tutta, in pratica, e questo è il primo obiettivo raggiunto, perché ne ho almeno una per ogni stagione. Cerco tutte versioni XL da giocatore, con il numero, il font originale e lo sponsor e la condizione dev'essere perfetta. Ovviamente è un'impresa ardua, ma come tutti i collezionisti ho pazienza».

Ma c'è un peccato originale, che rende questa storia anche più magica, perché è una collezione che "s'interrompe" all'inizio: «Sì. Manca la maglia dell'esordio, che sembra davvero impossibile trovare, anche pagandola a peso d'oro. La collezione inizia da Roma-Foggia del '94, dal suo primo gol in Serie A con la nostra maglia numero 9».

Il muro con tutte le maglie di Francesco Totti

Nove, dieci, diciassette, venti, giallo, rosso, arancione, blu e verde petrolio, maglie azzurre, un muro ci è voluto. Sei metri circa di larghezza per quattro di altezza: «Mi sono dovuto organizzare nell'atrio del giardino, volevo farlo dentro casa ma non c'era lo spazio giusto per godersi tutto questo Totti. Ho iniziato il progetto con l'aiuto di mio fratello. Il colpo d'occhio è favoloso». Come favoloso sarebbe incontrare Francesco o, al limite, fargli sapere che opera d'arte c'è a casa sua: «Purtroppo non ho mai avuto l'occasione. Ho visto dal vivo almeno una ventina di partite della Roma in questi anni: ho fatto le trasferte più vicine a Taranto, come Napoli, Benevento e Crotone, ma anche Pescara. E poi ovviamente la maggior parte a Roma, anche venire all'Olimpico in casa per me è una trasferta. Sono stato in tribuna, in curva e in distinti. Non sono mai riuscito ad andare in ritiro, dove di solito è più facile avvicinarsi ai calciatori. Ho iniziato quando Totti era già "grandicello", quando sono diventato maggiorenne e ho finito gli studi, per ovvie ragioni prima non mi ci mandavano. In questo senso sono stato sfortunato perché dal vivo l'ho visto giocare relativamente poco, visto che negli ultimi anni è stato impiegato molto meno. Ho vissuto con intensità proprio l'ultimo periodo del Capitano, dal 2012, anche se ho ricordi dei primi anni che seguivo, i primi anni Duemila e conosco a memoria tutte le sue gesta». Come i gol con la Samp al volo di sinistro e il cucchiaio con l'Inter: «Sono i suoi due gol più belli. Forse più bello quello a Genova, ma vedere gli applausi di San Siro per quel gesto tecnico mi mette ancora i brividi. Al terzo posto ci metto il pallonetto a Peruzzi nel derby del 5-1».

L'addio di Totti è stato struggente: «Ho provato in tutti i modi a reperire un biglietto, ma niente. La sofferenza fu doppia. Ancora oggi quando rivedo quelle immagini non è facile trattenere una commozione sincera. L'ho vista in televisione Roma-Genoa, mi ha davvero segnato. È stato un finale di carriera pesante, sono stato sempre dalla sua parte, anche se non mi sono mai schierato in maniera netta contro Spalletti, comprendendo le sue ragioni e comunque l'interesse superiore del bene della Roma, non aveva senso odiare l'uno per amore dell'altro. È stata una vicenda lunga e complessa, dove ognuno ha una parte di ragione e una parte di colpa, oggi va accettata la decisione di Francesco di essere fuori dal club, in fondo lui la favola calcistica l'ha resa a lieto fine giocando sempre e solo con una maglia, il resto mi importa relativamente. Se ci sarà l'occasione sono sicuro che tornerà».

Nella famiglia Conte si discute per il calcio: «Mio padre e mio fratello sono interisti, mia madre e mio zio sono juventini, io non c'entro niente ma sono felice così. A Carosino, siamo in due o tre romanisti e ovviamente mi chiedono tutti "Come mai sei tifoso della Roma?" e io racconto a tutti questa storia, che per me è la storia della Roma e di Roma. Quello che Totti rappresenta e credo proprio rappresenterà sempre, perché sarà davvero difficile fare meglio». E adesso la speranza è che passi questa pandemia e si torni negli stadi: «Non vedo l'ora, il Covid non ha certo frenato la mia passione, con gli amici romanisti di qui siamo pronti a tornare a viaggiare per seguire la Magica, ne abbiamo bisogno e siamo carichi. Speriamo bene per il finale di stagione, anche se l'obiettivo della Champions sia tramite il campionato che tramite la coppa è difficile, ma ho fiducia in Fonseca. Sarò contro corrente ma mi piace e non lo cambierei a fine stagione se non con un vero top coach come Allegri e, forse, Sarri».