Aeroporto di Ciampino. Terminal voli privati. Sono le tredici e una manciata di minuti di un lunedì da parrucchieri. Un gruppo di solerti cronisti, muniti di telefonino d'ordinanza pronti al video altrettanto d'ordinanza, sono in attesa. Compare una Range Rover bianca. Si ferma davanti all'ingresso. Si apre la portiera del guidatore. Spunta la scucchia di Kevin Strootman, maglietta nera, bermuda in tinta, scarpe da ginnastica. La faccia è ingrugnita, la sua. Non dice una parola, mentre gli altri due occupanti dell'auto, il suo procuratore Vos e il fratello Wesley, vanno a parcheggiare. Poi raggiungono Kevin all'interno del terminal e si imbarcano su un volo battente bandiera di Marsiglia. Nella città francese, li aspetta Rudi Garcia con il sorriso dei giorni migliori, un quinquennale da quattro milioni e mezzo netti (complimenti), un campionato monopolizzato dall'emiro del Psg, l'Europa League che, inutile nasconderlo, sembra una coppa figlia di un calcio minore, una tifoseria con colori diametralmente opposti a quelli che ha vestito per cinque, lunghe, stagioni.

Ci sono lacrime e lacrime

Curioso leggere alcune ricostruzioni sui baci e saluti che, domenica sera, al termine del suo ultimo allenamento da romanista, Kevin avrebbe dispensato a un gruppo che lo ha visto protagonista per cinque anni e un pezzetto. Che ci sia stata qualche lacrima, non è certo difficile da immaginare, un po' meno i virgolettati tipo «mi hanno venduto». Che, per carità, è così, solo che è una parte della verità, quella necessaria per mettere sul banco degli imputati la Roma. Sia chiaro, anche chi scrive non è stato per nulla felice della cessione dell'olandese, in particolare per una tempistica che non può essere per niente condivisa, ma non ci hanno detto che per chiudere un affare servono tre sì, quello di chi vende, di chi acquista e del giocatore. Ci sono stati tutti e tre. Come ha spiegato ieri sera, prima del fischio d'inizio della partita contro l'Atalanta, il direttore sportivo Monchi che da queste parti, secondo più di qualcuno, è tornato a essere un incompetente (eufemismo) ritoccando con mano gli alti e bassi di una città allergica all'equilibrio e alle mezze misure: «Kevin con noi ha giocato tante partite. La decisione di cederlo è stata presa tutti insieme, società, tecnico, giocatore. Perché chi esce dalla Roma è perché lo vuole». Ieri Strootman è sbarcato a Marsiglia, si è subito diretto al centro d'allenamento del club francese, ha svolto una parte delle visite mediche, ha cenato con Garcia, stamattina la sua cessione diventerà ufficiale. Poi farà rientro a Roma per organizzare definitivamente il trasloco.

Obiettivo gennaio

C'è la volontà, diciamo pure la certezza, che nella finestra di mercato del prossimo gennaio, i 25 milioni (più 3 di bonus) incassati per la cessione di Strootman, saranno reinvestiti sul mercato. Un centrocampista o un attaccante di sicuro arriverà. E il favorito numero uno, non è certo una novità, è Ziyech di proprietà dell'Ajax. Il marocchino già nel passato mercato era stato contattato dalla società giallorossa, tanto è vero che di fatto era stato trovato un accordo con il giocatore e a Amsterdam lo davano per partente. La cosa può ripetersi. Ma attenzione ai preliminari di Champions League con l'Ajax impegnato contro la Dinamo Kiev (vittoria dei lancieri nella gara d'andata per 3-1). Nel caso gli olandesi fossero eliminati nella sfida di ritorno, non è escluso che lo possano vendere negli ultimi giorni di mercato. E in caso di vittoria poi il giocatore non sarebbe utilizzabile in Champions League (sempre che la Roma si qualifichi per gli ottavi di finale).