Quando c'è il Parma c'è spesso una nuova fine o un nuovo inizio. C'è stata la fine più bella, il 17 giugno del 2001, ci sono stati un paio di appuntamenti speciali per Francesco Totti (superò Pruzzo nel trono dei bomber romanisti nel 2004 e Nordahl nel 2013 dal secondo posto dei cannonieri di ogni tempo in serie A), e poi la fine di Daniele De Rossi, e tante vittorie decisive e contrassegnate da firme da autore, da Batistuta allo stesso De Rossi. L'anno scorso la sfida col Parma all'Olimpico fu l'inizio di una lunga serie di risultati positivi, sette vittorie e un pareggio, che hanno dato forma e coscienza alla Roma che avremmo poi ammirato quest'anno. Quella fu anche la prima volta del 3421 che Fonseca ha rifinito fino alle più recenti, apprezzatissime versioni. All'andata invece, al Tardini, arrivo l'unica sconfitta di un periodo decisamente positivo, imputabile più alla stanchezza per la fine di un ciclo di partite ravvicinate che ai valori mostrati in quella sfida, decisa nel secondo tempo da Sprocati e Cornelius.

È andata meglio quest'anno, lo scorso 22 novembre, un 3-0 senza discussioni che complicò il rapporto tra Liverani e la squadra, fino all'esonero di qualche tempo dopo che riaprì la strada della panchina a Roberto d'Aversa, l'allenatore che proprio a Parma aveva trovato la giusta dimensione. Inutile sottolineare le assenze della Roma quando anche il Parma ne soffre tante. Ma lo stress neuromuscolare a cui sono sottoposti i giocatori della Roma nell'ultimo periodo, passato peraltro brillantemente come testimoniano le tre vittorie consecutive tra campionato e coppa dopo la sconfitta casalinga con il Milan, autorizzano qualche cattivo pensiero nonostante la differenza tecnica evidente fotografata dal distacco di punti in classifica.

Non ci si può rilassare, dalla sfida con lo Shakhtar al momento del fischio di avvio di Piccinini (che quest'anno ha arbitrato due volte la Roma, a Crotone e col Verona, ed entrambe le volte hanno vinto i giallorossi 3-1) saranno trascorse 66 ore, con tanti saluti alla piena tenuta delle fibre muscolari dei giocatori della Roma che infatti stanno tornando a mostrare segni di cedimento. Ma bisogna stringere i denti, Fonseca chiederà uno sforzo supplementare ai suoi giocatori operando i cambi che la situazione gli consente: ne ha annunciati da tre a cinque, alle 15 vedremo chi avrà scelto, e comunque ne parliamo a parte.

Pensando «partita-partita» come ricorda spesso Fonseca, la Roma è arrivata agli ottavi di Europa League opzionando il passaggio ai quarti e ha toccato quota 50 punti in campionato dopo 26 giornate: da quando ci sono i campionati a 20 squadre, stagione 2004-2005, è successo per la decima volta e nei nove campionati in cui è accaduto la Roma per otto volte è arrivata alla fine tra le prime tre squadre della classifica. E l'unica volta in cui non è accaduto fu comunque ripescata in Champions League per via della squalifica delle squadre coinvolte in Calciopoli 2006. Questo significa che a tutt'oggi, dopo sei mesi di una stagione che ne dura otto, e quindi al 75% del suo svolgimento, la Roma non solo è in linea con le sue ambizioni, ma addirittura ne vanta qualcuna in più.

Il calendario non permette respiri profondi, non ancora: bisogna trattenere il fiato per un'altra settimana, tra Parma, Kiev (per quella che speriamo sia solo una formalità, ma non si sa mai) e la decisiva sfida di domenica prossima col Napoli (20,45 all'Olimpico), che si preannuncia già tesa per via del carico di polemiche susseguite alla decisione di spostare al 7 aprile la partita tra Juventus e Napoli che doveva invece essere recuperata mercoledì. Poi ci sarà una sosta anche se con mezzo mondo in zona rossa bisognerà capire come si potranno gestire le centinaia di spostamenti dei giocatori delle varie Nazionali. Ma ci sarà modo di parlarne.