Arrivato a Roma durante l'estate del 2019, mister Paulo Fonseca è alla seconda stagione sulla panchina giallorossa. Il tecnico portoghese ha rilasciato un'intervista ai microfoni di DAZN. Di seguito, degli estratti da "Balza incontra Fonseca", disponibile sulla piattaforma dal 12 marzo, in vista del match Parma-Roma in programma domenica 14. 

A chi si è ispirato per fare l'allenatore?
"Io ho avuto Jean-Paul, una persona con cui ho parlato molto e che ha fatto crescere la mia passione per l'allenamento. Da quando ho iniziato ad oggi, il mio riferimento principale è Guardiola. Sono anche cresciuto con Mourinho, che ha cambiato il modo di allenare, ha cambiato la leadership nel calcio. A Roma dobbiamo giocare sempre per vincere. Dobbiamo avere sempre questa ambizione. La leadership per me è una cosa molto importante. Io sono sempre molto diretto con i miei giocatori. A volte per il giocatore non è facile accettare la mia verità. Ma penso che sia meglio accettare la chiarezza. Per essere allenatore bisogna avere passione. Svegliarsi e voler sempre andare agli allenamenti e migliorare. Un allenatore non deve mai perdere questa passione".

Sulle regole da far rispettare al gruppo.
"Le regole sono uguali per tutti. Ci sono ovviamente diverse personalità e diversi modi di agire. Ad esempio, io so che se urlo con Mancini è il miglior modo per spronarlo. Ma con Spinazzola devo fare diversamente. Poi ho giocatori a cui non ho bisogno di dire nulla. Il feedback positivo per loro è quando li faccio giocare, quando dimostro di avere fiducia in loro".

Serve anche per far sentire la pressione?
"Il messaggio che voglio trasmettere è sempre quello di divertirsi. Credo che la squadra ora sia più equilibrata anche a livello di emozioni. Non sono una persona che pensa 24h al calcio. Qui a Roma all'inizio ero sempre preoccupato su quello che faceva la squadra. Ricordo che mia moglie una volta era andata in Ucraina, io sono rimasto qui 15 giorni chiuso a studiare tutto per trovare una soluzione. Ora a volte quando sono a casa penso: no, non voglio vedere una partita, voglio vedere un film".

Sul possesso palla.
"A me piace che la squadra abbia sempre iniziativa, che abbia la palla. Quando sono arrivato qui in Italia ero ossessionato dal possesso palla. Adesso per noi sono molto più importanti i momenti di transizione. Per me è il miglior modo di difendere. Mi piace la sensazione di avere il controllo, di creare stress nell'altra squadra per il fatto di non avere la palla. Ma qui in Italia non è facile come in altri campionati. Le squadre si sentono a proprio agio anche senza palla. L'Inter, ad esempio, è una squadra che non ha problemi ad abbassare le linee. Sono molto forti in questo. Io non posso dire lo stesso della mia squadra. La mia squadra quando non ha la palla non è a suo agio".

Come attaccare negli ultimi 25 metri?
"Deve esserci un equilibrio tra il cercare spazio profondo e spazio in appoggio. E anche per noi è difficile. Anche perché io non codifico. Sono i giocatori che devono capire dov'è lo spazio. Abbiamo imparato come arrivare all'ultimo metro, al momento di finalizzare l'azione. Entrare nella seconda linea è molto importante per cercare spazio in una linea che ha 5 giocatori. Jordan (Veretout, ndr) ad esempio capisce molto bene quando deve entrare".

Sulla scelta di un giocatore da parte della società e su Under.
"Non hanno mai scelto un giocatore senza la mia opinione. Io cerco il giocatore funzionale alla squadra. Per me è molto importante chiarire una cosa. Non ho mai detto che Under non è un gran giocatore. È un grandissimo giocatore. Ma per la mia idea di squadra è difficile. Sicuramente, per una squadra che ha un modo diverso di giocare, sarà perfetto".