Dedicato a Marotta. Direte: e che c'entra il massimo dirigente dell'Inter lasciato orfano da Suning? C'entra perché vogliamo parlare di Leonardo Spinazzola. Che, pure ieri sera a Firenze, ha ribadito che su quella fascia sinistra ce ne sono pochi come lui. E allora come non pensare a quello scambio del gennaio dello scorso anno, quando Politano si presentò a Roma con tanto di sciarpa giallorossa mentre Spina nostro, con il muso lungo, si aggirava nella Milano da bere, destinato a firmare un contratto con l'Inter, il tutto al motto viva le plusvalenze? Come tutti ricordiamo non andò come era stato programmato e deciso in un incontro tra i direttori sportivi delle due squadre, Petrachi da una parte, Ausilio dall'altra. Solo che entrambi, meglio così sia chiaro, non avevano fatto i conti con Marotta. Il dirigente nerazzurro stoppò tutto, facendo trapelare anche ineleganti voci su visite mediche non superate dall'esterno romanista. L'affare saltò, Politano e Spinazzola fecero il viaggio di ritorno. Poi il giallorosso è rimasto a Trigoria, mentre il ragazzo cresciuto nel settore giovanile di Trigoria, dopo qualche giorno rifece le valigie in direzione Napoli.

Ma, ribadiamo, meglio così. Soprattutto dopo aver visto lo Spinazzola di ieri sera, un gol e visto il risultato pazienza per l'autogol: «È stato importante segnare per aprire la partita, nel primo tempo avevamo difficoltà a trovare soluzioni. Poi è arrivato l'autogol, non so come l'ho presa... menomale che abbiamo vinto altrimenti mi sarei mangiato le mani. Ci abbiamo creduto fino alla fine e ci ha detto anche bene. Non avevo capito che il gol di Diawara fosse regolare, penso sia stata una questione di millimetri. Il mio gol? Mi sono fidato delle qualità di Mancini. Sapevo che poteva trovarmi perfettamente e l'ha fatto. Il mister e lo staff mi dicono spesso di provarci».

Spinazzola, anche a Firenze è stato devastante su quella corsia sinistra. Ieri sera, poi, ci ha messo pure il gol, anzi i gol dobbiamo dire. Meraviglioso quello infilato nella porta della Fiorentina. Una rete in cui c'è tutto quello che deve avere un calciatore: intuito, tecnica, intelligenza tattica, coraggio. Lancio in verticale di Mancini (che con quel lancio ci ha rifatto capire perché Fonseca, lo scorso anno, in emergenza lo schierò a centrocampo), Spina che taglia il campo da sinistra a destra, fa scendere il pallone e di destro al volo infila sul primo angolo con un movimento che di fatto ha tolto un tempo al portiere avversario. Del resto si vede che la Fiorentina gli porta bene. Già nella partita del girone d'andata all'Olimpico, l'esterno gli aveva fatto gol, ieri sera ha concesso il bis. Peraltro, e che peccato che è stato, che il bis lo abbia concesso pure nei novanta minuti del Franchi. Nel senso che dopo quel meraviglioso gol ne ha fatto un altro altrettanto bello solo nella nostra porta nel tentativo maldestro di rinviare un cross rasoterra. Spinazzola per recuperare aveva fatto l'ennesima corsa della sua partita, su quel pallone evidentemente ci è arrivato con il fiato corto e quel pallone è finito alle spalle di Pau. Un autogol che sembrava aver compromesso una vittoria che serviva come il pane, ma poi per fortuna nel finale ci ha pensato Diawara a restituire il sorriso a tutto il mondo romanista.

Certo che se Spinazzola si mette anche a segnare, allora la sua maturazione a ventotto anni che compirà il prossimo ventitrè marzo, si può dire completata. Quante volte abbiamo sentito parlare dell'esterno come di un giocatore che per fare il definitivo salto di qualità doveva cominciare anche ad avere un po' di confidenza con la rete avversaria? Quella di ieri sera è stata la rete numero quattro nelle sue sessantaquattro presenze con la maglia giallorossa. Oltre ai due alla Fiorentina, ne fece altrettanti nel suo primo anno da romanista, uno all'Inter e l'altro in Europa, contro gli austriaci del Wolfsberger, gol da copertina di Mai dire gol.

Non solo i gol, c'è anche un altro aspetto che sta lì a testimoniare come Spinazzola stia disputando la sua migliore stagione. Lo abbiamo scoperto, infatti, giocatore capace di interpretare con buona autorevolezza il ruolo di centrale difensivo, oltretutto in una difesa schierata a tre. Fonseca, viste le tante disgrazie che gli sono capitate in questa stagione, lo ha schierato più di una volta sulla linea difensiva, pur nella consapevolezza di essere costretto a dover rinunciare alla formidabile spinta offensiva del giocatore sulla corsia sinistra. Lui lo ha fatto senza battere ciglio, dimostrando una duttilità tattica che è sempre un valore aggiunto per un calciatore. E poi c'è da dire, toccando ferro, che la facilità agli infortuni che negli anni precedenti ne aveva limitato il rendimento, ora sembra un ricordo sbiadito. Per Spina la stagione sarà lunga. Insieme a Pellegrini è il giallorosso sicuro di andare agli Europei. Da titolare a sinistra, scommeteteci.