Quest'anno sarà più dura per tutti. Per i cronisti, che alla vigilia della gara cercano segni e indiscrezioni per offrire ai propri lettori il numero più alto possibile di certezze sulla formazione che verrà mandata in campo, ma soprattutto per lui, per Eusebio Di Francesco, che quella formazione dovrà immaginare prima di ogni partita, valutare nelle sessioni di allenamento e poi spiegare ai suoi ragazzi, a chi partirà dall'inizio, ma più che altro a chi resterà fuori (e in Champions, dove ancora vige la limitazione a sette degli uomini da portare in panchina, al momento sarebbero otto quelli che dovrebbero guardare le partite addirittura confinati in tribuna).
È la conseguenza della ricchissima rosa che è stata messa a disposizione dell'allenatore della Roma e se è vero che una tale ricchezza di giocatori porta vantaggi tecnici alla squadra che scenderà in campo, qualsiasi essa sia, è altrettanto vero che Di Francesco dovrà rifinire la sua abilità dialettica e le sue capacità di gestione proprio per prevenire eventuali mal di pancia.
A partire ovviamente dalla sfida di Torino che vedrà la Roma impegnata domani (alle 18 il calcio d'inizio) e che essendo oltretutto l'esordio ufficiale dopo le cinque amichevoli giocate nel precampionato presenta alcune zone oscure su cui l'allenatore dovrà far luce, magari sin dalla conferenza di oggi (12,30 a Trigoria), ma più probabilmente direttamente domani quando la dirà ai suoi giocatori e di conseguenza la renderà pubblica. Già perché se l'anno scorso molto spesso Di Francesco molte indicazioni le dava già alla vigilia in conferenza stampa, quest'anno forse sarà meno generoso e di conseguenza aumenteranno i dubbi su cui discutere prima delle gare.
Per domani ad esempio sembrano essere appena sette le certezze su cui convergono tutte le indicazioni raccolte sino a oggi, dal 9 luglio con il primo giorno di ritiro fino all'allenamento di ieri mattina a Trigoria, al quale hanno preso parte tutti i giocatori (solo Nzonzi ha lavorato a parte, tutti gli altri stanno bene). Non ci sono troppi dubbi riguardo al fatto che in campo dall'inizio saranno mandati Olsen, Florenzi, Manolas, Kolarov, De Rossi, Pastore e Dzeko, certezze della scorsa stagione e grandi investimenti (tecnici, prima che economici, della nuova). Gli altri quattro dovrebbero essere Fazio, Cristante, Ünder ed El Shaarawy, ma su questi ci sono ancora diversi dubbi, alimentati dalle candidature altrettanto autorevoli di Marcano, Lorenzo Pellegrini e Strootman, Kluivert, Schick e Perotti. E oltretutto già diamo per scontato che partiranno sicuramente in seconda fila Mirante (con il terzo portiere, Fuzato), Karsdorp, Juan Jesus, Luca Pellegrini (uno dei più performanti giocatori del lungo ritiro, al netto degli indolenzimenti muscolari che ne hanno rallentato l'inserimento in prima squadra), Gonalons (ancora in rosa, finché non sarà venduto), il jolly Santon, l'ancora acerbo Coric, i giovani Bianda e Zaniolo e l'ultimo arrivato, Nzonzi.
28 giocatori in totale, tanti, forse troppi, di sicuro è impensabile che siano tutti imbarcati sul charter per Torino. Gonalons, oggetto di una trattativa con il Siviglia, potrebbe non essere convocato, probabilmente resteranno a casa anche Nzonzi, Bianda e Coric, forse anche un altro difensore. In panchina ne andranno dodici, quindi rispetto alla rosa almeno in cinque dovranno andare in tribuna o resteranno a casa. Piccola, fastidiosa sconvenienza rispetto al grandissimo vantaggio di avere una rosa tanto ricca e una squadra che, chiunque giocherà, sarà sulla carta più forte di quasi tutte le avversarie.