Ci risiamo, nel giorno in cui ci si può rimettere comodi in zona Champions e avvicinare addirittura il secondo posto sfruttando qualche passo falso intorno, la Roma invece il passo lo fa all'indietro, sconfitta ancora contro una grande, e stavolta è il Milan che pareva avvitato in una crisi definitiva, e invece esce rigenerato da una serata in cui la Roma ha dovuto sempre inseguire e quando pareva poter pareggiare il conto è arrivato il guizzo dell'ineffabile Guida (sempre sconfitti all'Olimpico con lui quinta volta consecutiva, ultima vittoria nel 2017), il pessimo arbitro di Torre Annunziata che prima si fa convincere da Irrati al Var a dare al Milan il rigoretto del pestone di Fazio su Calabria e poi non sanziona con altrettanta durezza un chiaro fallo di Theo Hernandez su Mkhitaryan. Ma la Roma come dicevamo ci ha messo del suo, con le grandi sono solo tre i punti conquistati sui 24 in palio nelle otto sfide giocate sin qui e a questo punto la questione diventa ingestibile, assurge a sentenza e porta a chiedersi se non sia il caso di cambiare qualcosa anche tatticamente, una volta che è diventato chiaro a tutti che dal punto di vista caratteriale la squadra qualche mancanza ce l'ha. In più regalare uomini così importanti quando il livello si alza contribuisce ad alimentare la confusione, se vai in campo con un solo centrale titolare, se Villar e Pellegrini restano nell'anonimato e se davanti non c'è la carismatica presenza di Dzeko. In più regali fiducia agli avversari con un avvio balbettante, e quando poi pareggi il vantaggio su rigore di Kessie con il decimo gol di Veretout, ti ritrovi ancora a gettare al vento la possibilità del sorpasso impacchettando a Rebic il gol della vittoria.
Ma tutto nasce da quell'avvio choccante: sono bastati un paio di minuti di pressioni estreme al Milan per impostare la partita in maniera dominante soprattutto dal punto di vista psicologico e i giallorossi si sono lasciati soverchiare, abbassando paurosamente il baricentro (con gli esterni schiacciati dietro e Veretout chiamato spesso ad uscire largo su Calabria) e mostrando i limiti tecnici nella prima impostazione, con una serie di incredibili errori su passaggi corti e medi che hanno consentito al Milan di prendere d'assalto la porta di Pau Lopez. Niente di inedito, peraltro, niente di nuovo, niente di sperimentale nel Milan con la solita veste del 4231, con Ibra riferimento offensivo e Calhanoglu a rifinire le giocate, con Rebic scatenato a sinistra per via soprattutto della continua assistenza di Hernandez e Saelemaekers più cauto a destra per la minore partecipazione di Calabria, in mezzo Tonali e Kessie, dietro Tomori preferito al confuso Romagnoli, e Kjaer guida del reparto. E solita Roma con le pressioni non particolarmente alte, ma troppo lenta e insicura nel fraseggio, con Mancini, Cristante e Fazio quasi sempre allineati a Karsdorp e Spinazzola, Villar e Veretout in mezzo, Pellegrini (nella versione moscia) e Mkhitaryan alle spalle di Mayoral, che quando si alza il livello tende a sparire.

Il fatto è che il Milan non ha dominato tatticamente, ma si è trovato a gestire tre o quattro palloni dentro gli spazi larghi tipici delle transizioni negative, di quando cioè si perde il pallone all'improvviso con tutti gli uomini aperti o sbilanciati. Così sono arrivati diverse occasioni. Ha cominciato Ibrahimovic, poi su corner Kjaer in fuorigioco millimetrico dal secondo palo aveva rimesso un gran pallone per Ibra su cui aveva salvato sulla linea Fazio per poi capitolare su Tomori, anch'egli però in fuorigioco. Al 5' ancora Fazio ha giocato un pallone a Pau Lopez sul piede sbagliato, e col campo bagnatissimo per le abbondanti innaffiate del pre-gara, lo spagnolo ha regalato il pallone a Ibra, ma poi è stato bravo a respingere il suo primo tentativo, e sul secondo lo svedese ha provato a fregarlo di tacco mandando fuori e ignorando Calhanoglu che arrivava dritto per dritto. Poi ha perso palla Villar e Rebic è partito in tandem con Ibra e gli ha passato la palla a porta vuota quando però il suo compagno era ormai in fuorigioco. Roma graziata, ma ancora sotto choc, su una mischia nata su palla persa da Karsdorp, Cristante ha salvato su Ibra, poi ha sbagliato ancora Fazio e stavolta Pau ha salvato su Rebic, e sul corner ancora Zlatan ha deviato alto di spalla.
Poi la Roma s'è ripresa, e ha creato qualche pericolo riprendendo fiducia a poco a poco, prima con uno schema offensivo a favorire una conclusione di Veretout su torre di Mayoral (neutralizzata da Donnarumma), poi su una punizione ben calibrata in area e mal gestita da Theo, su cui Mayoral non è stato pronto, e sul successivo corner Mancini ha fatto una bella torre per Mkhitaryan che ha battuto Donnarumma, ma Guida ha annullato per fallo di Mancini su Hernandez (c'era). Poi Veretout lanciato nello spazio da una bella intuizione di Mkhtaryan è stato sbilanciato nell'uno contro uno da Tomori, ma l'arbitro anche stavolta ha lasciato proseguire, quindi Pellegrini servito ancora dall'armeno si è trovato due volte vicino a Donnarumma, ma è stato fermato da Tomori e, alla disperata, da Tonali e infine Mkhitaryan su gran servizio di Karsdorp ha provato a superare Donnarumma con uno scavetto, ma ha sbagliato la misura. In questo segmento di partita il Milan si è fatto vedere solo in un paio di ripartenze, su cui Pau Lopez ha fatto il suo dovere. E quando tutto sembrava portare all'intervallo senza reti, un pestoncino di Fazio su Calabria proprio sulla linea laterale dell'area ha spinto Irrati al Var a richiamare alla visione Guida che in campo non si era accorto di niente: classico rigoretto da Var che Kessie ha trasformato.

Al primo tempo pieno di episodi ha risposto un secondo subito brillante: perché dopo un tentativo terminato fuori di Hernandez, la Roma al 5' ha subito riequilibrato il risultato, con una percussione di Spinazzola scaricata all'indietro su Veretout che dal limite ha controllato in corsa e poi battuto Donnarumma col solito destro a giro. Quattro minuti dopo la Roma ha avuto anche la palla del vantaggio, sul solito asse Spinazzola-Veretout che per eccesso di generosità invece di tirare da sinistra ha cercato di servire Borja Mayoral, solo a centro area, ma la palla è stata intercettata da Tomori. Ibra ha poi lasciato il campo come aveva fatto all'intervallo Calhanoglu, dentro Leao per lo svedese e Brahim Diaz per il turco. E qui c'è stato il suicidio della Roma, con un possesso gestito male da Pau Lopez che senza alcuna pressione ha cercato di servire alto Spinazzola, Calabria è intervenuto e ha subito verticalizzato per Saelemaekers su cui Villar non ha accorciato con la dovuta virulenza, così il belga ha potuto servire Rebic che ha sfruttato l'inerzia del ritorno di Mancini (che era largo e tranquillo nell'impostazione di Pau Lopez) e lo ha scavalcato attaccando proprio il lato da cui il difensore proveniva, per poi battere con un bel sinistro il portiere spagnolo. Fonseca ha così dato più spinta inserendo Peres per Fazio (abbassando Karsdorp) e poi El Shaarawy per l'opaco Villar, e per poco Mkhitaryan non ha trovato subito il varco giusto, girandosi sul sinistro proprio a sfruttare un suggerimento di Peres, ma sfiorando solo l'incrocio dei pali.
Altri cambi hanno portato in campo Diawara e Pedro per Veretout e Mayoral e subito dopo c'è stato l'episodio decisivo, con un'altra grande percussione a sinistra per El Shaarawy che ha servito in area benissimo Mkhitaryan sul cui destro di prima Donnarumma ha respinto in tuffo, la palla tornata in campo è stata gestita male da Hernandez che l'ha persa sulla pressione dell'armeno e così non ha potuto far altro che attaccarsi col braccio alla sua gamba per impedirgli di segnare: ma clamorosamente Guida ha visto un fatto di Miky e l'ha ammonito per proteste, come aveva fatto prima con Fazio e Fonseca e poi con Pellegrini. L'ultima occasione è stata poi nei minuti di recupero per Pedro, servito da El Shaarawy, ma il suo sinistro storpiato è stato respinto da Krunic e sul tap-in Micky è stato neutralizzato da Donnarumma.