Sottovalutato. Ci sembra il participio passato perfetto per rendere bene l'idea su come sia stato valutato, giudicato, commentato il ritorno di Stephan El Shaarawy alla Roma. Eppure il ragazzo che era emigrato in Cina perché gli avevano garantito una vagonata di soldi, ha ventotto anni (ne farà ventinove il prossimo ottobre); è un nazionale italiano; alle spalle vanta una carriera che basta riesaminarla per capire come sia importante; una motivazione solida come la voglia di andarsi a giocare il prossimo Europeo con la Nazionale e anche, se non soprattutto, si è ripresentato a Trigoria avendo in valigia il suo cartellino che alla Roma è costato zero. Cosa che, per chi non fosse pratico di bilanci, vuole dire che pesa zero, per quel che riguarda l'ammortamento, sui conti giallorossi che, come sappiamo, non sono certo di quelli che possono farti dormire tranquillo.

Nonostante tutto questo, abbiamo sentito alzare gli osanna per il Milan che aveva riportato in Italia quello che resta di Mandzukic (già fermo per problemi muscolari), ma lo zero assoluto per il Faraone che, per tutto quello che abbiamo detto, è stato probabilmente il miglior colpo messo a segno da una squadra italiana nel mercato di gennaio. Ma pare proprio che nessuno se ne sia accorto. Meglio per la Roma e per El Shaarawy, ci viene da dire, vorrà dire che se ne accorgeranno strada facendo. Strada che non poteva essere subito in discesa visto che Stephan si è ripresentato a Trigoria orfano di otto mesi di calcio alle spalle. Colpa di questa maledetta pandemia che da un anno sta bloccando il mondo, lui costretto a rimanere in Italia e a parlare con lo Shanghai soltanto via mail, nessuna partita ufficiale se non un misero minuto giocato in Nazionale dove, comunque, Roberto Mancini ha continuato a convocarlo. Per mesi, assistito anche da un preparatore personale, si è allenato in solitudine. Ma anche chi non è troppo esperto di calcio, sa bene che allenamenti solitari e mancanza assoluta di una verifica in campo contro avversari veri, possono voler dire davvero poco per quel che riguarda condizione fisica, tecnica, agonistica. Fonseca, dopo avergli dato il bentornato accogliendolo a braccia aperte, lo disse subito che per rivedere il Faraone in campo, ci sarebbe voluto un po' di tempo. Non solo per fargli ritrovare la migliore condizione, ma anche per inserirlo in una squadra che non è esattamente quella che il giocatore aveva lasciato un anno e mezzo prima per trasferirsi in Cina, facendo lievitare a dismisura il sette e quaranta suo e di tutta la sua famiglia, a cominciare da quello del fratello Manuel.

Così è stato. Due-tre settimane di allenamenti sempre più intensi, poi la disponibilità a tornare in campo. Cosa già accaduta giovedì scorso in Portogallo nella sfida d'andata dei sedicesimi di finale di Europa League, quando il tecnico portoghese a una ventina di minuti dal fischio finale lo ha rispedito in campo. La conferma di una fiducia da parte di Fonseca che c'è sempre stata, a partire da quando disse subito sì nel momento in cui la società gli chiese se era d'accordo nel far tornare il Faraone a Trigoria. Venti minuti contro il Braga giusto per riscoprire l'effetto che fa e, soprattutto, per riproporsi come qualcosa più di un'alternativa nelle scelte offensive. Scelte che sono ricche e lo diventeranno ancora di più quando pure un certo Zaniolo tornerà a rispondere presente. Ecco, dopo la riprima volta a Braga, oggi a Benevento per El Shaarawy ci sarà, ne siamo quasi certi, il nuovo esordio nel calcio italiano. L'ultima volta è una data che nessun romanista può dimenticare, ventisei maggio del 2019, l'ultima volta di Daniele De Rossi con la nostra maglia, lacrime, emozioni, il cuore che batteva forte.

Improbabile che Fonseca lo mandi in campo nella formazione titolare, se non altro perché sa bene che poi sarebbe un cambio obbligato perché il ragazzo difficilmente può avere i novanta minuti nelle gambe, ma nel corso della partita la cresta del Faraone la vedremo a Benevento, trequartista alle spalle del centravanti che sarà. La Roma sta giocando un modulo diverso rispetto a quello che ricordava El Shaarawy, ma lo stesso giocatore nel corso della sua conferenza di presentazione, ha già spiegato che poi i compiti che deve svolgere non sono poi così differenti rispetto a quelli che aveva quando sulla panchina giallorossa sedeva Eusebio Di Francesco. Attaccante esterno, meglio a sinistra che a destra, che deve accentrarsi per scambiare con un compagno oppure andare direttamente al tiro con quel destro a rientrare che ce lo ricordiamo bene. Gli auguriamo di farcelo tornare a vedere il prima possibile. Magari già stasera a Benevento giusto per riprendere un percorso interrotto troppo presto. Il Faraone ormai è pronto. È la sua ora e in questo finale di stagione può essere l'arma in più della Roma.