Ibanez chi? Confessatelo, perché più o meno un anno fa, diciamo alla fine del mercato di gennaio del maledetto duemilaventi, quando Gianluca Petrachi ufficializzò l'acquisto del centrale difensivo brasiliano, in molti si chiesero chi mai fosse. Interrogativo, all'epoca, reso ancora più inquietante dai costi dell'operazione: nove milioni per il cartellino più un milione e trecentocinquantamila euro per le commissioni, cifra totale superiore ai dieci milioni che la Roma ha già cominciato ad ammortizzare. In compenso c'è da dire che il ragazzo brasiliano si è presentato a Roma con un contratto quinquennale da appena settecentocinquantamila euro netti, cifra decisamente moderata per gli effetti speciali a cui da anni ci ha abituato il rutilante mondo pallonaro. Anche perché, Ibanez chi? L'interrogativo ci poteva pure stare, considerando che nella sua breve permanenza all'Atalanta nessuno lo aveva visto. A cominciare da Gasperini che l'aveva mandato in campo giusto una manciata di minuti perché, dicono a Bergamo, l'acquisto di Ibanez era stata un'intuizione del direttore sportivo Giovanni Sartori con cui l'esuberante tecnico dell'Atalanta non sarebbe in buoni rapporti. Eppure quando sbarcò a Orio sul Serio, l'aeroporto di Bergamo, Ibanez lo fece da ex del Fluminense, titolare della nazionale olimpica brasiliana, apprezzatissimo in patria dove gli pronosticavano, presto, la promozione nella Selecao. Il tutto a poco più di vent'anni (il difensore è del novembre 1998). Da quello sbarco, poi il silenzio assoluto. Al punto da pensare che l'operazione di Sartori (uno tra i più bravi dirigenti del nostro calcio) si fosse rivelata un flop.

Un anno dopo quel flop si è trasformato in un successo. Grazie anche alla Roma che lo ha fortemente voluto ingaggiando pure un duello di mercato con il Bologna che di fatto lo aveva acquistato prima che all'orizzonte si materializzasse la maglia giallorossa (Walter Sabatini, ora al Bologna, all'epoca si arrabbiò di brutto con i procuratori del giocatore). Non solo la Roma ci ha creduto, ma pure Fonseca. Che, dopo i primi mesi di studio del brasiliano, una volta che gli ha dato fiducia non gliel'ha più tolta. Lo ha fatto esordire nella prima del dopo lockdown (Roma-Sampdoria). Da quel momento Ibanez è andato quasi sempre in campo. Nove presenze nel passato campionato, addirittura ventidue (tutte, ventuno da titolare) in questa stagione. Numeri che ne hanno fatto un imprescindibile a tutti gli effetti della Roma, con Fonseca suo principale sponsor. Ha giocato quasi sempre bene (derby a parte), ha confermato i giudizi che in Brasile avevano di lui, si è ripreso la nazionale olimpica e, pure, l'estate scorsa ha scoperto che alcuni club europei e italiano si erano fatti vivi per acquistarlo (di sicuro il Tottenham ha offerto venticinque milioni, offerta rispedita al mittente dai Friedkin).

Alla luce di tutto questo, pur in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo, non deve sembrare inelegante il fatto che i suoi procuratori abbiano chiesto un adeguamento contrattuale (ora, per dire, Ibanez guadagna meno di Calafiori). Forti, i procuratori, della volontà del ragazzo che ha già dichiarato di voler continuare la sua avventura con la Roma. E allora, possiamo dire con ragionevole certezza, che il nuovo accordo è stato già trovato. Conseguenza di un primo contatto telefonico che Tiago Pinto ha avuto con i procuratori brasiliani (Giuliano Bertolucci e Frederico Moraes). Contatto che si era concluso con una differenza di circa duecentomila euro tra offerta e richiesta. Differenza che è stata azzerata in un successivo incontro che Pinto ha avuto con il socio italiano dei manager brasiliani. La fumata bianca è arrivata intorno al raddoppio dello stipendio, un milione e mezzo compresi i bonus, e con un prolungamento fino al giugno del duemilaventicinque. Le firme saranno messe nelle prossime settimane. Non c'è fretta. I nuovi numeri economici del giocatore entreranno nel bilancio giallorosso dal prossimo primo luglio, quando cioè dalla somma totale si detrarranno gli ingaggi di Juan Jesus (2,2 netti) e Bruno Peres (1,5).

Intanto Ibanez pensa a giocare. Ieri la Roma lo ha proposto nella breve conferenza stampa che si è tenuta a Braga alla vigilia dell'impegno di oggi dei giallorossi contro i portoghesi nella gara d'andata dei sedicesimi di finale dell'Europa League. Ibanez ha detto poche parole ma chiarissime: «Siamo in un buon momento, abbiamo l'atteggiamento giusto per competere in qualsiasi competizione. Abbiamo un buono spirito di squadra e dobbiamo lavorare su questo per rinforzarci. L'Europa League non è la Champions, ma è una competizione molto importante, dove giocano grandissime squadre, motivo per il quale servirà la massima concentrazione possibile contro tutti gli avversari per cercare di arrivare il più lontano possibile». Speriamo.