Appena 107 minuti distribuiti in quattro presenze. L'equivalente di poco più di una partita per Edin Dzeko in questa edizione di Europa League. Frutto di una scelta tecnica ben precisa nel girone: dare spazio a chi aveva giocato di meno. Scelta che ha pagato, non soltanto permettendo alla Roma di centrare qualificazione e primo posto con ben due turni d'anticipo, ma soprattutto fornendo alternative molto più credibili anche in Serie A. L'esempio più eclatante è Villar, diventato titolare fisso nel torneo nazionale proprio dopo quell'esperienza. Competizione europea che è servita a far salire le quotazioni di Borja Mayoral, fino a sovvertire le gerarchie nel ruolo di centravanti a suon di gol, complice anche la querelle fra il bosniaco e l'allenatore, esplosa dopo la gara di Coppa Italia con lo Spezia. Ma rientrata già nella settimana che ha preceduto la sfida con la Juventus. Eppure tanto a Torino quanto domenica scorsa con l'Udinese, Dzeko si è seduto in panchina, almeno inizialmente. Adesso tocca nuovamente a lui, proprio in coppa, uno dei suoi terreni di caccia preferiti. Il numero 9 è il primo cannoniere della storia romanista nella Coppa Uefa/Europa League con 12 reti, primato che condivide con una leggenda come Rudi Voeller. E a proposito di leggende, Dzeko segue soltanto l'onnipresente Totti in classifica dei bomber all time nei tornei continentali con 27 centri (28 per il Dieci a cui andrebbero aggiunti i 10 dei preliminari, che la Uefa non contempla in questo genere di graduatorie). Edin aggiunge al bottino anche 15 assist, che portano le reti procurate a 42 in 47 apparizioni. È stato lui il condottiero della Roma nell'exploit che ha portato a un passo dalla finale di Champions nel 2017-18. E l'anno prima aveva vinto la classifica marcatori in EL. Insomma, una garanzia. Anche in termini di esperienza. E domani a Braga l'attacco può tornare ad affidarsi ai tre più esperti. Con Edin e l'inamovibile Mkhitaryan dovrebbe esserci Pedro - tornato al gol con l'Udinese dopo un periodo complesso - a ricomporre dal primo minuto il tridente d'inizio stagione, che però non ha mai cominciato una gara nel 2021. All'abbondanza davanti (dove oltre a Mayoral, Pellegrini e Perez ora si è sggiunto El Shaarawy) fanno però da contrappeso le ristrettezze dietro, con gli stop di Smalling e Kumbulla, che ancora ieri hanno svolto lavoro individuale e non ci saranno in Portogallo. Difesa obbligata, con Mancini, Cristante e Ibanez, che ha recuperato dalla contusione al ginocchio. Possibile un cambio in mediana, dove Diawara è pronto a dare un turno di riposo a Villar, sempre titolare da dicembre, al contrario del guineano, che l'ultima nell'undici titolare l'ha gocata proprio in Europa, a Sofia.