Chissà se i Friedkin sanno. Il gol di Turone, le mani addosso al presidente Dino Viola, il rigore su Gautieri, il fallo laterale di Aldair, gli sputi ai giocatori della Roma, la tripletta di Rocchi, ma anche quel gol di Montella che faceva rima con scudetto, roba che ancora oggi quando a uno gli ritorna in mente, il sorriso dei giorni migliori è un'inevitabile conseguenza. Chissà se i Friedkin, oggi, alla loro prima volta nel regno sabaudo, si presenteranno conoscendo quello che vuole dire per il tifoso della Roma, pure il più tiepido, la sfida alla vecchia signora del nostro calcio. Magari ai nuovi proprietari, qualcuno avrà raccontato tutto quello che vuole dire la sfida alla Juve, una rivalità sbocciata nei mitici anni ottanta e che dopo, comunque, è sempre rimasta la stessa, pure nelle stagioni in cui il faccia a faccia significava poco più per noi che per loro, anche se negli ultimi trenta anni, per una stagione, la doppia sfida non c'è stata perché la Juve era in serie B (non sappiamo a voi, ma a noi fa sempre un certo piacere ricordarlo). Pure se sapessero, in ogni caso non potrebbero capire e, sia chiaro, non potrà mai essere una colpa.

Papà Dan e Ryan oggi voleranno a Torino e saranno nella tribuna migliore dell'Allianz Stadium, quello stadio di proprietà che, prima o dopo, ci auguriamo che possa far parte anche del patrimonio giallorosso. Ci saranno come quasi sempre da quando sono sbarcati a Roma, per seguire la loro squadra che omaggerà con una maglia particolare i 150 anni della Capitale proprio lì, nel regno sabaudo. Ci saranno, comunque, conoscendo bene cosa voglia dire Juventus nel calcio italiano ed internazionale. Non è certo un mistero che i Friedkin, prima ancora di entrare nel vivo della trattativa per l'acquisto della società giallorossa, abbiano ascoltato alcuni dei massimi esponenti del nostro sport per capire situazione e prospettive del campionato italiano. Parlarono con il presidente del Coni Giovanni Malagò, ma anche con la famiglia Agnelli. E in quell'occasione, non si confrontarono a proposito del mercato automobilistico, il core business di entrambi i gruppi, i sabaudi con il marchio Fca, i texani con quello Toyota. No, parlarono di calcio e dintorni. Ci furono un paio di contatti, all'epoca. Il primo fu esplorativo, usando un termine politichese. Alcuni dei massimi dirigenti del gruppo Friedkin si presentarono a Torino per confrontarsi con i dirigenti bianconeri per scoprire pregi e difetti del nostro calcio, ma anche per capire nel dettaglio come funziona un club importante come la Juventus. Il secondo contatto fu diretto con Andrea Agnelli, per conoscersi e darsi appuntamento a qualche mese più tardi, entrambi con il ruolo di proprietari.

Tra le due società si può dire con ragionevole certezza che ci sia reciproca stima. Anche se non è assimilabile a un'alleanza. Basti pensare alla questione di grande attualità dei diritti televisivi del nostro calcio. Roma e Juventus non sono proprio sulla stessa lunghezza d'onda, i giallorossi vorrebbero sistemare in fretta la questione, i bianconeri sembrano più dubbiosi e preferiscono andare con i piedi di piombo. Ma questa di rivalità è davvero poca cosa rispetto a quella che, da sempre, c'è sul campo. E sugli spalti, anche se pure oggi pomeriggio saranno vuoti come ormai avviene da troppo tempo e chissà quanto dovremo ancora aspettare per tornare a emozionarci con uno stadio pieno. Ecco, magari, i Friedkin, a proposito di stadio di proprietà, stasera, dopo i convenevoli, potrebbero chiedere qualcosa a proposito dei vantaggi che garantisce un impianto di proprietà. Agnelli potrebbe rispondere che da quando ce l'hanno, lo scudetto se lo sono cucito sempre loro sulla maglia. Hai visto mai che i Friedkin...