«Non è soltanto un centrocampista fisico, ha molto calcio nei piedi»: parola di Ramon Rodriguez Verdejo, per tutti semplicemente Monchi. Furono queste le dichiarazioni del ds durante la presentazione al Siviglia di Steven N'Kemboanza Mike Christopher N'Zonzi, calciatore all'epoca acquistato dallo Stoke City con il difficile compito di rimpiazzare M'Bia, reduce dalla seconda vittoria consecutiva in Europa League.

Parigino congolese

Nato sul calare del 1988, precisamente il 15 dicembre, a La Garenne-Colombes - sobborgo distante dieci chilometri dal centro di Parigi - figlio di madre francese e padre congolese, ha mosso i primi passi nel Racing Paris. Dopo una sola stagione, è arrivato il primo grande balzo in avanti, il Paris Saint-Germain anche se non era ancora quello dell'emiro. N'Zonzi ha iniziato così ad allenarsi presso il centro sportivo di Camp de Loges, dove doti fisiche superiori rispetto ai coetanei hanno convinto gli allenatori delle giovanili ad utilizzarlo spesso nel ruolo di centravanti. Dal 2002 al 2005 è stato protagonista di un autentico valzer: prima in Normandia al Lisieux, quindi Caen, Beauvais, fino alla lunga e fortunata esperienza all'Amiens. Il debutto tra i professionisti è arrivato nel novembre del 2007, nel match di Coppa di Francia con il Raismes, quindi nell'aprile successivo l'esordio da titolare contro il Bastia. L'annata che ha cambiato la carriera di N'Zonzi è stata quella 2008-‘09: nonostante la retrocessione dell'Amiens nel Championnat National (la nostra serie C), Steven disputò un'eccellente stagione da regista davanti alla difesa.

L'approdo in Premier

La sua è sata una carriera un po' a scoppio ritardato, a rilascio graduale che lo portarono, dopo alcune settimane, ad attraversare la Manica per raggiungere il Blackburn. Acquistato da un fondo indiano, il club puntava al ritorno al vertice della Premier League rispolverando i fasti del titolo conquistato nel 1994-1995 grazie al letale Shearer. Le aspettative però non vennero per nulla rispettate, ma N'Zonzi riuscì comunque a fregiarsi del titolo di miglior giocatore dell'anno per i tifosi dei Rovers (2009-‘10). Un'annata iniziata disputando anche un'amichevole contro la Roma: a Bolzano finì 2-2 il match tra il Blackburn e gli uomini dell'allora mister Spalletti. La retrocessione dei Rovers non fermò la scalata di N'Zonzi che, sul gong della sessione estiva del 2012, passò allo Stoke City esordendo da migliore in campo contro il Manchester City. «Il ragazzo è pronto per la Champions», il commento del tecnico Tony Pulis sul nuovo acquisto. È con Mark Hughes in panchina (stagione 2013-‘14) che N'Zonzi ha trovato la sua dimensione preferita: l'allenatore lo ha liberato dai compiti di sola rottura per esaltarne le capacità di palleggio e verticalizzazione degne di un direttore d'orchestra. Nonostante i dissidi con l'assistente Mark Bowen che lo accusò di aver messo in scena una sceneggiata chiedendo la cessione, N'Zonzi fu il faro di uno Stoke capace di mettere in mostra un calcio atipico per la Premier League.

La chiamata di Monchi

Nell'estate del 2015 arrivò così la chiamata del ds Monchi e il trasferimento al Siviglia per poco più di sette milioni di euro. L'adattamento in Liga fu abbastanza traumatico tra l'espulsione nella gara d'esordio, la salmonellosi contratta che ne limitò l'utilizzo e l'apprendimento degli schemi di Unay Emery. Nella seconda parte di stagione però arrivò la pronta risalita e la vittoria finale in Europa League, complice anche l'assoluzione nel processo intentato dalla moglie Lynda per violenza domestica, un procedimento che ai tempi dello Stoke lo costrinse a saltare la premiazione di miglior giocatore dell'anno. L'arrivo di Sampaoli sulla panchina del Siviglia permise a N'Zonzi di tornare a ricoprire il ruolo di faro di centrocampo, tanto da meritare il soprannome di "Polpo" grazie alle doti di recupero palla e distribuzione precisa e soprattutto repentina della stessa.

Campione del mondo

Una crescita costante che ha convinto il ct Deschamps a convocarlo e a farlo esordire con la nazionale maggiore nel novembre del 2017 contro il Galles per poi portarlo a Russia 2018, dove ha giocato quaranta minuti nella finale vinta con la Croazia laureandosi campione del mondo. In precedenza N'Zonzi aveva disputato alcune partite con l'Under 21 senza però lasciare il segno. Casualità vuole che Steven avrebbe potuto indossare la maglia di altre due nazionali: quella della Repubblica Democratica del Congo, con la chiamata rifiutata nel 2011 prima e nel 2012 poi, quella dell'Inghilterra nel 2016 in base agli oltre cinque anni di residenza nel paese britannico, richiesta rispedita al mittente dalla Football Association malgrado le pressioni del padre. Nonostante i 196 centimetri d'altezza, N'Zonzi è un regista dal fisico non dominante che fa del palleggio e della lucidità i suoi punti di forza. Il paragone di inizio carriera con Patrick Vieira è stato così scalzato e Steven si è affermato semplicemente come N'Zonzi. Un calciatore dalla carriera a scoppio ritardato che, avvicinatosi ai 30 anni, ha trovato la sua dimensione con un curriculum di tutto rispetto con oltre 200 presenze in Inghilterra, più di 130 a Siviglia e l'esperienza internazionale figlia delle apparizioni in Champions, Europa League e le nove con la nazionale francese con cui si è laureato campione del mondo. Gol realizzati in carriera: pochi. Ma questa è l'ultima delle qualità richieste a un direttore d'orchestra, il cui compito è quello di dare il giusto spazio ai violini capaci di impensierire le difese avversarie. Nota a margine: come rivelato tramite i profili social dal 2017, Steven preferirebbe la dicitura Nzonzi senza l'apostrofo inserito erroneamente nella trascrizione.