A Torino, in quello stadio, tranne la scorsa estate abbiamo perso in tutti i modi. Dominando, non scendendo in campo, meritando di pareggiare. Di misura, con risultati rotondi, subendo un solo tiro in porta oppure prendendone troppi, vedendoci sventolare sotto al naso cartellini di ogni colore, sbagliando colossali occasioni da rete.
La sapete una costante d'ognuna di queste partite? Le attese, le aspettative. Non d'andare e giocarsela, eh. D'andare e vincere, anzi stravincere. Perché se tutti hanno la coscienza che all'Allianz Stadium – valore dell'avversario + legge del West: vale tutto. Per loro... – è straordinariamente tosta per chiunque nessuno sa, però, poi resistere alla tentazione di pensare che per noi sarà facile. Paradossale, no?
E così ogni giorno che si avvicina la partita, il risultato si fa più rotondo... Che se il lunedì si parte con un morigerato «Potremmo farcela» già dal martedì deflagra l'escalation: 0-2! Tre il mercoledì e via-via a crescere quasi ricalcando Italia-Inghilterra venti a zero con gol, anche, di Zoff.
Perciò sapete che c'è? Che questa volta – sabato, oltretutto, le assenze saranno pesantissime: Pellegrini, Smalling, il "rientro" graduale di Dzeko e io ci metto, sempre, pure Zaniolo... – meglio vivere l'attesa di questa partita in modo differente, senza enfatizzarla troppo anche se, naturalmente, un risultato positivo rappresenterebbe una vera e propria svolta: uno slancio incredibile.
Caso contrario... Nessun ponte da far saltare. Questo campionato racconta di una classifica in cui, ogni domenica, tutto torna in discussione per ogni squadra e la ROMA, comunque la si voglia raccontare, è sempre lì a lottare per il suo obiettivo: il rientro in Champions League. Perciò, per questa trasferta in Piemonte, meglio non scomodare il Colosseo, tenere fuori l'Impero e tutta la consueta letteratura sui gladiatori che, tra l'altro, non m'ha mai appassionato se legata al calcio. Cosa diversa, invece, la determinazione: sabato me l'aspetto, ce l'aspettiamo tutti.
E quella che per noi deve essere una giusta pretesa, per loro – squadra e mister, mister e squadra – deve rappresentare un'esigenza. Questo, perciò, chiediamo al gruppo e questo, per la ROMA, deve essere il punto di partenza.
Quello d'arrivo, invece, lo stabilirà il campo.