Attenti, piccoli talenti sparsi in giro per il mondo che giocherete contro la Roma. In qualunque momento e e qualsiasi sia il risultato della partita, Monchi vi osserverà e vi cambierà il destino, se ve lo meriterete. Se Ante Coric è alla Roma, ad esempio, lo deve a 53 minuti di una partita giocata quasi due anni fa in Champions League al Sanchez Pizjuan di Siviglia, contro la lanciatissima formazione spagnola guidata all'epoca sulla panchina da Jorge Sampaoli e sul campo da un certo Steven N'Zonzi: finì 4-0 per il Siviglia (il terzo gol lo fece proprio il francese di origini congolese), e Coric uscì all'ottavo del secondo tempo quando il risultato era ancora fermo sull'1-0. Giocò da esterno sinistro di un centrocampo a 4, con cinque difensori dietro e un'unica punta davanti, ma lo fece con una personalità tale che in tribuna il ds andaluso non potè evitare di annotare sul taccuino il suo nome.

E come le pupille di Paperone assumono fattezze di dollari quando accumula denaro, così gli occhi di Monchi quel giorno si trasformarono in palloni, come sempre gli succede quando vede talenti puri liberare sul campo la loro fantasia. Oggi, due anni dopo, Ante Coric corre agli ordini di Di Francesco e Ramon ogni tanto s'informa, come un papà premuroso lontano da casa chiede alla moglie come stanno i bambini. Massara, il più discreto dirigente che il mondo del calcio abbia mai conosciuto, lo relaziona ogni giorno. E tutti s'innamorano.
L'ultimo in ordine di tempo è stato Totti, che durante la diretta Twitter l'altra mattina ha speso per lui parole davvero lusinghiere: «Questo ragazzo lascerà tutti i tifosi a bocca aperta». Del resto tutti quelli che lo hanno visto, come Monchi quel giorno, sono rimasti folgorati. Provate a scorrere un po' di titoli dentro alla macchina del tempo: nel 2014 (ottobre) i media diedero conto di un interesse del Bayern Monaco, ma essendo ancora minorenne rimase a Zagabria; a luglio 2016 fu lui a rifiutare la corte del Napoli: «Non mi interessa, voglio crescere qui»; a ottobre 2016 l'Inter provò a consolarsi del sorpasso della Juve su Pjaca allungando i suoi artigli su Ante, ma l'assalto non andò a buon fine; a maggio 2017 gli esperti di mercato lo davano vicinissimo alla Sampdoria mentre sei mesi dopo il ds croato smentiva l'interessamento della Juventus.

Adesso resta da capire come uno con un curriculum già così formato (è uno che a 21 anni ha già totalizzato 167 partite da professionista, di cui 8 in Champions League, realizzando 32 reti e 24 assist senza mai giocare da attaccante, anzi sì, una sola volta, contro la Juventus in Champions League nel 2016), possa entrare nelle rotazioni di centrocampo di una squadra che ha già due uomini di valore in ognuno dei tre ruoli previsti da Di Francesco (De Rossi e Gonalons/N'Zonzi, Lorenzo Pellegrini e Cristante, Strootman e Pastore). Al momento, è il 7° centrocampista della rosa ed è stato utilizzato solo mezzala o addirittura esterno alto di sinistra col Tottenham, per via dell'infortunio di Ünder e dell'indisponibilità di El Shaarawy. La sensazione è che sarà una mina vagante per tutti e in prospettiva chissà che non diventi un centrale alla Kovacic. A vederlo sembra proprio la sua copia. Anche se lui ha altre fonte d'ispirazione. Come ha detto ieri su Instagram ai tifosi «i riferimenti sono Modric, Totti e Isco». Li ha scelti scarsi.