Quando gli chiedi del suo ruolo nella cavalcata dell'Under 19 all'Europeo, Nicolò Zaniolo risponde come da copione: «Siamo un grande gruppo, ci conosciamo da anni. Un gruppo in cui chi non partecipa è importante come quelli che giocano». Giusto dirlo, ancor più giusto sapere che non è vero: alcuni sono più importanti degli altri. E il centrocampista offensivo arrivato alla Roma nella trattativa Nainggolan, è uno degli uomini chiavi della squadra di Nicolato, che oggi a Seinajok, in Finlandia - ore 18.30 italiane, in diretta su Rai Due - si giocherà la finale dell'Europeo Under 19, contro il Portogallo. Ovvero lo stesso avversario del 2003, anno dell'unico trionfo azzurro nella categoria, primo successo in carriera di Simone Padoin, che giocava terzino sinistro, perché Chiellini giocava più avanti, esterno di centrocampo nel 4-4-2 di Paolo Berrettini.

In attacco Pazzini e Della Rocca, con Ciccio Lodi pronto a subentrare sulla trequarti, in difesa Mantovani del Torino, e una nutrita pattuglia di romanisti: Aquilani era il faro del centrocampo, Ferronetti il terzino destro, Paoloni il portiere titolare, Scurto il difensore centrale di riserva. Oggi - visto che a Trigoria hanno chiesto di lasciare con Di Francesco Luca Pellegrini, che sarebbe stato titolare fisso - di romanisti ce ne sono due: Marcucci, il regista della Primavera, e Zaniolo, che i tifosi giallorossi hanno visto solo da avversario, nelle ultime sfide con Inter Primavera. Qualcuno lo ha seguito in tv in quest'Europeo, e ha scoperto un giocatore di un'intelligenza calcistica superiore. Per l'Italia è stato decisivo: il primo gol all'Europeo lo ha firmato lui, l'ultimo lo ha fatto segnare, mandando in porta Kean nella semifinale con la Francia.

«Di solito faccio il trequartista qui in Nazionale, in quella partita sono stato utilizzato come mezz'ala. Ho visto Moise partire, conosco la sua velocità, e così l'ho lanciato subito in profondità, e ha segnato».

Un lancio filtrante calciando d'esterno, d'alta scuola. Non l'unico della partita, peraltro...

«Ho provato a lanciarlo anche appena prima dell'intervallo, aveva dribblato il portiere, ma non è bastato per il terzo gol».

Raccontaci il tuo di gol, all'esordio, contro la Finlandia.

«C'è stato un rilancio del nostro portiere, e una spizzata di Scamacca. E io, sapendo quanto è bravo lui in quel tipo di giocata, ero scattato in avanti, per prendere la seconda palla. L'ho controllata bene e ho battuto il portiere in uscita».

Hai avuto paura che finisse quel giorno, il tuo Europeo?

«All'inizio un po' sì, avevo preso una bella botta, in quella stessa gara. E all'inizio non riuscivo neppure a poggiare il piede per terra. Sono stati bravissimi, i fisioterapisti della Nazionale. Ho iniziato la seconda in panchina, subentrando nel finale, poi sono tornato titolare».

Sei l'uomo chiave di questa Nazionale. Quello che va a prendere pallone e responsabilità...

«Faccio il trequartista. E il trequartista deve arretrare, e prendere palla dai compagni. Però devo migliorare fisicamente, e lavorare sul piede debole, il destro».

Uomo chiave, pur non essendo uno dei veterani in azzurro.

«Hanno cominciato a chiamarmi dall'Under 18, un paio d'anni fa. Alcuni dei miei compagni stanno qui dall'Under 15...»

La tua carriera è esplosa in questi anni. Iniziando, di fatto, con lo svincolo della Fiorentina...

«Hanno fatto altre scelte, e sono andato all'Entella. Ho fatto bene, sono entrato nel giro azzurro, ho esordito in B, e sono andato all'Inter».

Con l'Entella Primavera hai anche giocato all'Olimpico.

«La finale di Coppa Italia, contro la Roma. Per l'Entella fu un traguardo enorme, del tutto inatteso. Per noi giocatori un'emozione grandissima, sapendo in che città andavamo a giocare, quello che c'era fuori...».

E ora quella città ti aspetta. Anche se ogni tanto si parla, per te, di un futuro in prestito.

«Io voglio giocare nella Roma. E non vedo l'ora di arrivare. Ovviamente, dopo aver chiuso nel modo migliore questo Europeo».

Che, intanto, vi ha già garantito la possibilità di giocarvi un Mondiale, l'anno prossimo con l'Under 20.

«Fare il Mondiale sarà una grande emozione. Sapevamo che c'era questa grande occasione, centrando la semifinale. Ma non vogliamo fermarci qui. Non siamo venuti per qualificarci per l'anno prossimo».

Il mondiale Under 20, il contratto con la Roma... lo hai già superato tuo padre? Lui è stato un ottimo attaccante tra C e B, ma la A non l'ha mai vista...
«Ma non siamo in concorrenza, anzi. È fondamentale, mi aiuta molto, coi suoi consigli, dentro e fuori dal campo».

Forse non è ancora avvenuto, ma il sorpasso ormai sembra inevitabile.