Lollo. Cinque lettere, un capitano. E tre punti. Belli come sanno esserlo solo tre punti conquistati in pienissimo recupero. Quando cioè, come accaduto ieri all'Olimpico, tutto ormai sembrava destinato al peggio, con lo stomaco che aveva cominciato ad attorcigliarsi per il nervoso per una vittoria praticamente sfumata dopo avere avuto due gol di vantaggio.
Lollo. Cinque lettere, un capitano, tre punti e un abbraccio sotto la Sud (sì, praticamente sotto la Sud) come non si vedeva da tempo. Da troppo tempo. E io, inguaribile romantico, voglio illudermi che non sia stato affatto casuale che a guidare il gruppo verso quello spicchio vuoto di stadio sia stato un romano. E romanista dal giorno della sua nascita. Perché tutte le cose devono avere un senso; anzi, tutte le cose hanno una logica. E se a firmare il successo contro lo Spezia, in quel modo, è stato proprio capitan Pellegrini un motivo deve esserci. C'è.
C'era bisogno di un gol così, di una vittoria così. Certo, avrei volentieri fatto a meno degli errori dell'inguardabile Lopez, quelli di un disattento Kumbulla o quello del precario Smalling, ma se alla fine tutto è stato così bello è perché prima tutto era stato tanto, troppo brutto. Ne valeva la pena? Vale la pena vivere per questo, racconta un mio amico. E, al netto del mal di stomaco che si è fatto vivo dopo il pari di Verde (sì, Verde...), ha ragione lui tutta la vita.
Lollo. Cinque lettere, un capitano, tre punti e quell'abbraccio sotto la Sud con Paulo Fonseca, l'uomo che non palesa mai emozioni (questo pure gli è stato rinfacciato...), ad arrampicarsi sui suoi giocatori - tutti, pure quelli schizzati dalla panchina - per far festa. Lui con la Roma, la Roma con lui. Un'immagine che dice tanto anche a chi si preoccupa solo di non capire. O che non vuole capire. Problema loro, comunque. Aveva detto, il mister: la squadra è con me. Servono altre conferme?
Era obbligatorio vincere e la Roma, ripeto la Roma ha vinto. Ha vinto la Roma, quindi ha vinto anche Fonseca, ma il portoghese non ha battuto nessuno. Non giocava contro qualcuno. Se mai, giocava con qualcuno, e quel qualcuno era la Roma. La Roma di Lollo, certo, ma pure la Roma di tutti coloro che come Lollo hanno una Lupa tatuata sul cuore. In quell'abbraccio sotto la Sud vuota i giocatori e l'allenatore non erano soli: insieme con loro c'erano tutti quelli che davanti a una tv si sono ritrovati a piangere di gioia dopo aver pianto di rabbia.
Un'emozione chiamata Roma. Dimme cos'è...