Senza i tre tenori, ufficialmente infortunati, senza due senatori della panchina (Fazio e Jesus, ufficialmente scaricati da Fonseca), ma con il carico di tensioni che gli eventi degli ultimi giorni hanno scatenato, bisogna avere il coraggio adesso di trasformare le energie rimasti in fatti. Perché poi le chiacchiere stanno a zero e oggi giocheranno coloro che l'allenatore giudicherà idonei a sostenere lo sforzo di essere uomini e romanisti, prima che calciatori di questa società. E loro dovranno tirar fuori la Roma dal guano in cui ci si è volontariamente immersi. Perché alla vigilia del derby (che si è giocato otto giorni fa, anche se sembra passata un'era geologica) la Roma veniva descritta come la squadra più in forma del campionato e con il gioco più brillante, Fonseca veniva esaltato per come aveva sapientemente gestito quel bel mix di giovani talenti e campioni rigenerati, i dirigenti venivano omaggiati per come avevano fatto assorbire il momento di passaggio delle proprietà e i nuovi presidenti per la vicinanza non solo psicologica mostrata alla squadra. Come spesso accade da queste parti, in poche ore, tra eventi folli e cronache irrispettose, si è bruciato tutto non semplicemente rimettendo in discussione magari i giudizi affrettati di chi aveva scaraventato la Roma tra le candidate allo scudetto (ricordate quante domandine tese a far uscire allo scoperto Fonseca che invece si premurava di ricordare come la Roma dovesse semplicemente pensare alla partita successiva?), ma tirando al piccione: così oggi nel tritacarne ci sono tutti, management, allenatore e staff e giocatori.
E invece ancora oggi bisogna guardare le prospettive: battendo lo Spezia (a chi interessasse si giocherà all'Olimpico alle 15, arbitra Pairetto) la Roma chiuderebbe il girone d'andata virtualmente al terzo posto, ma potrebbe anche poi ritrovarsi al quarto perché Napoli (oggi a pari punti) e Juventus (un punto sotto), che giocheranno rispettivamente a Verona e col Bologna, recupereranno prima o poi il loro confronto diretto. In ogni caso con una vittoria la Roma avrebbe chiuso metà campionato in zona Champions, esattamente là dove era stato chiesto a Fonseca di portarla. Chiaramente nel giudizio finale peserà la pesante uscita di scena in Coppa Italia così come, se il portoghese proseguirà nel suo mandato, bisognerà valutare il comportamento della squadra in Europa League, a partire dal prossimo appuntamento col Braga del 18 (lì) e del 25 febbraio (qui), una delle squadre allenate da Fonseca nel suo passato.
L'unico aspetto minimamente consolante riguardo l'eliminazione dalla Coppa Italia deriva dalla possibilità che ora l'allenatore avrà di preparare la partita secondo ritmi scanditi dalle sue necessità tecniche e non più dallo stressante calendario. Per un mese, la Roma avrà un impegno a settimana, a partire da oggi e poi in periodica successione Verona, Juventus e Udinese, altre tre partite in casa e una sola in trasferta (a Torino). Con calma e attenzione, battendo magari semplicemente le tre squadre che arriveranno all'Olimpico (difficile, come sempre, ma non impossibile prevedere il bottino pieno) e senza considerare al momento il risultato che si otterrà allo Stadium con i bianconeri, significherebbe comunque di sicuro arrivare a metà febbraio in posizione altissima di classifica, prima di reimmergersi nel finale di campionato e nella fase ad eliminazione diretta della competizione europea. Fosse così, davvero l'incubo vissuto in questi giorni sarebbe derubricato ad evento quasi paranormale, e in quanto tale eccezionale e non degno di sporcare una casistica (ma il curriculum stagionale sì: lì il danno ormai è fatto, sia per il derby sia per la Coppa Italia). Ma cose normali da queste parti non ce ne stanno. Meglio aspettare e valutare. A cominciare da oggi. C'è lo Spezia, e fa male solo a sentirne il nome.

Le scelte

Sono rimasti in 17 i giocatori della prima squadra disponibili per la sfida di oggi con lo Spezia, tra squalificati (Mancini), indisponibili (saliti addirittura a 7: a Mirante, Zaniolo, Pastore, Calafiori si sono aggiunti ieri Pedro, Mkhitaryan e Dzeko) e non convocati per scelta tecnica (Juan Jesus e Fazio, quest'ultimo coinvolto anche in qualche trattativa di mercato). La formazione è di conseguenza quasi obbligata, ma le alternative per l'attacco sono rappresentate solo da giocatori della primavera di De Rossi, in particolare Providence e Tall, gli attaccanti che si stanno allenando con la prima squadra ma che non giocano una partita intera da quando è stato interrotto il campionato primavera, e cioè dal 1 novembre scorso. Podgoreanu è stato presente invece in molte convocazioni della prima squadra, per lui l'ultima partita giocata dall'inizio risale al derby del 24 ottobre. Il campionato primavera è ricominciato ieri, la Roma giocherà lunedì il posticipo con la Spal.

In campo dal primo minuto oggi scenderanno dunque, con Lopez, Kumbulla, Smalling e Ibanez, mentre sulle fasce toccherà a Karsdorp e Spinazzola. A centrocampo la coppia sarà quella più utilizzata da Fonseca negli ultimi tempi, Villar e Veretout. Davanti Pellegrini, un fedelissimo di Fonseca che per l'occasione sfoggerà anche la fascia di capitano, con Perez e Borja Mayoral, elogiato ieri dall'allenatore giallorosso ancorché reduce da una prestazione bocciata con voti bassi da tutti gli osservatori, a causa evidentemente dei due clamorosi errori sottoporta del secondo tempo. Cristante rappresenterà il primo cambio del centrocampo o della difesa, a seconda di come si metterà la partita. A disposizione ci saranno anche Santon, Peres e Diawara.