Oggi è il giorno di Justin Kluivert che è stato presentato oggi nella sala stampa del centro tecnico di Trigoria. L'ex attaccante dell'Ajax ha scelto la maglia numero 34, ecco le sue dichiarazioni:

Quali sono le tue caratteristiche e in cosa pensi di poter migliorare?
"Le mie caratteristiche? Sono un giocatore rapido e veloce, abile nell'uno contro uno e il mio obiettivo è sempre puntato sul gol. Sono un attaccante. Cosa devo migliorare? Beh, tutto. Perché sono ancora molto giovane e devo migliorare soprattutto nella fase difensiva".

Quali sono le differenze tra l'Olanda e l'Italia che hai riscontrato negli allenamenti? Come ti stai trovando con Di Francesco?
"Una differenza che ho notato è che, per esempio, in Olanda non dormiamo tutte le sere presso il club. Ma penso sia una cosa positiva per fare gruppo, per conoscere i compagni di squadra e per entrare presto in forma. Inoltre qui il centro sportivo è di prim'ordine e le infrastrutture, il cibo, le persone... C'è tutto per migliorare".

Qual è il tuo obiettivo principale per la stagione?
"Il mio obiettivo principale è quello di mostrare il mio valore, è quello di andare oltre quello che ho fatto anche in Olanda. Quindi farmi vedere, mettermi in mostra anche in Italia, ma anche rispetto a tutto il mondo. Sono un giocatore ancora giovane che può e che deve imparare ancora molto. Non vedo l'ora di iniziare. Abbiamo iniziato il ritiro, ma non vedo l'ora di iniziare questo torneo. Anche con la squadra che abbiamo credo che possiamo fare cose importanti quest'anno".

Ti sarà utile l'esperienza di tuo padre in Italia?
"Sì, certo. Abbiamo parlato. Lui ha giocato qui per un anno e conosce bene questo campionato. Non abbiamo parlato soltanto della Serie A, abbiamo parlato ad ampio raggio di tutto ciò di cui un calciatore ha bisogno per crescere, per raggiungere i massimi livelli. Perché è un percorso che lui ha conosciuto e che lui ha seguito passo dopo passo. Vorrei seguire le sue orme e i suoi consigli". 

La Roma è un punto di arrivo o un punto di partenza per la tua carriera?
"Penso che per me sia stato un grande passo per la mia carriera quello di trasferirmi dall'Olanda, dall'Ajax, in una squadra importante come la Roma, che ha ambizioni di crescita anche per il futuro. Quello che io farò non lo posso sapere. Magari resterò per sempre, magari cambierò squadra. Questo non lo si può mai dire".

Voi giovani vi sentite già in grado di farvi carico dell'eredità di giocatori come Alisson e Nainggolan e di sopportare la pressione di giocare in una squadra e in una piazza come Roma?
"Una buona domanda. Lo dovremo dimostrare sul campo. Farò il mio meglio. Poi vedremo. Con questo gruppo di calciatori e di compagni penso che sia possibile. Per il resto penso che a parole possiamo dire tutto ciò che vogliamo, ma dobbiamo dimostrarlo sul campo. Questa è la mia volontà e credo sia anche quella dei miei compagni".

Che impressione si ha del campionato italiano venendo dall'estero? Premier e Liga sono a un livello superiore?
"No, non credo che la Serie A sia a un livello inferiore. Nel calcio italiano c'è un grande livello, con grandi squadre e grandi giocatori. Vedi come ultimo esempio che la Juventus ora ha Ronaldo, e questo è un bene per tutto il calcio italiano. Stanno arrivando molti giovani. E' vero, il calcio italiano ha attraversato un momento meno positivo, ma sta recuperando rapidamente il terreno e sta tornando ad altissimi livelli".

Come mai la Roma? Come vivrai questa esperienza?
"Penso che per la mia carriera è una bella sfida e non soltanto calcisticamente ma anche sotto il proflio della mia persona. Sono contento di essere arrivato qui, sto trascorrendo questo primo periodo da solo nelle infrastrutture del club. Non vedo l'ora di iniziare e la mia speranza è che questa esperienza si riveli importante non solo calcisticamente, ma anche a livello personale". 

Cosa significa avere in questa città, per te, un esempio come Francesco Totti? Quanto ha contribuito nella tua scelta di venire a Roma, perché sembra che abbia messaggiato con tuo padre per convincerti?
"Francesco è evidentemente un grande esempio e una leggenda di questo club. E' normale guardare a lui e avere l'ambizione di raggiungere un giorno i suoi livelli, di guadagnarsi il rispetto della gente, ma quello lo puoi fare soltanto se poi lo dimostri sul campo, se a parlare sono poi le gambe sul terreno di gioco. Ho parlato con lui, ma soltanto dopo essere arrivato a Roma. Quindi non direi che ha avuto un ruolo nel portarmi qui a Roma, ma ovviamente è un punto di riferimento".