Giunto in conferenza stampa con Justin Kluivert per la conferenza stampa di presentazione dell'attaccante olandese, il direttore sportivo della Roma, Monchi, ha parlato del mercato giallorosso. La Roma ha finalizzato la cessione di Alisson al Liverpool e, ora, cerca un portiere titolare per sostituire il numero uno della nazionale brasiliana. Queste le parole del ds Monchi:

"Buongiorno a tutti. Siamo qui per la presentazione di Justin. Un acquisto importante per questa società perché penso che stiamo prendendo un giocatore forte per il presente e soprattutto un giocatore fortissimo per il futuro. Tutti sapete che ha un'immensa qualità e sono convinto che sarà un giocatore molto importante per il futuro della Roma".

Quanto è stato difficile arrivare a un giocatore giovane e molto ambito come Justin?
"Non è stato facile. Non so dire quanto difficile, ma è stata una trattativa complicata, perché un giocatore così, con questa prospettiva per il futuro, è un giocatore sempre molto ambito da tutti. Ma posso dire che quando uno trova la volontà del giocatore di venire qui, tutto è più facile. La prima volta che abbiamo avuto un appuntamento con Justin credo sia stato importante, anche per fargli capire che per il suo percorso la Roma sarebbe stata importante".

Il ritiro volge al termine. Lei è soddisfatto del lavoro della squadra?
"Molto. Credo che la scelta di lavorare qui a Trigoria sia stata una bella scelta, abbiamo lavorato benissimo. E anche l'atteggiamento dei giocatori è stato positivo. Per me è stato un bel ritiro. Abbiamo fatto ciò che il mister aveva nella sua testa".

Avete ceduto Alisson perché rientra nelle offerte irrinunciabili per una società? Piano B: Olsen è il favorito per il post-Alisson?
"Prima di tutto. Fino ad ora non abbiamo chiuso niente. L'accordo si chiude quando tutto è pronto. Certo, è vero che il ragazzo, Alisson, è a Liverpool. E' vero che siamo in una trattativa molto avanzata, per questo lui è là, ma ancora non è chiuso. Se alla fine tutto andrà normalmente, penso che si chiuderà presto. L'ho spiegato tante volte, penso: il lavoro di un direttore sportivo non è solo comprare giocatori, ma pianificare e capire in ogni momento cosa sia meglio per la società. E per la società non è solo buono ciò che gira intorno allo sportivo, anche sotto il punto di vista economico, ma è arrivata un'offerta che è fuori mercato e credo che siamo tutti d'accordo. Un'offerta molto molto importante. Abbiamo valutato i pro e i contro e alla fine abbiamo fatto una scelta: parlare con il Liverpool per trovare un accordo. Questo è un messaggio di mancanza di ambizione? Per me no. Per me la Roma continua sullo stesso livello, se non a un livello più alto. Noi abbiamo venduto finora due giocatori importanti dall'anno scorso: Radja e Alisson. E abbiamo comprato 10 giocatori: più di ogni altro club e prima di ogni altro club. E continuiamo a lavorare. Voi sapete che continuiamo a lavorare per trovare giocatori per diventare una squadra importante. Ma la parola "ambizione" è una parola con cui spesso giochiamo, ma manca qualcosa. Cos'è l'ambizione? Per me l'ambizione è fare qualcosa, ma con la testa. Senza la testa si diventa sprovveduti. Non voglio fare cose che mettano in difficoltà questa società. Purtroppo abbiamo esempi recent di squadre importanti di questo paese che sono fallite. L'esempio di una squadra fortissima storicamente in questo paese che non può giocare in Europa. Abbiamo l'esempio di squadre forti di questo paese che hanno problemi nel formare la rosa, per le decisioni della UEFA. Io sono arrivato qui per cercare di fare la squadra più forte possibile, non per un anno, ma per tanti anni. Sono convinto al 100% che ci riuscirò, non al 99%, al 100%. Ma prima di arrivare al decimo piano bisogna fare il primo, il secondo, il terzo, il quarto, il quinto, il sesto, il settimo, l'ottavo, il nono... Io dico solo un messaggio: l'anno scorso in questo momento parlavamo delle stesse cosa: Salah, Rudiger, Paredes. Penso che la squadra abbia fatto la migliore stagione degli ultimi dieci anni. Arrivata terza e ha fatto la semifinale della Champions. Quindi penso che sia bello parlare di ambizioni, ma ambizioni con la testa. Senza fare le cose che dopo faranno male alla società. Per me Alisson è fortissimo, forse non il migliore del mondo, ma anche Alisson ha dovuto fare un percorso. L'anno scorso si diceva che dopo l'uscita di Szczesny fosse finito il mondo. E dopo abbiamo visto che avevamo un portiere fortissimo, che aveva bisogno di tempo. So che per i tifosi il tempo non esiste, ma per la società a volte c'è bisogno di tempo".

Olsen è un profilo che le piace?
"Avevo fatto finta di non ascoltare. E' vero che Olsen è una possibilità, ma non l'unica. Stiamo lavorando con tranquillità e senza fretta, perché ad oggi abbiamo Mirante, Fuzato, ma anche i ragazzi come Cardinali e Greco. E' meglio essere convinti, trovare le condizioni economiche migliori per la società, piuttosto che fare qualcosa sotto la pressione determinata dalla cessione di Alisson. Mi conoscete, per ma la pressione più difficile che io devo sopportare è quella che io stesso mi dò. Non c'è nessuno che mi metta più pressione di me stesso".

La cessione di Alisson aumenta la pressione della piazza per i prossimi acquisti. Mette un po' di pressione questo malumore da parte dei tifosi? Olsen e Malcom, i due nomi che girano, possono essere nomi che servano per mantenere la Roma competitiva?
"Non credo che troverà mai un direttore sportivo più vicino di me al pensiero dei tifosi. A volte sono troppo vicino a questo pensiero. A volte divento troppo tifoso. Ma io devo prendere decisioni secondo quello che è meglio per la società, perché oggi forse una parte dei tifosi è arrabbiata, un'altra parte forse no. Ma sappiamo quando sono tutti contenti: quando la Roma vince. Non c'è nessuno che dica mai "No! Ho vinto 4-0, No! Ho vinto 5-0". Sono tutti contenti. Il mio lavoro è trovare questa strada per conseguire una squadra il più forte possibile, così che i tifosi siano contenti. Ma so, mi immedesimo nella loro testa, che sono stanchi delle parole e del bla, bla, bla. Roma non si è costruita in un solo giorno, io sono arrivato da 14 mesi, lasciatemi un po' di tempo. La squadra sarà più forte. Torno a ciò che ho detto prima. Stiamo presentando Justin Kluivert, che tre mesi fa era impossibile. Alcuni di voi, di voi che siete qui, mi dicevano: "Come puoi prendere Kluivert, ché lo vogliono tutti?". E' qui. Pastore. Alcuni di voi mi hanno mandato messaggi, a volte troppi. Questo è un messaggio subliminale... Mi avete detto "Pastore è impossibile". Pastore è stato qui, insieme a me. Oggi alcuni di voi mi hanno detto: "Ma Malcom è una follia". Tu mi hai detto che è una possibilità. Questo credo sia giusto dire quando si parla della Roma. Non solo della vendita di Alisson e Nainggolan, ma degli acquisti che sta facendo. Questo è il mio cellulare. Ho tanti, ma tanti messaggi di complimenti, ma non solo per la vendita (perché a me non piace vendere i giocatori, ma penso che dobbiamo farlo), ma anche per la squadra che stiamo facendo, perché sono giocatori molto importanti in prospettiva. Che i miei colleghi conoscono. Per questo per i tifosi oggi, non per tutti... (Indica il cellulare, ndr) Capisco che qualcuno potrebbe pensare che è una operazione importante a livello economico per la società, ma penso sia anche giusto dire che avere la possibilità di avere oggi Justin, Pastore, Cristante e tutti quelli che stanno arrivando, nonché la possibilità di parlare di giocori importanti. E' andato via Radja, che è un giocatore forte. E' andato via Alisson che è giocatore forte. Ma rimangono qui i giocatori importanti, i giocatori che hanno fatto l'anno scorsco una stagione transitoria, e che quest'anno sono sicuro saranno più forti. Sono arrivati giocatori forti e arriveranno altri giocatori forti, sono sicuro. Stiamo lavorando per continuare a portare giocatori, per fare la rosa più forte e competitiva possibile. Manca ancora un mese, 28 giorni, e nella mia testa ci sono cose che mi fanno ben sperare".

Quanto è stata importante la volontà di Alisson di andare via? C'è stato un momento in cui ha pensato di non venderlo?
"Posso solo dire parole di ringraziamento per Alisson, non ho mai sentito la pressione del ragazzo di andare via. Ma credo che lui abbia accettato perché gli piaceva l'idea del trasferimento. Ma se devo dire la verità, il comportamento di Alisson con me è stato da 10. E' ovvio che la sua volontà era importante. Se lui mi avesse detto di non voler andare via, poteva anche arrivare un'offerta di 200 milioni... Penso che lui abbia accettato, ma ti dico che mai ho subito la sua pressione. Il lavoro di un ds è capire il prima possibile ciò che succede. Se penso di prendere Justin e la prima volta che lo chiamo non mi risponde, la seconda volta non mi risponde, la terza volta anche il suo procuratore non mi dice niente... Beh, devo cominciare a capire che la soluzione della Roma non lo convince molto. Se io comincio a pensare che il Real, il Chelsea e altri.... Devo cominciare a capire che qualcosa può succedere. E quindi posso fare due cose in questa situazione: fare finta che non ho capito niente e tirare avanti, o capire che qualcosa potrebbe succedere e cominciare a lavorare per trovare la soluzione migliore per la mia società. E una volta dico che la Roma non è un supermercato e un'altra volta dico che se Alisson va via faccio io il portiere. Alcuni diranno: "ma che ca**o va a dire questo ds?", ma lo faccio perché penso che sia la cosa migliore per la società. Non voglio che vadano a dire "Adesso allenati!" Per giocare, no? Lo faccio perché penso che sia il bene per la società. Come ho detto oggi al mio amico Luca, a Gianni e a Lorenzo: se io non dico che il cavallo parla, mai venderò il cavallo. A volte devo fare cose che voi non capite e che i tifosi non capiscono, ma lo faccio sempre per il bene della società. E in questi ultimi 4 mesi io ho capito che qualcosa succedeva. E' vero che in quel preciso momento ho detto che forse non avremmo travato l'accordo o forse sì. Ma quando arrivano club forti economicamente uno deve capire che qualcosa può succedere".

Le manovre della Roma nel mercato sono state dettate dalla cessione di Alisson? Il mercato sarebbe stato lo stesso anche senza la cessione di Alisson?
"No, no. Questa è sempre il mio solito modo di operare. A volte si trove la strada giusta, a volte no. Ma il mio modo di lavorare è sempre lo stesso: avere la rosa completa il più presto possibile così che l'allenatore la abbia a disposizione e abbia più tempo per lavorare. E anche conoscendo il modo di lavorare di Eusebio era un obiettivo importante fare la rosa più completa il prima possibile".

A livello finanziario? 
"No. Non sarebbe cambiato nulla. Io sono un ds che lavora molto con MyScout e con Excel. Mi piace lavorare così. Quando faccio le cose sono prima ragionate".

Ha una faccia più "provata"... Le chiedo: N'Zonzi potrebbe essere un obiettivo? Come reputa il mercato delle altre squadre? La Roma è la seconda forza del campionato?
"Su N'Zonzi, prima di tutto, gli faccio i grandi complimenti per il Campionato del Mondo che ha vinto. Più di questo non posso dire perché tuttisanno che mi piace tanto, l'ho portato al Siviglia, ma oggi non è un obiettivo reale per noi. Più di questo non posso dire. Per la seconda domanda, è difficile. Sul tavolo, sulla lavagna, tutti siamo più forti. Ma dopo bisogna competere e l'anno scorso si parlava di una squadra che stava facendo un grandissimo e fortissimo mercato, sembrava che dopo... Una volta che io ho fatto il mercato ho pensato: "Guarda questa squadra ca**o che forte!". Ma poi boh! E una volta mi mancava qualcosa, ma si è rivelata forte. Non cambia niente dire che si è i primi, i secondi o i terzi. Il mio obiettivo è di fare la squadra più forte possibilie. Noi penso che abbiamo un vantaggio: abbiamo l'allenatore che non so se sia il più forte, ma uno dei più forti del calcio italiano. Abbiamo uno spogliatoio pulito, forte, con ambizione e con testa. Questo è importante e come ho detto l'altra volta è importante avere uno spirtito di lavoro collettivo di tutta la società. E questo che sembra filosofico, questo è davvero importante. Quando tutti si va nella stessa direzione si può raggiungere davvero l'obiettivo. E la faccia è la stessa. E' impossibile fare miracoli dopo i 50 anni. La mia faccia è sempre la stessa: è brutta, ma che facciamo? Vado al Vaticano e..?".  

Che piano ha per Kluivert nella squadra?
"La fiducia che abbiamo tutti sul suo percorso è molto grande. Ma come ha detto lui prima, bisogna ancora lavorare tanto. Lui arriva da un calcio diverso. Nè meglio nè peggio del calcio italiano, ma diverso. E bisogna adattarsi. Ma abbiamo la fiducia su di lui, tanta".

Siamo qui a parlare di un giocatore di grandi prospettive. Prima lei ha parlato di tempo. Ma come si combatte il pericolo che questi giovani non abbiano molto tempo, poi, per dimostrare qualcosa?
"No, la pressione è qualcosa che influenza non solo i giovani, ma anche i giocatori meno giovani. Io capisco che la parola tempo sia una parola forse difficile da usare in questa sala di conferenza stampa, perché arriva questo direttore sportivo dalla Spagna e al tifoso della Roma che non vince niente da tanto tempo può venire la voglia di dire "Vattene e tornatene a Siviglia!". Ma io sono qui da pochi mesi. Io posso parlare per quello di cui ho fiducia, io non posso parlare del perché la Roma non vince niente da 11, 12, 13, 14 anni. Io ho fatto questa richiesta di tempo ma so che il tempo non esiste. Ma ho bisogno di un po' di tempo, perché, e insisto, sono arrivato 14 mesi fa: terzo e semifinalista di Champions. Merito un po', anche pochissima, fiducia. So che sono tutti stanchi delle parole del ds, dell'allenatore, loro vogliono solo vincere, ma io ci metto sempre la faccia e sono convinto al 100%, poi se dopo uno o due anni non ho vinto niente prendo l'aereo e me ne vado. Questa è l'unica cosa che posso dire, e capisco tutti i tifosi, perché io sono un tifoso". 

"Un'ultima cosa se mi permettete. So che non siete tutti responsabili, ma non ho avuto nessuna domanda riguardo la sconfitta subita ieri da voi per mano della società, mi aspettavo un commento ma non l'ho avuto. Ho anche parato un rigore, qualche domanda questa cosa la meritava (ride, ndr)".