La più incredibile delle rese nella notte meno opportuna: così il derby seppellisce ogni buon giudizio sulla Roma e affianca un'altra disfatta a quelle già sofferte a Napoli e a Bergamo, dimostrando così che certi black-out non sono episodici ma hanno a che fare con una qualche struttura della squadra, forse mentale prima che tattica, o magari fisica prima che tecnica. Il derby finisce 3-0, con due gol regalati e il resto della partita vissuta in attesa di una reazione che non c'è mai stata, ed è stato questo l'aspetto peggiore, più delle gambe tremule (non solo di Ibanez) che hanno prodotto il disastro del doppio svantaggio. Inconcepibile l'incapacità della Roma di produrre una trama di gioco degna di tale nome, incredibile la passività con cui ci si è consegnati alle straconosciute virtù biancocelesti, con un Fonseca che finisce ovviamente nel tritacarne come primo responsabile sia per non aver evidentemente saputo preparare tatticamente i suoi uomini alla gara, sia per non aver loro trasmesso niente di carnale (neanche mutuandolo dalla carica portata a domicilio dalla curva ieri pomeriggio), sia, infine, per la scarsa incisività delle scelte alternative, con l'inserimento di Pedro per Veretout a inizio secondo tempo, poi di Cristante per Villar e infine di Mayoral e Peres per Mancini e Spinazzola, per un 424 finale senza capo né coda e che ha comunque prodotto l'unica occasione di tutto il secondo tempo, all'85', con un cross di Karsdorp deviato da Cristante e raccolto da Dzeko da solo sul secondo palo, buono solo per far alzare il voto al quasi disoccupato Reina.

L'avvio è stato choccante e ha determinato anche il quadro tattico della gara, ovviamente nella direzione maggiormente sperata da Inzaghi, un maestro nel controgioco, nel far tesoro degli errori degli avversari, nelle ripartenze a campo aperto. Il doppio vantaggio iniziale della Lazio è nato infatti da un doppio clamoroso svarione difensivo di Ibanez, in difficoltà sulle pressioni di Lazzari, ma sempre su trame nate da un lancio lungo. È successo che dopo una decina di minuti di studio, nei quali peraltro c'era stato già modo di temere per un'incursione di Immobile marcato a (troppa) distanza da Mancini e di fremere per un tentativo di Mkhitaryan ben controllato da Luiz Felipe dopo un rinvio sbagliato da Reina, la Roma abbia guadagnato un calcio d'angolo su un tentativo di Mancini deviato di schiena da Radu. Sul corner, al 14', Dzeko ha avuto la possibilità di deviare sottoporta una palla invitante, ma non l'ha fatto con la dovuta cattiveria. Reina s'è così ritrovato la palla in mano e ha rinviato lunghissimo confidando nell'uno contro uno di Luis Alberto con Spinazzola: l'anticipo di testa del romanista è stato pulito, ma la respinta è stata indirizzata non verso Smalling ma verso Immobile e da questi aperta per Lazzari, nettamente anticipato da Ibanez. Azione apparentemente chiusa: e invece no, perché il brasiliano s'è addormentato, poi quando si è reso conto che l'avversario gli stava piombando addosso ha provato a rinviare scivolando, il disastroso effetto è stato che la palla è rimbalzata sulle tibie di Lazzari ed è finita giusta sul destro di Immobile, che ha battuto Pau Lopez infilando il piatto sotto l'incrocio dei pali. Lazio in festa e Roma sotto choc.
E purtroppo il seguito è stato ancora peggio: ennesima transizione laziale, ennesima infilata di Milinkovic dietro la linea difensiva e ennesimo svarione di Ibanez, che correndo spalla a spalla ancora con Lazzari è sembrato prevalere quando il laziale si è lasciato cadere in area, ma lì Ibanez invece di intervenire tempestivamente ha provato a circumnavigare il corpo a terra dell'avversario, scivolando a sua volta, e permettendogli così addirittura di rialzarsi (dopo aver fermato il pallone col braccio) e di servire indietro Luis Alberto, che ha calciato di piatto in diagonale infilando l'angolino alla destra di Pau Lopez, sicuramente disturbato nell'approccio alla traiettoria dalla presenza di Caicedo proprio davanti a lui, in posizione di fuorigioco. Ma Orsato ha detto espressamente al suo collega Mazzoleni al Var di aver correttamente valutato sia il contrasto Ibanez-Lazzari, sia la posizione dell'ecuadoriano. La moviola dimostrerà che ha valutato malissimo perché il gol era sicuramente irregolare.

Un disastro maturato in nove minuti, con una montagna a questo punto da scalare per la Roma, con la difesa innervosita, sfilacciata, inutilmente alta, sempre più esposta alle transizioni laziali, adesso decisamente più bassi in campo, nel 352 solito impostato da Inzaghi, contrapposto al solito 3421 di Fonseca (che ha riproposto la stessa formazione che aveva cominciato la partita con l'Inter), con nessun giocatore in grado con un guizzo di ricamare la giocata giusta nel fitto mare biancoceleste davanti a Reina. Unica luce: una palla alzata da Pellegrini al 36', girata di testa dalla torre di Dzeko per Mkhitaryan che però ancora una volta ha perso aderenza al momento del destro al volo, aprendo troppo la traiettoria. E il secondo tempo è stato ancora peggiore del primo, con i già citati cambi di Fonseca che non hanno prodotto alcun risultato, e quelli scolastici di Inzaghi epperciò molto efficaci, tanto sul campo la sua Lazio attendeva lasciando l'inutie possesso palla alla Roma e respingeva ogni velleitaria iniziativa romanista con grande disinvoltura, ripartendo anzi ogni volta e sfiorando spesso il terzo gol che poi è arrivato con ridicole modalità: con Lazzari che dalla fascia si è autolanciato dentro al campo, senza incontrare centrocampisti d'interdizione, e poi ha servito Akpa Akpro che ha evitato di buttare il pallone a casaccio, ma ha servito all'indietro Immobile che ha lasciato per Luis Alberto che ha avuto il tempo di controllare da fuori area, prendere la mira e infilare ancora Pau all'angolino. E l'agognato lungo recupero (6 minuti) è sfilato con l'incubo di prendere anche il sesto gol. Incredibile.