Lorenzo sa come si fa. A vincere il derby, a essere decisivo già all'esordio, a prendere la squadra per mano. Lo ha fatto anche domenica scorsa, di fronte alla corazzata Inter, che aveva ribaltato la sua rete del primo tempo e a inizio ripresa sembrava in grado di rievocare i fantasmi di Bergamo. Ma quando si è trattato di rimboccarsi le maniche, Pellegrini è stato uno dei primi. Ha chiamato la carica, ha combattuto in mezzo al campo, smentendo quel luogo comune che raffigura i rifinitori concentrati sulle proprie doti tecniche e sempre un po' estranei alla lotta. Nulla di più lontano da lui, che di classe ne ha da vendere, ma non per questo si adagia, o peggio si tira indietro quando arriva il momento di riporre il fioretto e sfoderare la sciabola.

E in quella voglia della squadra di riacciuffare il risultato c'è tanto del numero 7: la volontà di non arrendersi, la capacità di lanciare il cuore oltre l'ostacolo, anche il più ingombrante. E Pellegrini il suo cuore lo ha consacrato alla Roma. Fin dai primi passi da calciatore, quando ha preso come modello un faro del romanismo del calibro di De Rossi. Dal Sedici, e da Totti, Florenzi e tutti gli altri che lo hanno preceduto compiendo il percorso vivaio-prima squadra, ha ereditato suo malgrado anche il peso di questa maglia per chi la indossa fin da bambino, con le critiche più feroci precipitate anche in attacchi personali o alla sua famiglia.

Tanto da ispirare di recente l'intervento in sua difesa della società, per bocca del Ceo Fienga, che ha chiarito come il club sia al fianco di un ragazzo perbene, uno dei suoi patrimoni più fulgidi. Il suo contratto scade nel 2022, ma la Roma ha già fatto capire di volerlo rinnovare, facendone il Capitano del dopo-Dzeko. Un ruolo cui il 7 non ha mai fatto mistero di anelare. «Difficile essere più legati di così alla Roma», ha detto il giorno del match con l'Inter.

Lorenzo alle provocazioni invece non ha risposto se non sul campo, dove dopo l'intervento al setto nasale è tornato quello che era stato fino alla prima metà della scorsa stagione. Ovvero un elemento fondamentale nello scacchiere di Fonseca, fra inserimenti, assist e quest'anno anche gol (per ora è a quota tre). La flessione c'è stata, inutile negarlo, ma bisognerebbe anche aggiungere per amore di onestà che Pellegrini negli ultimi mesi ha subito la frattura del metatarso, un infortunio al bicipite femorale, uno al naso e ha dovuto anche fronteggiare la positività al Covid. Da tempo è rinato. Proprio come è sbocciato con la maglia amata in occasione di un derby, il suo primo fra i professionisti: il 29 settembre 2018, subentrato a Pastore al 36', ha impiegato soli 9 minuti a sbloccare la sfida. Sotto la Nord. O meglio, con le spalle rivolte a loro: un tacco bello. Bellissimo. Come quel 3-1.