Natale con i tuoi, si diceva, e si poteva, prima del Covid. Natale con la Roma, che è nostra. È successo per ben tre volte, anche se oggi sembra impossibile, che la Roma abbia giocato anche nel giorno di Natale. La prima fu il 25 dicembre 1938, in Coppa Italia, contro la Vis Pesaro in trasferta. Al centro del campo, oltre al consueto scambio di gagliardetti, ci fu anche uno scambio di doni natalizi.

La società ospitante omaggiò quella capitolina con un mazzo di fiori e una pregevole anfora di ceramica. La Roma vinse facilmente 4-0 con una doppietta di Borsetti e le reti di Coscia e Alghisi. Fu un giorno di festa per tutta la Pesaro sportiva, accorsa al campo "Tonino Benelli" per non perdere l'occasione di vedere una squadra di Serie A. La società marchigiana era in Serie C e fece registrare per la prima volta il tutto esaurito nel suo stadio. Vis pugnandi notevole, nei primi minuti, e a leggere le cronache del tempo forse i padroni di casa avrebbero meritato anche un gol, prima e dopo la rete di Ermes Borsetti al 6' del primo tempo. Poca storia nella ripresa, un monologo giallorosso e gli altri tre gol, con tanti applausi finali da parte dei pesaresi.

Per la Roma fu un buon allenamento e anche l'occasione per rivedere in campo Giuseppe Bonomi, che dopo le prime tre presenze si era infortunato il 9 ottobre in occasione della vittoria contro la Triestina e che sfiorò il gol nel finale. Di presenze ne avrebbe poi fatte tante altre, comprese quelle del campionato vinto nel 1941-42. Ecco, quel giorno a Natale a Pesaro c'erano altri cinque futuri campioni d'Italia, e cioè Masetti, De Grassi, Donati, Borsetti e Coscia.

Non basta Da Costa

La Roma giocò poi in campionato il 25 dicembre 1955 contro il Torino, per la dodicesima giornata. Le due squadre erano appaiate al secondo posto in classifica e la Roma passò in vantaggio al primo minuto con un gol di Da Costa, per poi però farsi rimontare nel secondo tempo con le reti di Buhtz e Bertoloni. Grande nebbia a Torino quel giorno, come testimoniano le immagini d'epoca. Le cronache, invece, raccontano tutto sommato di una buona Roma, pur menomata dall'assenza di Galli e trascinata da Ghiggia e Pandolfini. «Un undici di buoni mezzi - Scrisse Vittorio Pozzo su Il Calcio Illusrato - quello della Roma, ma privo di acume e di una visione precisa delle situazioni». Sarà stata la nebbia.

«A Da Costa e alla squadra - scrive Il Corriere dello Sport - sono mancati il mordente, l'intraprendenza e la decisione di Galli, spauracchio per qualsiasi difesa. Ghiggia, maltrattato nei contatti con Cuscela, non seppe trarre beneficio dai momenti di libertà che il terzino gli lasciava. Il suo gioco partorì più fumo che arrosto. Nyers è risultato alterno ed episodico. E se una partita poteva essere favorevole al reparto offensivo della Roma, era proprio questa: nel senso che nella massa di manovra pressante dei granata, c'era la possibilità di piazzare l'arma del contrattacco nella quale uomini veloci come Da Costa, Nyers e Ghiggia hanno un peso notevole. Non è a dire che questi contrattacchi non venissero architettati; il guaio è che non erano portati a fondo per fragilità di tono agonistico».

Bellissimo, anche se magra consolazione, il gol di Da Costa, arrivato al primo minuto di gioco: una serie di dribbling a ubriacare gli avversari, fino a entrare in porta dopo aver saltato anche il portiere. Non poteva bastare, però, contro un Toro molto forte. Pranzo di Natale saltato, quindi, dato che si giocò alle 14.30, forse i giocatori si consolarono in serata, dato che rientrarono a Roma la mattina di Santo Stefano con un Nyers zoppicante a causa di qualche calcio di troppo preso nella nebbia.
Il pranzo la Roma l'avrebbe saltato anche nella partita successiva, giocata il 31 dicembre alle 12.45 all'Olimpico. Il primo "lunch match" della nostra storia, perché quel giorno si organizzarono due partite di fila e subito dopo la vittoria dei giallorossi per 3-2 con l'Atalanta, iniziò Napoli-Fiorentina. Ma queste sono storie di capodanno, ce n'è un'altra di Natale da raccontare.

Un pari senza gol

Il 25 dicembre 1960 la Roma arrivò a giocare la dodicesima giornata di campionato da prima in classifica, a Lecco. Purtroppo però la squadra di Foni non riuscì ad andare oltre lo 0-0, pagando le assenze di Schiaffino e Lojacono. Non rischiò nulla, ma non riuscì mai a costruire grandi occasioni da gol. L'Inter vinse 4-1 con la Spal e l'agganciò in vetta. La vittoria poteva arrivare con un gran tiro di Manfredini, di fronte al quale però il portiere del Lecco Bruschini sfoderò una parata incredibile, mandando in calcio d'angolo il pallone che sembrava destinato a finire in rete.

Il migliore in campo della Roma fu Guarnacci che, soprattutto nel primo tempo, tenne in piedi da solo il centrocampo, sia in fase di interdizione sia di costruzione del gioco. «La Roma di Natale senza mezze ali e senza centrocampo», fu definita, alla luce delle assenze di Schiaffino, Pestrin e Lojacono (con Ghiggia spostato interno e Orlando e Menichelli spenti sulle fasce).

Iniziò lì il calo di una Roma fino a quel momento fantastica e meritatamente sempre prima in classifica, che nella seconda parte di stagione pagò proprio gli infortuni e che ancora non sapeva che sarebbero arrivati anche quelli, pesantissimi, di Losi e Guarnacci.

Ci fu, però, un romanista soddisfatto quel giorno. Il grande Amos Cardarelli, che dopo i suoi sette anni in giallorosso, ed essere passato per due stagioni all'Inter, stava concludendo la sua carriera in Serie A proprio al Lecco e che non era potuto tornare a casa neanche per il Natale. Come non aveva potuto fare neanche nel 1955, perché era in campo con la Roma che perdeva a Torino e che, insieme a Losi e Ghiggia, fa parte dei tre calciatori che hanno giocato per due volte il 25 dicembre con la maglia giallorossa.