Strano calcio quello che vede una squadra, lo Spezia, dominare su un'altra, la Lazio, e perdere la partita. Ma è un calcio cambiato, ed è un calcio migliore, se almeno nei post partita televisivi istituzionali non ci sono più adesso quelli che dandosi di gomito avrebbero preso in giro l'allenatore dello Spezia Italiano per la sua ingenuità. In questo calcio, la cui rivoluzione tattica è evidentemente compiuta e il beneficio si vede dai gol e dallo spettacolo che è garantito ormai in ogni partita, ci stanno benissimo le figure di Paulo Fonseca e Roberto De Zerbi, i due allenatori di Roma e Sassuolo che si affronteranno oggi pomeriggio allo stadio Olimpico (calcio d'inizio ore 15, con abbondanti piogge previste in giornata) per la decima giornata del campionato. Guardatevelo il saluto che si daranno oggi prima del fischio di Maresca (che l'anno scorso ha diretto tre volte la Roma, con un bilancio di due vittorie e un pari, ma nelle valutazioni non è mai arrivato alla sufficienza), perché non sarà un saluto banale.

I due si stimano, e anche molto. Lo scorso giugno Fonseca, in un'intervista rilasciata ad un giornale portoghese, raccontò una cosa non scontata: «È vero, io stimo molto Guardiola e credo che a lui piacciano le mie squadre. Ce lo siamo detti quando ci siamo incontrati. A volte capita che noi allenatori non ci soffermiamo sul lavoro dei colleghi. Ma per me non è così. In Italia per esempio ho perso contro il Sassuolo, una squadra coraggiosa e con un allenatore bravissimo. Bisogna riconoscere agli altri quando sono stati migliori». De Zerbi ha saputo di quell'intervista e ovviamente la cosa gli ha fatto molto piacere. Perché anche lui stima Fonseca e segue il suo lavoro con attenzione, anche considerando che la panchina della Roma avrebbe potuto essere sua. Il portoghese fu infatti scelto da Fienga e Petrachi nell'estate del 2019 dopo un ballottaggio finale proprio con l'attuale allenatore del Sassuolo, all'epoca seriamente tentato dalla prospettiva. Dunque, contro un allenatore che stima molto, Fonseca oggi cerca di consumare la sua rivincita.

E non tanto per il passaggio a vuoto di Napoli, che l'allenatore attribuisce più a una serie di fattori esterni che a un'involuzione della squadra, quanto per la brutta sconfitta del Mapei dello scorso 1 febbraio quando la Roma si ritrovò sotto di tre gol dopo 26 minuti provocando la reazione di Petrachi (che all'intervallo attaccò duramente la squadra negli spogliatoi, episodio mal tollerato dal tecnico) e ovviamente la sconfitta finale, nonostante un tentativo di reazione nella ripresa (gol di Dzeko e Veretout) prima del definitivo 4-2 di Boga. L'autore della doppietta di quella sera, Ciccio Caputo, oggi non ci sarà. Ci saranno invece Djuricic e Boga, protagonisti degli altri due gol, e pure Berardi, uno che la Roma ha inseguito in tutti gli anni in cui a Trigoria c'è stato Di Francesco, senza però prenderlo mai.

Eppure la sfida persa così male il 1 febbraio resta l'unica nella storia degli incontri tra queste due squadre favorevole agli emiliani. All'andata il risultato fu opposto, 4-2 per la Roma, con quaterna secca nel primo tempo (reti di Cristante, Dzeko, Mkhitaryan, all'esordio con la Roma, e Kluivert, ieri peraltro a segno in casa del Bayern Monaco). E in ognuna delle altre 12 sfide mai il Sassuolo era uscito con i tre punti. Il totale, dunque, parla di 8 vittorie per la Roma, 5 pareggi e una sola sconfitta, proprio quella del Mapei. Per questioni di marketing che sfuggono ai più, oggi la Roma giocherà con la maglia nera, utilizzata finora solo nell'unica partita di Europa League non vinta, contro il Cska di Sofia. E ovviamente butterà un occhio alla classifica: perché battendo il Sassuolo, oltre a scavalcarlo in classifica, parteciperà all'assembramento che s'è creato alle spalle del Milan, a un punto dall'Inter che ha battuto il Bologna e affiancando la Juventus che ha vinto il derby senza averlo meritato.