C'era una serie di foto che scegliemmo di non mettere sul giornale, il 2 ottobre 2018, pure se molto ben riuscite: c'era Riccardo Calafiori a terra, con le mani sul volto, e lo staff della Roma che gli controllava il ginocchio, temendo - come poi sarà - che l'infortunio fosse qualcosa di tremendo. Le foto erano così drammatiche - mai come le urla di quel pomeriggio al Tre Fontane, per chi c'era - che non le pubblicammo, ma non le cancellammo neppure, con la speranza di poterle tirare fuori un giorno per raccontare una favola. In alto a destra c'è uno di quegli scatti: noi non lo mettemmo, lo pubblicò, dal lettino di Villa Stuart, direttamente il giovane talento giallorosso, il giorno dopo l'infortunio, in un lungo post su Instagram: «È arrivato il momento di tirare fuori veramente tutto ciò che ho dentro [...] mettere da parte il ragazzo, a tratti ragazzino che sono stato fino ad ora, per tirare fuori le palle e diventare uomo. Un brutto infortunio al ginocchio mi terrà fermo per un lungo periodo e mi terrà lontano dai campi, ma la voglia di tornare più forte di prima aumenterà ogni giorno. Per L'ennesima volta mi trovo davanti ad una sfida difficilissima, ma Come sempre la vincerò !!!». La sfida di tornare più forte di prima l'aveva già vinta un anno fa, quando nel mezzo campionato giocato dalla Primavera prima della sospensione (definitiva) causa Covid, aveva dimostrato di essere, per distacco, il più forte tesserato del settore giovanile della Roma, quello con più possibilità di fare una carriera di alto livello, nonostante quel terribile infortunio, di quelli che capitano una volta ogni dieci anni, più simili a un incidente stradale che a uno scontro di gioco. Due giorni fa, nella seconda presenza stagionale, la terza in assoluto con la prima squadra, la prima all'Olimpico, ha fatto vedere quello che sa fare anche a chi non segue Primavera e giovanili, calciando all'incrocio dei pali, da fuori area, un pallone vagante: lo Young Boys non ci stava a perdere, era ed è la seconda forza del gruppo A di Europa League, e si era portato in vantaggio. Borja Mayoral aveva firmato il pareggio, Calafiori ha portato avanti la Roma, Dzeko ha rifinito il tutto con il gol del 3-1. Si sono abbracciati gli autori degli ultimi due gol: 26 mesi prima il bosniaco aveva segnato una tripletta al Viktoria Plzen, e aveva esultato facendosi dare, e mostrando alle telecamere, la maglietta di Calafiori, che poche ore prima, contro lo stesso avversario (la Youth League, nella fase a gironi, ricalca gironi e calendario della Champions) aveva messo a serio rischio la carriera.

Una ripresa fulminante

Quel giorno tale Vaclav Svoboda, macellaio vestito da terzino che ora sta giocando nella serie A ceca col Pribram, caricò il peso del corpo sui tacchetti, e si lanciò sul ginocchio di un avversario di tre anni più giovane, rompendogli il crociato anteriore, il crociato posteriore, il collaterale mediale esterno ed interno, i due menischi, il piatto tibiale, con tanto di infrazione dei condili. Roba che se chiedi al medico se tornerai a giocare, lui magari non te lo dice, ma pensa che il primo problema è ricominciare a camminare senza problemi. L'operazione di ricostruzione del ginocchio era talmente complicata che l'agente del giocatore, Mino Raiola, prese contatto con uno dei chirurghi più importanti del mondo, quello a cui aveva affidato un capitale come Ibrahimovic: Calafiori, che la notte dell'infortunio la passò a Villa Stuart, il 9 ottobre partì per gli Stati Uniti, con tutta la famiglia: papà Alberto, mamma Barbara e la sorellina Rebecca. Il 12 ottobre l'operazione a Pittsburgh, affidata al professor Volker, un mese di ricovero, l'11 novembre il ritorno a Roma, insieme al padre, rimasto lì tutto il tempo, mentre la madre era tornata a Roma, per non far saltare troppi giorni di scuola alla piccola. La prima partita dal primo minuto è arrivata il 4 agosto 2019, un'amichevole della Primavera con il Venezia, nel ritiro di Borgo Valsugana. La gara dell'infortunio, in cui fece comunque in tempo a essere il migliore in campo, era stato il suo esordio dal primo minuto con la Primavera, nonché la sua seconda presenza: era ancora in età per fare l'Under 17, aveva debuttato una decina di giorni prima, in Milan-Roma 1-7, gara in cui fece un gol strepitoso Bouah. Che si ruppe il crociato un mese e mezzo dopo il ko di Calafiori: i due hanno stretto molto il legame d'amicizia facendo insieme il lungo percorso di riabilitazione. Il 16 settembe 2019, al Tre Fontane contro il Chievo, Calafiori festeggiò la prima gara ufficiale, quasi un anno dopo l'infortunio, mentre Bouah, pure lui al rientro, si fece male di nuovo, concludendo la stagione con solo i 10' giocati quel giorno. Calafiori la stagione l'ha chiusa con 16 presenze, e ben 5 reti, giocando sempre da terzino sinistro, e senza battere calci piazzati: il suo colpo migliore è proprio il tiro al volo sui palloni che escono dall'area: così ha segnato giovedì sera, così aveva segnato allo Juventus Stadium, peraltro con il piede debole, il destro, anche se poi l'arbitro annullò quella prodezza, perché la palla aveva varcato la linea di fondo prima di arrivare dalle sue parti. Oltre alla precisione nel calcio, sia al tiro che al cross, ha un'ottima corsa, una struttura fisica importante, che in futuro potrà farlo diventare un ottimo centrale difensivo, e una calma e una personalità fuori dal comune, affinate giocando da sempre contro avversari più grandi. Gli capiterà di nuovo: Paulo Fonseca è tecnico molto prudente con i giovani, lo scorso anno lo ha fatto debuttare solo quando non c'era più nulla in palio, e quest'anno - in cui 7 convocazioni gliele ha fatte saltare il Covid - non lo ha ancora mai utilizzato in campionato. Questione di poco, ormai.