Il più, la qualificazione ai turni ad eliminazione diretta di febbraio con due gare d'anticipo per la prima volta nella storia, è fatto. Il meno, la certezza del primo posto, si può conquistare facilmente stasera a patto di non perdere la sfida con lo Young Boys (stadio Olimpico, ore 21) in questa quinta gara del girone A di Europa League tra la capolista, appunto la Roma, al primo posto a quota 10, e gli svizzeri secondi in classifica, a quota 7. Un pareggio, dopo la vittoria di Berna, renderebbe solo colmabile il distacco all'ultima giornata, non superabile. E arrivare primi invece che secondi dà comunque qualche pratico vantaggio per il sorteggio dei sedicesimi di febbraio a cui non è il caso di rinunciare. Quel che cerca stasera Fonseca, e con lui tutti quelli che a questa squadra vogliono bene, non è però solo un risultato favorevole, ma la prova che Napoli è stato davvero solo un incidente di percorso, uno di quelli che finora sono capitati a tutte le squadre di questo campionato, tranne al Milan capolista (almeno in Serie A). Poi ci sarà tempo domenica col Sassuolo sempre all'Olimpico per riprendere il percorso interno. Per quello esterno, invece, è pronta la squadra di coppa, quella sempre piena di spagnoli (Pau Lopez, Villar, Perez e Borja Mayoral, con Pedro tra i primi cambi di qualità, se dovesse servire a un certo punto l'apporto suo o di Dzeko o di Mkhitaryan).

Fonseca s'è arrabbiato per smentire alcune indiscrezioni sul presunto intervento di Friedkin negli spogliatoi dopo la sconfitta di Napoli (sul tema, come già accadde per l'ormai famosa invasione di campo di Petrachi proprio contro il Sassuolo l'anno scorso, è giustamente sensibile come ogni allenatore), ma per il resto è sembrato come al solito sereno e consapevole del compito che l'aspetta. Ormai ha imparato a conoscere le esasperazioni dell'ambiente (e le grida che si alzano in questi casi tra chi dopo una sconfitta grida alla tragedia e chi grida alla tragedia contro chi grida alla tragedia) e le esorcizza a modo suo: «Qui non c'è spazio per drammi o depressioni», il concetto chiaro utilizzato ieri per far capire come il meccanico pensi a riparare i guasti più che a rammaricarsi per aver dovuto interrompere il viaggio. Lui dice di averli individuati tutti, di averne parlato con i giocatori e di aver discusso con loro le soluzioni migliori. Semmai lo preoccupano le circostanze legate alle perduranti assenze dei giocatori. Il calendario non ammette incertezze: solo a Natale ci si riposerà un attimo, ma prima di allora con quella di stasera si devono giocare ancora sette partite (e siamo già a dicembre) e dopo capodanno ce ne saranno altre tre in nove giorni.

All'andata la Roma non ha avuto vita facile, ha rimontato lo svantaggio iniziale solo con gli ingressi nel secondo tempo dei big lasciati in panchina anche se poi a firmare le due reti della rimonta furono Bruno Peres e Kumbulla. Dopo quella sfida gli svizzeri hanno pareggiato col Cluj e poi battuto due volte il Cska Sofia, ecco perché si ritrovano al secondo posto ma non ancora al sicuro. Se perdono stasera e i romeni batteranno i bulgari, poi all'ultimo turno, quando la Roma andrà a fare passerella nel gelo di Sofia, a Berna dovranno giocarsi uno spareggio mica da ridere. La tradizione per la Roma con le squadre svizzere è decisamente favorevole. E l'Olimpico quando si gioca in Europa è diventato ormai una specie di bunker. Basti pensare che in questa competizione e in questa fase del torneo la Roma è ancora imbattuta in casa (finora sette vittorie e quattro pareggi) e, allargando il quadro anche alla Champions, nelle ultime diciassette partite casalinghe solo una squadra si è portata via il risultato pieno, il Real Madrid due anni fa, quando la Roma si arrese ai gol di Bale e Vazquez. Ma passò il turno, per poi alzare bandiera bianca col Porto.