I mille colori di Napoli cantati da Pino Daniele per la Roma sono stati in passato illuminati dal sole, scuriti dalla pioggia, nascosti dai fumogeni, esaltati da grandi vittorie, incupiti da brutte sconfitte. E c'è stato ovviamente anche molto Maradona nella storia dei Napoli-Roma e fa un certo effetto sapere che di lui non ci sarà niente più di terreno da conoscere, ma solo tante celestiale da ricordare per tutto quello che ha rappresentato.

Stasera, prima della partita (calcio d'inizio ore 20,45, nel San Paolo vuoto di spettatori, ma ricco di chissà quante suggestioni), Diego sarà ricordato dal cerimoniale voluto dalla Lega con un minuto di silenzio (che negli stadi vuoti è assai più silenzioso) e qualche inevitabile lacrima di commozione, poi si giocherà invariabilmente anche nel suo nome. Sarà anche quasi sicuramente l'ultima volta che le due squadre si affronteranno allo stadio San Paolo, dalle prossime l'impianto sarà dedicato alla sua (più laica) memoria.

Il modo migliore per onorarlo sarà quello di giocare la partita come le potenzialità delle due squadre sembrano suggerire. E quindi: andando all'attacco, senza troppe preoccupazioni, sapendo che per entrambe c'è tanto più da guadagnare rispetto a quello che si potrebbe perdere. Vediamo i due punti di vista, ben sapendo quello che ci interessa di più: vincendo stasera Fonseca salirebbe almeno al secondo posto (per arrivare al primo ci vorrebbe che la Fiorentina di Prandelli vincesse a Milano nel primo pomeriggio), sfruttando lo stop imposto dall'Inter al Sassuolo (avversario all'Olimpico tra sette giorni), ma, quasi a prescindere dalla posizione in classifica, la Roma raggiungerebbe un diverso e forse definitivo livello di considerazione tra gli addetti ai lavori.

Si completerebbe idealmente un ciclo di 22 partite nato proprio in seguito all'ultima sconfitta di campionato, lo scorso 5 luglio al San Paolo. Da quella sera la squadra ha cambiato marcia (e sistema di gioco) e dopo un inizio di stagione cauto (tanto da autorizzare le solite semplificazioni che sembravano addirittura mettere in dubbio il futuro di Fonseca) adesso è arrivata al bivio più importante: e se prende la strada giusta da domani non si potrà più nascondere. Perdendo, il Napoli confermerebbe le incertezze palesate nelle ultime gare (prima di battere il Rijeka era reduce addirittura da tre sconfitte consecutive in casa, contro Az Alkmaar, Sassuolo e Milan) e uscirebbe temporaneamente dal lotto dei favoriti. Se invece il risultato dovesse essere favorevole al Napoli, si compatterebbe ulteriormente la classifica, con le due squadre affiancate a quota 17, subito dietro Sassuolo e Inter. E il Milan avrebbe la possibilità di scappare battendo la Fiorentina.

Come al solito non è stato possibile spostare le domande della conferenza stampa di vigilia su un registro più emozionale. Fonseca ha scelto da tempo la linea del pragmatismo, preferisce esprimersi sul campo e lo sta facendo da diverse settimane su un livello davvero sofisticato. La Roma oggi sembra una squadra migliore di quasi tutte le altre: non è legata un solo giocatore come il Milan, non è esposta come il Sassuolo, non è nervosa come l'Inter, non è in costruzione come la Juventus, non è lacerata come sembra a volte il Napoli, non è volubile come la Lazio. È difficile che sbagli una partita, è difficile che subisca un avversario, è difficile che sul campo si faccia intimorire, è difficile che non riesca a sviluppare le sue trame di gioco. L'ultima, e già citata, volta in cui ha giocato a Napoli si presentò con una veste inedita e neanche troppo provata. Fu il primo tentativo di difesa a tre, ma con cinque centrocampisti e due punte: il Napoli meritò la vittoria, dalla partita successiva Fonseca varò il 3421 che ne ha rilanciato le ambizioni. Oggi è un bell'esame di maturità. Lo studente sembra preparato. Pronti?